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Michael Stuhlbarg, il padre di Chiamami col tuo nome che Guadagnino non lascia più

Penelope H. Fritz
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Michael Stuhlbarg
Michael Stuhlbarg
Photo: LBJ Library from Austin / Public domain, via Wikimedia Commons
Nascita5 luglio 1968
Long Beach, California, USA
ProfessioneAttore
Noto perChiamami col tuo nome, Arrival, Doctor Strange
PremiDrama Desk Award for Outstanding Featured Actor in a Play · Obie · SAG (condiviso) · Elliot Norton

In Digger, la satira di Alejandro G. Iñárritu, a Tom Cruise toccano il trucco in lattice, la fortuna petrolifera e il crollo finale. A Michael Stuhlbarg tocca la vicepresidenza: un uomo che resta un passo dietro al presidente Compson, un John Goodman malato, aspetta e alla fine eredita un Paese che il suo capo ha contribuito ad allagare. Diversi critici usciti delusi dal film ne sono usciti parlando di lui. Non è la prima volta. Stuhlbarg ha passato quasi tutta la carriera sullo schermo a una sedia dal centro, e quella sedia diventa ogni anno più interessante.

Il paradosso è che aveva dimostrato presto di saper reggere il centro. In A Serious Man di Joel ed Ethan Coen compare in quasi ogni scena nei panni di Larry Gopnik, professore di fisica del Midwest la cui vita viene smontata pezzo per pezzo da una commissione accademica, da una moglie che se ne va e da un Dio che non risponde mai. Roger Ebert scrisse che Stuhlbarg non lo interpretava come un perdente, ma come un uomo pieno di speranza che non riesce a credere a ciò che gli sta accadendo. Quel ruolo gli valse una candidatura ai Golden Globe. I ruoli da protagonista non arrivarono. Arrivò qualcosa di più strano.

Dietro quella precisione c’è una formazione insolitamente ampia. Stuhlbarg è cresciuto a Long Beach, in California, la città dove è venuto al mondo il 5 luglio 1968, figlio di un rappresentante di commercio diventato produttore di sistemi di sicurezza, in una famiglia ebraica riformata. Si è diplomato alla sezione di recitazione della Juilliard School nel 1992, dopo deviazioni che lo hanno portato all’Accademia lituana di musica e teatro e alle lezioni di mimo di Marcel Marceau.

Per più di un decennio il suo mestiere è stato il palcoscenico. Debuttò a Broadway nel 1993 in una ripresa di George Bernard Shaw e nel 2008 fu Amleto all’aperto, a Central Park. La svolta arrivò nel 2005 con The Pillowman di Martin McDonagh: ingrassò una ventina di chili per interpretare Michal, un uomo con danni cerebrali segnato da anni di abusi dei genitori, e vinse un Drama Desk Award oltre alla sua prima candidatura ai Tony. Il New York Times lodò la sua capacità di cogliere insieme l’innocenza e la bruttezza del personaggio.

La televisione gli diede il tempo lungo. Come Arnold Rothstein in Boardwalk Empire – L’impero del crimine, la serie HBO il cui episodio pilota fu diretto da Martin Scorsese, costruì un boss newyorkese che non alzava mai la voce perché non ne aveva mai bisogno. Il personaggio durò quattro stagioni, fino al 2013, e il cast vinse due premi del sindacato degli attori come miglior ensemble. Scorsese lo volle poi come lo storico del cinema René Tabard in Hugo Cabret, mentre Steven Spielberg ne fece il deputato del Kentucky George Yeaman in Lincoln.

Poi arrivarono le persone reali. Fu Lew Wasserman accanto all’Alfred Hitchcock di Anthony Hopkins e Andy Hertzfeld, l’ingegnere del primo Macintosh, nello Steve Jobs di Danny Boyle. In L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo interpretò Edward G. Robinson, la star finita negli ingranaggi della lista nera di Hollywood. Fu un agente della CIA in Arrival e il chirurgo rivale di Benedict Cumberbatch in Doctor Strange.

Una sola stagione racconta il metodo meglio di qualunque elenco. Stuhlbarg comparve in tre film candidati all’Oscar per il miglior film nello stesso anno, impresa riuscita prima di lui solo a una manciata di attori. Imparò battute in russo per diventare il dottor Robert Hoffstetler, scienziato sovietico dalle lealtà divise, in La forma dell’acqua – The Shape of Water di Guillermo del Toro, che poi vinse la statuetta. Fu Abe Rosenthal, direttore del New York Times, in The Post di Spielberg. E in Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino fu il professor Perlman, l’archeologo che chiude il film con un discorso sommesso al figlio Elio, interpretato da Timothée Chalamet. Guadagnino raccontò di averlo scelto perché cercava qualcuno capace di portare dolcezza e calore e insieme una grande cultura. La critica Nell Minow ha definito quel monologo una delle scene più commoventi mai girate.

La televisione d’autore trasformò poi il metodo in una carriera. Fu il capo dell’antiterrorismo Richard Clarke in The Looming Tower e il dirigente di Purdue Pharma Richard Sackler in Dopesick – Dichiarazione di dipendenza, ed entrambi i ruoli gli portarono candidature agli Emmy. In Your Honor, accanto a Bryan Cranston, interpretò Jimmy Baxter, un boss di New Orleans che spaventa proprio perché sembra ragionevole.

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Essere l’imitatore più affidabile del mestiere ha però un costo. Hertzfeld, Robinson, Wasserman, Rosenthal, Clarke, Sackler: i direttori del casting ingaggiano Stuhlbarg per la verosimiglianza, e la verosimiglianza è un servizio, non una vetrina. Da A Serious Man nessuno studio ha costruito un film attorno a lui. Uno dei suoi ruoli più consistenti di quegli anni, Howard Austen, compagno di Gore Vidal, in un biopic con Kevin Spacey, svanì quando il film fu accantonato in post-produzione dopo le accuse all’attore. Più di recente è stato l’elemento meglio recensito di film che la critica non ha amato. Su After the Hunt – Dopo la caccia di Guadagnino le recensioni si sono divise: il suo psichiatra, marito della professoressa di Julia Roberts, era il centro morale del film o un uomo ridotto a gesticolare sullo sfondo? Digger ha raccolto critiche polarizzate e un esordio debole al botteghino rispetto a un budget a nove cifre. Essere la cosa migliore di un film sbagliato è un complimento. Ripetuto troppe volte, diventa una gabbia.

Il teatro, invece, gli lascia ancora il ruolo principale. Nel 2024 è tornato a Broadway come l’oligarca Boris Berezovskij in Patriots di Peter Morgan, ruolo che gli ha portato la seconda candidatura ai Tony, questa volta come miglior attore protagonista. Al cinema ha continuato ad affinare la minaccia: un trafficante d’armi russo accanto a Rami Malek in Operazione vendetta nel 2025, poi, lo stesso autunno, il terzo film con Guadagnino dopo Chiamami col tuo nome e Bones and All.

È sposato dal 2013 con Mai-Linh Lofgren e tiene il resto della vita privata lontano dalle interviste.

Digger ha avuto la prima mondiale a Londra il 22 settembre 2026 ed è arrivato nelle sale di Regno Unito e Stati Uniti il 2 ottobre. Nessun nuovo ruolo è stato annunciato. Nel film il vicepresidente arriva al vertice solo quando sopra di lui non resta più nessuno, una battuta precisa sull’attore che lo interpreta. A Stuhlbarg il trono non è mai servito perché il pubblico guardasse dalla sua parte.

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