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Desprotexida: delitto in Galizia, su Netflix la donna uccisa nel letto d’ospedale dal marito

Jun Satō
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Isabel Fuentes sopravvisse al primo attacco. Il marito la colpì con un martello mentre dormiva sul divano di casa, in un villaggio della Galizia, poi mise in scena un’effrazione in cucina. Trent सात giorni dopo, mentre si stava riprendendo in ospedale a Ourense, lui entrò nella sua stanza e la accoltellò. «Desprotexida: delitto in Galizia», documentario spagnolo di true crime per Netflix, si costruisce sul divario tra quelle due notti.

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Jorge Laplace ha scritto e diretto il film per True Crime Factory, la società che produce «Crims» di Carles Porta, con Porta e Pablo Fernández Masó come produttori esecutivi. L’annuncio della produzione spiega che il documentario raccoglie le testimonianze di investigatori, medici, familiari, vicini e giornalisti, e cerca di ricostruire come sia stato possibile l’omicidio e perché il sistema non sia riuscito a proteggerla. Il titolo, «Desprotexida: delitto in Galizia», riprende la parola galiziana che significa «non protetta», al femminile.

La domanda che il regista ha messo a verbale

Laplace ha costruito il film attorno a una frase. «Quando ho conosciuto la storia di Isabel Fuentes, ciò che mi ha colpito di più non è stato solo il crimine», ha dichiarato nell’annuncio, «ma una domanda scomoda a cui non riuscivo a dare una spiegazione: com’era possibile che fosse stata uccisa in ospedale, pur sapendo che era in pericolo?»

Questa domanda è il patto che il documentario stringe con il pubblico e allontana il film dalla struttura tipica del giallo. La sinossi di Netflix si apre ancora come un mistero: presunti ladri riducono una donna in fin di vita nella sua stessa casa e i sospetti si concentrano presto sulla sua cerchia più stretta. Ma l’identità dell’assassino è agli atti da anni. Il film si propone di esaminare il tempo che separa i sospetti dall’intervento e di capire chi fosse in possesso di ciascun tassello.

Un furto che non tornava

La ricostruzione cronologica contenuta nell’atto d’accusa, pubblicata dal quotidiano di Ourense La Región, ripercorre la prima notte. Aniceto Rodríguez colpì la moglie con un martello «con l’intenzione di toglierle la vita» mentre dormiva sul divano. Inscenò poi una rapina: mise a soqquadro la cucina, ruppe il vetro di una finestra e si sbarazzò dell’arma. Isabel fu ricoverata al Complejo Hospitalario Universitario de Ourense.

La sinossi della produzione racconta che il sergente della Guardia Civil incaricato del caso dubitò fin dall’inizio di quella versione e cercò di proteggere Isabel da un secondo attacco. Le cronache spagnole hanno descritto quelle stesse settimane dall’altro lato: nonostante gli avvertimenti, non fu adottata alcuna misura cautelare e il marito non venne arrestato. È questo il terreno d’indagine del documentario. Gli investigatori che sospettavano di lui, i medici che la curarono, una famiglia e un villaggio che conoscevano la coppia, e i giornalisti che seguirono il caso sono le voci elencate nell’annuncio.

Trentasette giorni

Il secondo attacco avvenne al quarto piano dell’ospedale, nelle prime ore del mattino. Secondo la ricostruzione de La Región, Rodríguez entrò nella stanza in cui Isabel dormiva con un’altra paziente e colpì due volte al petto la moglie con un coltello da cucina. Una guardia giurata lo fermò; si era ferito all’addome, al braccio e al collo. La procura chiese 39 anni di carcere. Fu condannato a 31 anni per l’omicidio e il precedente tentato omicidio, ma morì per un ictus nel carcere di A Lama senza scontare gran parte della pena.

In Spagna un omicidio come questo è considerato violenza di genere e, da vent’anni, il Paese sta mettendo a punto tribunali specializzati, valutazioni del rischio da parte della polizia e ordini di protezione proprio per situazioni come quella che il sergente riteneva di avere davanti. La premessa di «Desprotexida: delitto in Galizia» punta il dito sul momento in cui quel sistema dovrebbe entrare in funzione e su ciò che accade quando un sospetto resta tale. L’impostazione del film sembra concentrarsi meno sul coltello che sulle pratiche burocratiche che lo circondano: chi ha riferito cosa, a chi e quali possibilità d’intervento aveva ciascuno secondo la legge.

