Calcio

Gianluigi Donnarumma, il campione d’Europa che non ha ancora giocato un Mondiale

Penelope H. Fritz
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Gianluigi Donnarumma
Gianluigi Donnarumma
Photo: Original: MichaelEmilio / Derivative work: Danyele / CC BY 4.0, via Wikimedia Commons
Nascita25 febbraio 1999
Castellammare di Stabia
ProfessionePortiere di calcio
PalmarèsEuropeo · Champions League
Premi individualiCavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana

Gianluigi Donnarumma ha conquistato i due trofei più importanti che il calcio europeo possa offrire a un portiere, e in entrambi i casi è stato decisivo. L’Italia ha alzato al cielo il Campionato europeo a Wembley grazie ai due rigori parati da Donnarumma nella serie finale. Il Paris Saint-Germain ha vinto la sua prima Champions League dopo che lui aveva eliminato il Liverpool ai rigori, lungo il cammino verso la finale. La FIFA lo ha nominato miglior portiere del mondo. Eppure, i club che hanno costruito attorno a lui le loro serate più importanti continuano a decidere che possono fare a meno di lui, e il torneo con cui si misura ogni portiere italiano non lo ha mai visto in campo. Il capitano dell’Italia non ha ancora giocato un solo minuto ai Mondiali.

È cresciuto a Castellammare di Stabia, sul golfo di Napoli, e ha imparato il mestiere nell’accademia dell’ASD Club Napoli, la squadra locale. Il fratello maggiore Antonio era già portiere nelle giovanili del Milan. Gianluigi lo ha seguito al Nord da adolescente, quando il Milan lo acquistò dal club napoletano, ed è cresciuto tifando per i rossoneri e idolatrando Gianluigi Buffon: il portiere con cui condivideva il nome e di cui un giorno avrebbe preso il posto nella porta dell’Italia.

Il suo talento emerse prestissimo, quasi in modo surreale. Il 25 ottobre 2015, per una partita di Serie A contro il Sassuolo a San Siro, Siniša Mihajlović lo preferì al veterano Diego López. Donnarumma aveva compiuto 16 anni il 25 febbraio di quello stesso anno: ne aveva dunque 16 e 242 giorni. Il Milan vinse 2-1 e lui non cedette più il posto. Meno di un anno dopo, il 1° settembre 2016, subentrò a Buffon all’intervallo di un’amichevole contro la Francia e, a 17 anni, diventò il più giovane portiere di sempre a giocare per l’Italia. Nell’aprile 2018 fu il più giovane calciatore a raggiungere le 100 presenze in Serie A.

È al Milan che è nata anche l’altra versione di Donnarumma, quella che il calcio italiano non gli ha mai perdonato del tutto. Nel 2017, con Mino Raiola come agente, annunciò che non avrebbe rinnovato il contratto, per poi firmare un nuovo accordo, secondo quanto riportato da 6 milioni di euro all’anno, che portò al club anche il fratello Antonio come riserva. Quattro anni più tardi, le trattative si interruppero di nuovo per le richieste relative a ingaggio e commissioni, e Donnarumma se ne andò a parametro zero dopo 251 presenze, proprio nell’estate in cui il Milan tornava finalmente in Champions League. Quando nel novembre 2023 tornò a San Siro con il Paris Saint-Germain, i tifosi rossoneri inondarono il campo di banconote finte con stampato il nome «Dollarumma».

Il trasferimento a parametro zero fu definito poche settimane prima del torneo che lo avrebbe consacrato. A Euro 2020, disputato nell’estate del 2021, Donnarumma parò il rigore di Álvaro Morata nella semifinale contro la Spagna e, nella finale di Wembley, ne respinse due agli inglesi, l’ultimo a Bukayo Saka, regalando all’Italia il primo titolo europeo dal 1968. La UEFA lo nominò miglior giocatore del torneo: era la prima volta che il premio andava a un portiere. Aveva 22 anni.

