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Demi Moore, l’attrice più pagata di Hollywood che ha dovuto aspettare The Substance

Penelope H. Fritz
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Demi Moore
Demi Moore
Photo: Gabriel Hutchinson / CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Nascita11 novembre 1962
Roswell, New Mexico, United States
ProfessioneAttrice
Noto perCodice d'onore, Ghost – Fantasma, The Substance
PremiGolden Globe · Critics Choice · SAG

Per gran parte della carriera di Demi Moore, la cosa più costosa che la riguardava era anche la più facile da liquidare. Gli studios la pagavano più di qualsiasi altra attrice del settore, le riviste vendevano il suo corpo in edicola e la critica interpretava entrambe le cose come prove a suo sfavore. Quando finalmente salì sul palco dei Golden Globe per ritirare il primo importante premio per la recitazione della sua vita, non ringraziò un’industria che l’aveva resa ricca. Raccontò alla sala che un produttore l’aveva definita «un’attrice da popcorn» e che per moltissimo tempo lei gli aveva creduto.

Quella convinzione, disse, l’aveva «corrotta». Tutti nella sala da ballo conoscevano la carriera a cui si riferiva. Pochi si erano chiesti come apparisse dal suo interno.

La sua infanzia, iniziata a Roswell, nel New Mexico, nel novembre del 1962, fu una sequenza di case in affitto e partenze improvvise. Il padre biologico, Charles Harmon, se ne andò prima che lei nascesse; sua madre Virginia e il patrigno Dan Guynes spostarono la famiglia così spesso che la stabilità diventò qualcosa che dovette inventarsi da sola. A 13 anni scoprì che Guynes non era il suo padre biologico. A 16 lasciò la Fairfax High School, a West Hollywood, per fare la modella, e si accorse che davanti alla macchina fotografica la sua inquietudine sembrava presenza scenica.

Dal 1981 al 1983 interpretò la giornalista Jackie Templeton in General Hospital. St. Elmo’s Fire, nel 1985, e A proposito della notte scorsa…, nel 1986, la inserirono tra i giovani attori che la stampa raggruppava sotto l’etichetta Brat Pack, un marchio che appiattiva quasi tutti quelli a cui veniva appiccicato.

Poi arrivò Ghost – Fantasma. La storia d’amore soprannaturale del 1990, con Patrick Swayze, incassò oltre 505 milioni di dollari in tutto il mondo e trasformò una scena al tornio da ceramista in un riferimento ancora oggi ripreso nelle parodie. Nei quattro anni successivi Moore rimase ai vertici del sistema degli studios: fu l’avvocata della Marina JoAnne Galloway in Codice d’onore, nel 1992; la moglie alle prese con l’offerta da un milione di dollari di Robert Redford in Proposta indecente, nel 1993; e la dirigente accusata di molestie da Michael Douglas in Rivelazioni, nel 1994. Nell’agosto del 1991 apparve incinta e nuda sulla copertina di Vanity Fair, in uno scatto di Annie Leibovitz; alcune edicole vendettero la rivista avvolta nella carta.

La resa dei conti arrivò in fretta. Per Striptease, nel 1996, ricevette la cifra record di 12,5 milioni di dollari, diventando l’attrice più pagata al mondo, ma il film le fruttò un Razzie Award invece del rispetto. Soldato Jane, nel 1997, chiedeva al pubblico di guardarla radersi la testa e affrontare l’addestramento delle forze speciali della Marina, e finì per spiazzarlo nella direzione opposta. Moore riassunse in seguito la trappola con rara precisione: «Con Striptease era come se avessi tradito le donne, e con Soldato Jane era come se avessi tradito gli uomini». La lettura più semplice è che la reazione ostile fosse dovuta a una donna che pretendeva di essere pagata come un uomo, e in parte fu così. Quella più difficile è che fu lei a scegliere diverse di quelle sceneggiature e che il compenso trasformò film deboli in referendum sulla sua ambizione. Su questo secondo punto è stata più disposta dei suoi critici a parlare apertamente.

