Cinema

Nicolas Roeg, il regista che smontò il tempo del cinema e ne pagò il prezzo

Penelope H. Fritz
Aggiungici su Google
Nicolas Roeg
Nicolas Roeg
Photo: che (Please credit as "Petr Novák, Wikipedia" in case you use this outside Wikimedia projects.) / CC BY-SA 2.5, via Wikimedia Commons
Nascita15 agosto 1928
St John's Wood, London, England
Morte23 novembre 2018 (90)
ProfessioneRegista e direttore della fotografia
Noto perChi ha paura delle streghe?, A Venezia… un dicembre rosso shocking, L'inizio del cammino
PremiBFI Fellowship · Commander of the Order of the British Empire · Cannes Film Festival Technical Grand Prize

Una figurina in cappotto rosso scivola lungo un vicolo veneziano, e un padre in lutto le va dietro fino alla morte. Un uomo e una donna fanno l’amore mentre il film salta in avanti, mostrando la stessa coppia che si veste per la cena, come se la serata fosse già un ricordo. Nicolas Roeg costruì la sua opera su immagini che arrivano prima delle spiegazioni e sulla convinzione che il pubblico fosse in grado di rimettere da sé in ordine gli eventi. Christopher Nolan ha detto che Memento sarebbe stata «praticamente impensabile» senza di lui. L’industria cinematografica britannica che aveva formato Roeg fu più lenta a riconoscerlo. Dopo una serie di film che la critica considera ancora tra i migliori mai prodotti nel Paese, per gran parte degli ultimi tre decenni della sua vita vide i suoi progetti finire in televisione o direttamente in video.

Arrivò alla regia tardi, passando dalla macchina da presa e non dalla sceneggiatura. Figlio di una famiglia di origini olandesi, crebbe a St John’s Wood, nel nord di Londra, frequentò la Mercers’ School e svolse il servizio militare come proiezionista nell’esercito. Una volta congedato, si presentò ai Marylebone Studios come ragazzo addetto a portare il tè. All’epoca in Gran Bretagna non esistevano scuole di cinema. La formazione avveniva direttamente sul set, passando da assistente al ciak a operatore di macchina, e più tardi con un periodo a Elstree al fianco di Jack Hildyard e Ted Moore.

La svolta arrivò quindici anni dopo quel primo lavoro in studio, nella seconda unità di Lawrence of Arabia, sotto la guida di Freddie Young. David Lean apprezzò il suo lavoro e lo assunse come direttore della fotografia per Doctor Zhivago, salvo poi scoprire che il nuovo operatore non aveva pazienza per i suoi metodi laboriosi; Roeg fu allontanato, Young prese il suo posto e vinse l’Oscar. Roeg illuminò le camere dai colori saturi di The Masque of the Red Death di Roger Corman, girò Fahrenheit 451 per François Truffaut e ottenne una candidatura ai BAFTA per Far from the Madding Crowd di John Schlesinger. Il suo ultimo lavoro esclusivamente da direttore della fotografia, Petulia di Richard Lester, raccontava già fuori sequenza una storia d’amore ambientata a San Francisco. Col senno di poi, sembra una prova generale.

Il suo primo film da regista fu firmato a quattro mani e rischiò quasi di finire nel dimenticatoio. Performance, codiretto con il pittore Donald Cammell, raccontava di un gangster londinese interpretato da James Fox che si nasconde nella casa di una rockstar schiva, interpretata da Mick Jagger. Il film allarmò a tal punto la Warner Bros. che la major lo tenne in un cassetto per due anni, lo rimontò e lo distribuì nel 1970 con il divieto ai minori. Passò dal fallimento al culto senza mai conoscere il successo. Walkabout, il suo esordio da solista l’anno successivo, aveva un tono più gentile: Jenny Agutter e Luc, il figlio di Roeg, interpretano due bambini inglesi sperduti nell’entroterra australiano, guidati da un ragazzo aborigeno, interpretato da David Gulpilil, nel suo rito di passaggio. Roeg curò personalmente la fotografia, su sceneggiatura di Edward Bond, e portò il film in concorso a Cannes.

