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Obsess, l’horror kuwaitiano di Netflix che prende il titolo da un versetto letto ai funerali

Liv Altman
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Un uomo torna in Kuwait per seppellire suo padre, ma il nome che continua ad affiorargli alla mente non è quello del padre. È Hessa. È tutto ciò che Netflix ha scelto di mostrare finora di «Obsess», ma basta a collocare la serie in uno degli scenari più antichi dell’horror: la casa in cui si torna per un funerale, dove qualcosa che non si è mai riusciti a concludere è rimasto in attesa.

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«Obsess» è una serie horror psicologica kuwaitiana realizzata per Netflix, diretta dal regista libanese Said El Marouk su una sceneggiatura di Eyad Saleh. Yaqoub Al-Farhan interpreta Talal, il figlio che torna a casa; Haya Abdulsalam è Hessa. La sinossi ufficiale di Netflix racconta che Talal «si ritrova inconsapevolmente di nuovo nella morsa maledetta di una relazione ossessiva», mentre il catalogo della piattaforma associa alla serie le etichette «demoni» e «amore e ossessione». È tutta qui la scommessa: in quelle due parole, una accanto all’altra.

Un titolo tratto da un versetto funebre

Il titolo arabo esprime già il senso della serie, prima ancora che inizi un episodio. An-Nafs al-Mutma’inna significa «l’anima in pace» o, nella traduzione letterale inglese, «l’anima rassicurata». L’espressione viene dagli ultimi versetti della sura al-Fajr: «O anima rassicurata, ritorna al tuo Signore, soddisfatta e a Lui gradita». In tutto il Golfo quelle parole si sentono ai funerali e compaiono in cima agli annunci di morte. Usarle per una serie horror su un figlio tornato a casa per seppellire il padre non è un semplice ornamento. Il titolo evoca la condizione a cui si augura che giungano i morti, mentre la premessa racconta di un uomo vivo che non riesce a raggiungerla.

Per il titolo inglese Netflix ha scelto una parola più diretta, e i mercati internazionali si sono divisi lungo la stessa linea di frattura. In Spagna e nei paesi di lingua spagnola la serie si chiama «El alma intranquila», l’anima inquieta; in Polonia «Niespokojna dusza», che significa la stessa cosa. Il titolo russo descrive una donna senza un posto a cui appartenere. La Corea ha conservato la serenità dell’originale con un titolo che significa «anima pacifica», mentre Turchia e Vietnam hanno preso la direzione opposta, dando alla serie il nome di uno spirito vendicativo. Il Giappone ha aggiunto la maledizione di un amore perduto. Poche serie circolano con titoli così apertamente discordanti su ciò che raccontano.

Questa divergenza può essere utile a chi sta decidendo se premere play. Letto come un’ironia, il titolo arabo promette pace in una storia di tormento. Preso alla lettera, indica la meta verso cui si sta muovendo Talal, una meta che forse non raggiungerà mai.

La storia di Hessa

Quanto pubblicato finora da Netflix sembra puntare più sulla donna che sull’uomo. Una clip promozionale diffusa dalla piattaforma, in cui compaiono Hessa e Talal, era accompagnata da una didascalia di una sola riga: «an-Nafs al-Mutma’inna… la storia di Hessa». La locandina mostra tre membri del cast nella nebbia, davanti a un albero spoglio e morto, con una figura scura e velata ai suoi piedi. La sinossi per la stampa mantiene Hessa sul piano del ricordo: un nome che torna più e più volte mentre Talal cerca di fare i conti con visioni inquietanti e ricordi frammentari, finché il confine tra ciò che ricorda e ciò che è reale comincia a cedere.

Non è stato comunicato nulla di ufficiale per chiarire se Hessa sia viva, morta o qualcos’altro. La serie mantiene il segreto, e dovrebbe fare altrettanto chiunque ne scriva prima della messa in onda.

La parola più rivelatrice del materiale diffuso è «colpa». La sinossi estesa in inglese circolata insieme alla serie parla di colpa e desiderio che si confondono con gli «impulsi inquietanti» di Talal e di sentimenti sepolti, legati a un amore passato, che tornano a galla. È un motore narrativo diverso dalla storia del fantasma abbandonato suggerita dal titolo inglese. La premessa lascia pensare a una vicenda in cui la presenza spettrale e il senso di colpa coincidono, e in cui l’oscurità è almeno in parte sua.