Se ne andò. Dopo Soldato Jane si trasferì a Hailey, nell’Idaho, per crescere le sue tre figlie, Rumer, Scout e Tallulah, insieme a Bruce Willis, che aveva sposato nel 1987 e da cui aveva divorziato nel 2000. La sua società di produzione, Moving Pictures, le permise di figurare tra i nomi dei successi in cui non recitava, comprese le commedie di Austin Powers. Il ritorno fu meno clamoroso dell’uscita di scena: una villain affascinante in Charlie’s Angels: Full Throttle, nel 2003; una cantante alcolizzata in Bobby di Emilio Estevez, nel 2006; un’analista del rischio dal sangue freddo in Margin Call di J.C. Chandor, nel 2011. I racconti sul suo «ritorno» saltano questo periodo, come se fosse sparita, mentre in realtà aveva semplicemente smesso di recitare per i titoli dei giornali.

La sua vita privata, in ogni caso, continuò ad alimentare le cronache, anche durante il matrimonio con Ashton Kutcher, conclusosi nel 2013. Nel 2019 rispose con Inside Out, un memoir arrivato in cima alla classifica dei bestseller del The New York Times, in cui raccontava senza autocommiserazione lo stupro subito a 15 anni, la sua lotta contro le dipendenze e i matrimoni che i tabloid avevano narrato al posto suo. Dopo la diagnosi di demenza frontotemporale di Willis, nel 2023, la famiglia allargata è apparsa insieme in pubblico: una forma di lealtà che Hollywood raramente sa mettere in scena.

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Il ruolo che ha cambiato la conversazione si fondava proprio su tutto ciò per cui era stata punita. In The Substance di Coralie Fargeat, presentato in anteprima a Cannes nel 2024, Moore interpreta Elisabeth Sparkle, una star televisiva del fitness licenziata il giorno del suo compleanno, che si inietta una droga di contrabbando capace di sdoppiarla in una versione più giovane, interpretata da Margaret Qualley. La satira body horror sulla brama dell’industria per le donne giovani affidava la parte all’attrice il cui corpo era stato al centro di un dibattito pubblico per decenni. Qui sta la sua forza, ma anche il suo limite: il premio l’ha ricompensata per aver messo in scena una crudeltà che aveva vissuto, non per la versatilità dimostrata in film più discreti di cui nessuno aveva scritto. I riconoscimenti sono comunque arrivati, tra gennaio e febbraio 2025: il Golden Globe, il Critics’ Choice Award e lo Screen Actors Guild Award come migliore attrice. Ha ottenuto la sua prima candidatura all’Oscar, ma ha perso contro Mikey Madison, protagonista di Anora. Nella stessa stagione ha interpretato la mondana Ann Woodward in Feud: Capote vs. The Swans di Ryan Murphy.

Ha investito quell’attenzione in progetti incisivi. In Landman di Taylor Sheridan, su Paramount+, interpreta Cami Miller, la vedova che eredita una compagnia petrolifera; la seconda stagione si è conclusa con Cami che licenzia Tommy Norris, il personaggio di Billy Bob Thornton, e scommette il futuro dell’azienda su un azzardo offshore da 400 milioni di dollari. È stata confermata una terza stagione, con il ritorno di Moore. In I Love Boosters di Boots Riley, che ha inaugurato il South by Southwest a marzo 2026 ed è arrivato nelle sale a maggio grazie a Neon, interpreta Christie Smith, una magnate della moda braccata da una banda di taccheggiatori, senza il minimo accenno di scuse. Nel maggio 2026 ha fatto parte della giuria del concorso di Cannes presieduta da Park Chan-wook, lo stesso festival in cui ha presentato Groundswell, un documentario sull’agricoltura rigenerativa di cui è voce narrante e produttrice esecutiva insieme a Woody Harrelson.

Quello che verrà non sembra affatto un giro d’onore. Le riprese di Tyrant, esordio alla regia di David Weil per Amazon MGM, sono iniziate a Los Angeles nell’aprile 2026. Moore è protagonista accanto a Charlize Theron e Julia Garner. In attesa c’è poi Strange Arrivals, film di Roger Ross Williams in cui interpreterà Betty Hill al fianco di Colman Domingo, ripercorrendo il caso del 1961 della coppia interrazziale al centro del primo presunto rapimento alieno mai denunciato. Il produttore che la definì un’attrice da popcorn aveva ragione su una cosa: la gente continuava a comprare i biglietti. I prossimi film diranno se verrà a vedere anche qualcos’altro.

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