Don’t Look Now, del 1973, è il film che meglio dimostra il suo valore. Tratto da un racconto di Daphne du Maurier, con Julie Christie e Donald Sutherland nei panni di una coppia che si reca a Venezia dopo l’annegamento della figlia, trasforma il lutto in un rompicapo di scorci e premonizioni. La scena d’amore montata a intermittenza attirò l’attenzione per quanto mostrava. Valse a Roeg una candidatura ai BAFTA per la regia e, nel 1999, un sondaggio del British Film Institute lo collocò all’ottavo posto tra i più grandi film britannici di sempre. Poi arrivarono i musicisti. David Bowie interpretò un alieno bloccato sulla Terra in The Man Who Fell to Earth, che divise la critica, fu in concorso a Berlino e venne tagliato per l’uscita americana. Art Garfunkel e Theresa Russell furono la coppia ossessiva di Bad Timing, ambientato a Vienna; secondo quanto riportato, il distributore Rank Organisation lo liquidò come «un film malato fatto da persone malate per persone malate» e chiese che il proprio logo venisse rimosso.

Quel giudizio occupa il centro scomodo della storia di Roeg. Il montaggio frammentato che in seguito sarebbe diventato un tratto distintivo di altri registi fu accolto, all’epoca, come una forma di crudeltà o di affettazione, e Bad Timing si spinse più lontano di tutti, mostrando il lento sovradosaggio di una donna attraverso lo sguardo dello psicoanalista che la ama. In seguito, i finanziamenti si fecero più scarsi. Nel necrologio del Guardian si attribuì il declino all’antipatia britannica per la sperimentazione e a un regista poco incline all’autopromozione che, per usare una sua espressione, «si rifiutava di entrare nel club». Il giudizio più severo è che il metodo non sempre trovasse un soggetto all’altezza. Eureka, con Gene Hackman nei panni di un cercatore d’oro diventato milionario, rimase a lungo in un cassetto prima di arrivare in televisione; Castaway e Track 29, scritto da Dennis Potter, vengono di solito considerati opere minori. L’eccezione fu Insignificance, che riunì Marilyn Monroe, Albert Einstein, Joe DiMaggio e Joseph McCarthy in una stanza d’albergo nella New York degli anni Cinquanta e vinse il Grand Prix tecnico a Cannes nel 1985.

Nel 1986 il governo britannico gli chiese di dirigere la campagna di salute pubblica «AIDS: Don’t Die of Ignorance». Il suo ultimo grande film per una major arrivò nel 1990, quando la società di Jim Henson gli affidò l’adattamento di The Witches di Roald Dahl, accolto con favore dalla critica. Da quel momento, i lungometraggi si fecero più rari: Cold Heaven, Two Deaths, una versione televisiva di Heart of Darkness e infine Puffball, nel 2007. Nel 2013 pubblicò il memoir The World Is Ever Changing e, due anni più tardi, il programma Arena della BBC gli dedicò il documentario di David Thompson It’s About Time, in cui sembrava più felice di leggere poesie che di spiegare i propri film. Il British Film Institute gli aveva già conferito la Fellowship nel 1994; nel 1996 era stato nominato CBE, nell’ambito delle onorificenze di Capodanno.

Roeg, nato il 15 agosto 1928, si sposò tre volte. Dall’unione con l’attrice Susan Stephen, dal 1957 fino al divorzio nel 1977, ebbe quattro figli, tra cui Luc, il bambino di Walkabout. Nel 1982 sposò Theresa Russell, protagonista di Bad Timing e Insignificance; ebbero due figli, Max e Statten, prima di divorziare. La sua terza moglie, l’attrice Harriet Harper, gli rimase accanto dal 2005 fino alla fine. Quando morì a Londra, il 23 novembre 2018, a 90 anni, conviveva da tempo con la demenza.

YouTube video

Donald Sutherland, che diede il suo nome a uno dei figli, lo definì un visionario senza paura. Il tributo più preciso, però, sta nel fatto che oggi il suo linguaggio cinematografico ci sembra del tutto normale. Steven Soderbergh modellò la scena d’amore di Out of Sight su quella di Don’t Look Now, mentre Nolan ha indicato nel finale di Insignificance uno dei semi di Inception. Chi segue una serie di prestigio costruita su anticipazioni e informazioni centellinate sta leggendo una lingua per la quale Roeg venne penalizzato. I suoi film chiedono ancora allo spettatore di montare la storia nella propria testa. L’industria che un tempo considerava quella richiesta un motivo per smettere di finanziarlo oggi la rivende come raffinatezza.

Film principali

Tag: , , , , ,

Notizie in evidenza — Nicolas Roeg

Vedi tutte →

Aggiungici su Google

Discussione

Ci sono 0 commenti.