Parigi doveva essere la sua consacrazione, ma si è trasformata in un esame. Il suo gioco con i piedi e la sua gestione dei cross furono passati al setaccio, gli errori pesanti si accumularono e Luis Enrique lo lasciò fuori per un periodo, preferendogli Matvey Safonov, più a suo agio nell’impostare dal basso. Donnarumma riuscì a riconquistare il posto. Nel dicembre 2024 un calcio di Wilfried Singo, del Monaco, gli aprì una profonda ferita sul viso, che gli ha lasciato una cicatrice permanente. Tre mesi dopo parò i rigori di Darwin Núñez e Curtis Jones, eliminando il Liverpool ad Anfield; poi trascinò il PSG oltre Aston Villa e Arsenal e mantenne la porta inviolata nella vittoria per 5-0 contro l’Inter nella finale di Monaco. Il PSG conquistò il triplete.

Poi il club lo lasciò andare. Quell’estate ingaggiò Lucas Chevalier, escluse Donnarumma dalla rosa per la Supercoppa UEFA e chiarì che il portiere del triplete non rientrava più nei piani. Lui annunciò l’addio il giorno dopo. Il 2 settembre 2025 il Manchester City lo acquistò per una cifra riportata di 26 milioni di sterline, con un contratto di cinque anni, per sostituire Ederson. Nel giro di tre settimane aveva mantenuto la porta inviolata al debutto, in un derby di Manchester, e conquistato il suo secondo Trofeo Yashin. A dicembre la FIFA lo nominò miglior portiere del mondo ai The Best FIFA Football Awards 2025.

È la sua storia a non trovare spiegazione nei numeri. Due club per cui ha dato il meglio hanno deciso che fosse sostituibile: uno lasciando scadere il suo contratto, l’altro poche settimane dopo che aveva vinto il trofeo inseguito dai suoi proprietari fin dal 2011. Nessuno mette in dubbio la sua abilità nel parare i tiri. Il dubbio è sempre stato se un portiere della sua stazza, più basato sui riflessi che sulla costruzione del gioco, possa inserirsi nei sistemi di possesso palla adottati oggi dai club più ricchi. La sua prima stagione a Manchester si è conclusa con una doppietta nelle coppe nazionali, senza che giocasse un solo minuto, e con l’Arsenal campione della Premier League con sette punti di vantaggio.

Resta l’Italia, dove il debito è più grande. Il 31 marzo 2026, a Zenica, l’Italia pareggiò 1-1 con la Bosnia-Erzegovina nella finale dei play-off per i Mondiali e perse la serie dei rigori per 4-1. Donnarumma, che aveva regalato all’Italia un Campionato europeo parando i rigori, non ne parò nessuno agli avversari e gli Azzurri mancarono la qualificazione al terzo Mondiale consecutivo. In seguito disse di aver pianto «per la delusione di non essere riuscito a portare l’Italia dove merita di stare». Quando circolarono notizie secondo cui i giocatori avrebbero chiesto un premio per la qualificazione, rispose da capitano: «Non sono mai andato a chiedere un solo euro alla Nazionale italiana». Gennaro Gattuso lasciò l’incarico pochi giorni dopo.

Da allora, su entrambi i fronti, è ripartito da zero. Pep Guardiola ha lasciato la panchina del City e a giugno gli è subentrato Enzo Maresca, con Donnarumma nominato suo vicecapitano. Il City ha vinto le prime cinque partite di campionato e, a settembre, Donnarumma ha deviato sul palo un tiro al volo di Bryan Mbeumo, difendendo l’1-0 nel derby contro il Manchester United: la parata è entrata nella selezione per il premio mensile della Premier League. A luglio ha sposato a Locorotondo, in Puglia, Alessia Elefante, sua compagna dal 2017 e madre del loro figlio Leo.

L’Italia, nel frattempo, è tornata all’allenatore che per primo lo aveva scelto come titolare. Roberto Mancini è rientrato a luglio con un contratto fino al 2030 e, nella sua prima convocazione per la Nations League, ha lasciato la fascia a Donnarumma. Alla fine di settembre una commissione indipendente ha dichiarato il Manchester City colpevole di aver violato le regole finanziarie della Premier League; le sanzioni devono ancora essere decise e il club ha annunciato che presenterà ricorso. La sua sfida personale ha una data. Avrà 31 anni quando inizieranno i Mondiali del 2030 in Spagna, Portogallo e Marocco, e l’unico modo per colmare l’unica lacuna del suo palmarès è portare lì l’Italia con le sue forze.

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