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Riz Ahmed, da The Night Of a Bait: l’attore che si è scritto da solo il provino per 007

Penelope H. Fritz
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Riz Ahmed
Riz Ahmed
Photo: Red Carpet Report on Mingle Media TV from Culver City, USA / CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
Nascita1 dicembre 1982
Wembley, London, England, United Kingdom
ProfessioneAttore, rapper e sceneggiatore
Noto perRogue One: A Star Wars Story, Lo sciacallo – Nightcrawler, Venom
PremiEmmy · Oscar · MTV Video Music Award · British Independent Film Award for Best Debut Screenwriter · British Independent Film Awards Richard Harris

Il primo film di Riz Ahmed lo portò al Festival di Berlino e, sulla via del ritorno, in una stanza dell’aeroporto di Luton, dove, stando al suo racconto, la polizia gli chiese se avesse deciso di fare l’attore per sostenere la causa islamica. La sua opera più personale da allora è una commedia su un attore britannico di origini pakistane, cresciuto nella zona ovest di Londra, che scopre di essere in lizza per interpretare James Bond e poi vede la propria vita andare in pezzi nell’arco di quattro giorni. Tra quelle due stanze si snoda il filo conduttore di tutta la sua carriera: il ruolo che un’industria scrive per te può essere preso in mano dall’interno, e appropriarsene è già parte del lavoro. Bait, la serie Prime Video che ha ideato, scritto e interpretato, è il punto in cui questa tesi smette di essere un sottotesto e diventa la trama.

La storia della sua famiglia comincia a Karachi, città che i suoi genitori lasciarono per l’Inghilterra anni prima della sua nascita. Rizwan Ahmed è cresciuto a Wembley, nel nord-ovest di Londra, figlio di un mediatore marittimo. Una borsa di studio gli permise di frequentare la Merchant Taylors’ School di Northwood e, in seguito, il Christ Church di Oxford, dove studiò Filosofia, Politica ed Economia. Oxford rischiò quasi di perderlo. Si sentiva isolato e, invece di andarsene, cominciò a organizzare serate in discoteca per tutti quelli che non si riconoscevano nella sua cultura da smoking. La recitazione arrivò in seguito, alla Royal Central School of Speech and Drama; il rap, invece, era entrato nella sua vita anni prima, tra radio pirata e sfide di freestyle.

Il suo esordio fu The Road to Guantánamo di Michael Winterbottom, nel quale interpretava Shafiq Rasul, uno dei Tipton Three. Il film vinse un Orso d’argento a Berlino, poi arrivò Luton. Ahmed rispose con un brano satirico, «Post 9/11 Blues», pubblicato con il nome Riz MC sulla sua etichetta indipendente, dopo che inizialmente le radio britanniche avevano deciso di non trasmetterlo perché troppo sensibile sul piano politico.

Sulla carta, i film britannici che seguirono sembrano offrire a un giovane attore musulmano i ruoli più scontati. In pratica, Ahmed continuò a spostarli fuori asse. Fu protagonista di Shifty di Eran Creevy nei panni di un carismatico spacciatore di piccolo calibro, interpretò uno degli aspiranti attentatori più inconcludenti di Four Lions di Chris Morris, una satira che trasformava la trama in farsa, e vestì i panni del protagonista ne Il fondamentalista riluttante di Mira Nair, tratto dal romanzo di Mohsin Hamid.

Hollywood arrivò nel 2014 con Lo sciacallo – Nightcrawler di Dan Gilroy. Gilroy gli disse che non era adatto al ruolo di Rick, il disperato assistente del cameraman di cronaca nera interpretato da Jake Gyllenhaal, ma cambiò idea nel primo minuto del provino registrato. Due anni dopo arrivò la serie di successi che cambiò il suo valore sul mercato: il pilota imperiale disertore Bodhi Rook in Rogue One: A Star Wars Story e The Night Of – Cos’è successo quella notte? di HBO, in cui Ahmed sostenne il ruolo di Nasir «Naz» Khan, uno studente pakistano-americano del Queens accusato di omicidio. Per questa interpretazione vinse nel 2017 l’Emmy come miglior attore protagonista in una miniserie, primo attore asiatico o musulmano a ricevere il premio in quella categoria. Per un momento si ritrovò anche al primo posto della Billboard 200 grazie a «Immigrants (We Get the Job Done)», contenuta in The Hamilton Mixtape, mentre Rogue One dominava il botteghino.