Una settimana prima della fiction

Il documentario è il primo di due progetti Netflix dedicati al caso. Una settimana dopo, la piattaforma pubblicherà «El crimen de Pazos», una serie di finzione in quattro episodi firmata da Bambú Producciones, la società che ha portato sullo schermo un altro caso galiziano in «The Asunta Case». La serie è scritta da Ramón Campos, David Orea, Curro Serrano e Gema R. Neira e diretta da Carlos Sedes. Tristán Ulloa interpreta Elías, un sergente della Guardia Civil, mentre Miguel Borines veste i panni di Aniceto. Nella fiction la vittima si chiama Irene.

L’ordine di uscita conta. La serie avrà attori, un sergente con un arco narrativo e la struttura di un thriller. Il documentario arriva per primo con il nome reale della vittima e, se manterrà quanto promette il materiale stampa, con le voci autentiche: una famiglia e un gruppo di professionisti che raccontano cosa sapevano e quando lo hanno saputo. Chi guarderà entrambi potrà confrontare la drammatizzazione con gli atti, una posizione più solida rispetto a quella inversa, in cui la fiction fissa le immagini prima che arrivino i fatti.

Un’indagine più circoscritta rispetto alla maggior parte dei true crime

Il documentario true crime spagnolo ha una sua tradizione, da «El caso Alcàsser» al lavoro di Carles Porta, e al suo interno ricorre una domanda: questi film fanno luce su un caso o si limitano a riproporlo? «Desprotexida: delitto in Galizia» si è dato un obiettivo più circoscritto e ambizioso. La sua tesi centrale, almeno per come viene presentata, non è che un crimine sia stato risolto, ma che avrebbe potuto essere evitato: così, accanto al marito, entrano in scena anche le istituzioni. Resta da vedere se il film manterrà questa prospettiva per tutta la sua durata, senza scivolare nei meccanismi della suspense con cui la stessa sinossi ammicca.

La sentenza ha stabilito chi ha ucciso Isabel Fuentes. Non ha però risposto alla domanda da cui parte Laplace, e nemmeno una pena che il condannato non ha mai finito di scontare può farlo: quando i dubbi del sergente erano già stati messi agli atti e lei giaceva in un letto d’ospedale, di chi era il compito di frapporsi tra lei e l’uomo che aveva già tentato di ucciderla?

Quando e dove vedere «Desprotexida: delitto in Galizia»

«Desprotexida: delitto in Galizia» debutta su Netflix venerdì 6 novembre 2026. È un documentario autoconclusivo in lingua spagnola; Netflix non ne ha ancora comunicato la durata. Il caso raccontato cominciò nel villaggio di Pazos, a Verín (Ourense), il 1º aprile 2015 e si concluse all’ospedale di Ourense l’8 maggio 2015. Aniceto Rodríguez morì in carcere nel 2018. «El crimen de Pazos», la serie di finzione ispirata allo stesso caso, arriverà su Netflix il 13 novembre.

«Desprotexida: delitto in Galizia», risposte rapide

«Desprotexida: delitto in Galizia» racconta una storia vera? Sì. È un documentario sull’omicidio realmente avvenuto di Isabel Fuentes a Ourense, in Galizia, che raccoglie le testimonianze di investigatori, medici, familiari, vicini e giornalisti.

È la stessa cosa di «El crimen de Pazos»? No. «El crimen de Pazos» è una serie di finzione separata, in quattro episodi, realizzata da Bambú Producciones e interpretata da Tristán Ulloa. Nella serie la vittima si chiama Irene. Il documentario usa i nomi reali.

Chi l’ha realizzato? Jorge Laplace lo ha scritto e diretto per True Crime Factory, con Carles Porta e Pablo Fernández Masó come produttori esecutivi.

È una serie? No. È un film documentario autoconclusivo.

Che cosa è successo ad Aniceto Rodríguez? Fu condannato a 31 anni di carcere per l’omicidio e il precedente tentato omicidio e morì per un ictus nel carcere di A Lama nel 2018.

Dove posso vederlo? Su Netflix, dal 6 novembre 2026.

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