Cinema

My Spy la città eterna non sa a chi rivolgersi e si regge soltanto sulla coppia di protagonisti

Il sequel di Peter Segal (2024) riunisce Dave Bautista e Chloe Coleman, ma si perde tra commedia familiare e thriller.
Martha O'Hara
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Un agente veterano della CIA, un complotto nucleare puntato sul Vaticano e un’adolescente che il mestiere l’ha già imparato: “My Spy la città eterna” riporta in scena la coppia del film del 2020 e la spedisce in Italia. Dirige Peter Segal, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Jon ed Eric Hoeber, e il progetto vuole essere avventura di spionaggio e commedia per famiglie nello stesso momento. I due generi, però, si danno il turno senza mai mescolarsi: quando parte l’azione la commedia aspetta fuori, e quando arriva la battuta l’azione si ferma a guardare.

Dave Bautista interpreta J.J. con la solita mole e un’espressione che si scompone di rado, ed è proprio quel contrasto a reggere buona parte del film. Chloe Coleman è Sophie, la sua protetta, e gli tiene testa con la prontezza di una ragazzina che sa di essere la più sveglia della stanza. Il loro rapporto è l’unico legame emotivo che la storia offre, e funziona perché i due sembrano divertirsi davvero in scena. La sceneggiatura, però, si limita a sfiorarlo. Un uomo fatto per le missioni e una ragazzina che lo prende in giro avrebbero potuto sostenere qualcosa di più di una serie di battibecchi; il film invece usa il loro affetto come cornice per la scena successiva.

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Intorno a loro c’è un cast di facce note della commedia. Anna Faris, nel ruolo di Nancy, porta un po’ di leggerezza, ma compare troppo poco perché il personaggio lasci il segno. Flula Borg, che è Crane, fa da spalla a Bautista e ottiene alcune delle risate più sincere della proiezione: il suo timing nervoso si incastra bene con l’impassibilità del protagonista. Ken Jeong (David Kim), Kristen Schaal (Bobbi) e Craig Robinson (Connelly) hanno invece l’aria di essere stati chiamati più per il nome che per un ruolo costruito su misura. Ognuno fa il proprio numero, ma i personaggi non hanno lo spazio per diventare qualcosa di più di una macchietta riconoscibile, e nessuno di loro cambia davvero il corso della storia.

Il nodo vero è il tono. Negli Stati Uniti il film ha ottenuto la classificazione PG-13 grazie a inseguimenti e sparatorie da spionaggio in giro per il mondo, ma tra un’esplosione e l’altra si ricade nella gag da cartone animato. Si fatica a capire a chi sia rivolto: troppo sciocco per gli adulti, troppo mosso e pericoloso per i più piccoli. L’oscillazione è continua, e lo spettatore non sa mai se deve preoccuparsi o ridere. Il risultato è che, quando il registro cambia a metà scena, non ci si preoccupa più per nessuno.

La trama, poi, non riserva sorprese. Un piano nucleare contro un bersaglio celebre, una coppia che si ritrova per salvare la situazione, una minaccia che finisce per toccare le persone care: elementi che il cinema di spionaggio ha usato mille volte, e che qui arrivano senza una svolta capace di rinnovarli. La posta in gioco, il Vaticano e chissà quante vite, non pesa mai sulla scena, perché il film sembra più interessato alla battuta successiva che alla paura di ciò che potrebbe accadere. Le risate, quando arrivano, sono quasi sempre merito degli attori e della loro intesa, non di una scrittura comica costruita con cura.

Resta la questione di Roma. Un film che si intitola “la città eterna” si assume l’obbligo di far sentire la città allo spettatore, e qui la promessa viene mantenuta solo in parte: la capitale è un fondale riconoscibile, buono per ambientare un’altra missione di salvataggio, mai un luogo con una sua presenza. Alcune fonti sostengono che certi scorci ricordino Città del Capo; dall’esterno non è possibile verificarlo, ma sullo schermo la sensazione è quella di una Roma da cartolina, attraversata di corsa e mai guardata.

Come seguito, il film vive dell’affetto per la coppia e non pretende di essere altro. Con i suoi 101 minuti non si trascina, ma non lascia nemmeno nulla di cui parlare all’uscita. Chi ha amato il primo capitolo può accontentarsi di rivedere Bautista e Coleman insieme. Chi cerca una commedia di spionaggio con un’identità propria uscirà con la sensazione di aver visto la stessa idea in formato più grande, soltanto con un indirizzo più famoso.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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