Gli anni dei grandi studios portarono Venom, con Ahmed nel ruolo del magnate della tecnologia Carlton Drake, e poi il ruolo che cambiò la conversazione. In Sound of Metal di Darius Marder interpreta Ruben, batterista metal che sta perdendo l’udito; la candidatura all’Oscar come miglior attore lo rese il primo attore musulmano a entrare nella rosa dei candidati di quella categoria. Nel frattempo aveva cominciato a puntare sulla creazione di opere proprie attraverso la sua casa di produzione, Left Handed Films. Ha scritto insieme al regista Bassam Tariq Mogul Mowgli, interpretando un rapper britannico di origini pakistane colpito da una malattia alla vigilia del suo grande tour, e ha vinto il premio per la migliore opera prima come sceneggiatore ai British Independent Film Awards. Dal suo album The Long Goodbye è nato un cortometraggio omonimo diretto da Aneil Karia, che nel 2022 ha vinto l’Oscar per il miglior cortometraggio live action.

In tutto questo c’è un’insidia, e Ahmed la conosce meglio dei suoi ammiratori. Un discorso sulla rappresentazione tenuto nel 2017 alla Camera dei Comuni spinse due ricercatori a ideare il Riz Test, una lista di criteri per valutare come le storie sullo schermo rappresentano i personaggi musulmani. Così, oggi il suo nome è diventato un metro di giudizio per i film degli altri. I suoi progetti, intanto, si sono fatti via via più introspettivi: Mogul Mowgli, The Long Goodbye e Bait ruotano tutti attorno a un artista britannico di origini pakistane che gli somiglia parecchio. Quando il materiale funziona, il risultato è feroce. Quando non funziona, la critica se ne accorge. Il suo Hamlet, a lungo in preparazione e ambientato da Karia in una ricca famiglia dell’Asia meridionale nella Londra contemporanea, ha diviso i recensori: Variety l’ha definito un adattamento privo di ragioni d’essere, mentre Screen ha lodato la forza della sua interpretazione. Anche Variety ha giudicato Bait troppo ambiziosa sul piano concettuale.

È questo che rende Bait meritevole di essere presa sul serio come dichiarazione d’intenti, anziché liquidata come un espediente. Uscita a marzo 2026 dopo il debutto al Sundance, la serie in sei episodi segue Shah Latif, un attore in difficoltà il cui provino per Bond diventa di dominio pubblico, mentre la sua famiglia e la sua ex fidanzata discutono se meriti davvero di indossare lo smoking. Attorno a lui ci sono Guz Khan, Ritu Arya e Sheeba Chaddha; Patrick Stewart dà voce alla testa mozzata di un maiale, che pronuncia ad alta voce i dubbi del protagonista. Ahmed ha costruito la serie partendo da una frase che gli disse un amico: la distanza tra il tuo io pubblico e quello privato corrisponde alla vergogna che ti porti dentro. «Tutti hanno un provino per Bond», ha detto durante la promozione. «Questo è il mio provino per Bond». La serie gli è valsa una seconda candidatura agli Emmy come attore protagonista; a settembre il premio è andato a Matthew Rhys.

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Gli altri lavori recenti seguono strade diverse. Ha interpretato il principe Farouk in The Phoenician Scheme di Wes Anderson, ha prestato la voce a Severus Snape negli audiolibri di Harry Potter realizzati da Audible con un cast completo e, dal 2 ottobre, è al cinema accanto a Tom Cruise in Digger di Alejandro G. Iñárritu, nei panni del dottor Nirav Ganesh, il responsabile della sicurezza ambientale che continua ad avvertire un magnate del petrolio del disastro che ha scatenato. Il film ha diviso la critica; la prova di Ahmed ha raccolto alcuni dei giudizi più entusiasti.

Ahmed, nato a Wembley il 1° dicembre 1982, è sposato dal 2020 con la scrittrice statunitense Fatima Farheen Mirza, autrice di A Place for Us, e nel 2025 ha rivelato che sono diventati genitori. Ha raccolto fondi per i bambini rifugiati e ha raccontato di essere stato sottoposto a controlli basati su pregiudizi negli aeroporti e ai provini nella raccolta di saggi The Good Immigrant.

Il prossimo progetto è The Big Fix, un thriller Netflix diretto da Baltasar Kormákur e girato a Sydney e in Malesia nel 2026, in cui Ahmed recita accanto a Mark Wahlberg. La storia segue una rete di partite truccate scoperta dall’interno della FIFA. Chiunque finirà per indossare lo smoking, Ahmed il suo provino sullo schermo l’ha già girato: dura sei episodi.

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