Una trama antica raccontata dal Golfo

La storia dell’uomo che torna dalla donna a cui ha fatto un torto è una delle trame più longeve dell’horror, e precede il cinema. Masaki Kobayashi ne ha girato una delle versioni più pure in «The Black Hair», il primo episodio di «Kwaidan»: un samurai che ha lasciato la moglie per farsi strada nel mondo torna da lei anni dopo, trascorre insieme a lei una notte tenera e si risveglia accanto a ciò che ne resta. «Rebecca» di Hitchcock ha reso una donna morta parte integrante di una casa: presente in ogni stanza, senza mai apparire. Per quanto annunciato finora, «Obsess» si inserisce in questa tradizione passando dalla porta del funerale. Il figlio torna a casa per un lutto e si ritrova dentro una relazione che non è mai finita.

Il Golfo ha una versione tutta sua. Le tradizioni popolari del Kuwait e dei paesi vicini raccontano di Umm al-Duwais, una donna bella e profumata che appare agli uomini quando sono soli e che si rivela tutt’altro. Generazioni di bambini della regione sono cresciute ascoltando la sua storia, un monito sui pericoli del desiderio. Una serie che Netflix etichetta sia con «demoni» sia con «ossessione» sa bene quale tradizione il suo pubblico di partenza porterà con sé sul divano.

Su Netflix, l’horror in arabo è arrivato soprattutto da Giordania ed Egitto. «Jinn», la prima produzione originale araba della piattaforma, metteva un gruppo di adolescenti di fronte al soprannaturale a Petra; «Paranormal» ha invece adattato in Egitto i romanzi di Ahmed Khaled Tawfik. Le produzioni kuwaitiane realizzate finora per Netflix erano partite da tutt’altra parte: «The Cage», la prima serie kuwaitiana, era una commedia matrimoniale, mentre «The Exchange» seguiva due donne decise a farsi strada nel mercato azionario del paese. Con «Obsess», il Kuwait porta la sua produzione seriale nel territorio dell’horror.

Said El Marouk e Shasha

Said El Marouk si è fatto conoscere con videoclip musicali e film commerciali in Egitto, tra cui «365 Days of Happiness», con Ahmed Ezz, e «El Feloos», con Tamer Hosny. Michael Bay lo ha coinvolto per dirigere alcune scene girate al Cairo di «Transformers: Revenge of the Fallen». Il suo precedente progetto kuwaitiano, «Wohoush», era una breve serie crime basata su casi reali del paese, realizzata per Shasha, la piattaforma streaming kuwaitiana che produce anche «Obsess» e a cui viene attribuita la storia.

Il cast allarga lo sguardo oltre i confini del Kuwait. Yaqoub Al-Farhan è un attore saudita che ha interpretato il ruolo principale in «Rashash», la serie crime su un famigerato fuorilegge. Qui veste i panni di un figlio kuwaitiano che torna a casa. Al suo fianco c’è Haya Abdulsalam; completano il cast Layla Abdullah, Ghada Al-Mulla, Hussain Al-Mansour e Ibrahim Al-Harbi.

«Obsess» mette un funerale e una presenza infestante nella stessa casa e li lascia contendersi il figlio che è tornato. Il titolo augura pace ai morti. La premessa si chiede chi, in quella casa, se la sia davvero meritata: il padre che Talal è venuto a seppellire o la donna il cui nome non lo lascia in pace.

«Obsess»: data di uscita, episodi, cast e dove vederla

«Obsess» debutta su Netflix il 30 ottobre 2026, alla vigilia di Halloween, con quattro episodi. Said El Marouk dirige la serie da una sceneggiatura di Eyad Saleh; Shasha la produce e firma la storia. Yaqoub Al-Farhan interpreta Talal e Haya Abdulsalam è Hessa; nel cast figurano anche Layla Abdullah, Ghada Al-Mulla, Hussain Al-Mansour, Ibrahim Al-Harbi, Asmahan Tawfiq e Hussain Al-Haddad. La serie è in arabo e il titolo originale è an-Nafs al-Mutma’inna. Netflix non ha annunciato la durata degli episodi.

«Obsess» è basata su una storia vera? Nulla di quanto annunciato lascia intendere che sia così. «Wohoush», la precedente serie di El Marouk per Shasha, si ispirava a crimini realmente avvenuti in Kuwait; per «Obsess», invece, la storia è attribuita alla casa di produzione e la sceneggiatura a Eyad Saleh, e né Netflix né i produttori l’hanno collegata a fatti reali.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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