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Remo Girone, il Tano Cariddi della Piovra che il teatro non ha mai smesso di reclamare

Penelope H. Fritz
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Remo Girone
Remo Girone
Photo: Pier Gangitano / CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Nascita1 dicembre 1948
Asmara, Eritrea
Morte3 ottobre 2025 (76)
ProfessioneAttore
Noto perLe Mans '66 – La grande sfida, The Equalizer 3 – Senza tregua, La legge della notte
PremiCommendatore dell'Ordine della Stella della solidarietà italiana · Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana · Ordine di San Carlo · Premio Flaiano per il teatro (alla carriera)

Per un’intera generazione di telespettatori italiani, Remo Girone non riuscì mai del tutto a riappropriarsi del proprio nome. Era Tano Cariddi, il figlio illegittimo di un boss siciliano che si era fatto strada studiando in una masseria, era entrato al servizio di una dinastia di banchieri e aveva finito per guidarne la banca con i soldi della Mafia alle spalle. Per decenni gli sconosciuti lo fermavano per strada. Gli piaceva raccontare di un senzatetto che dava da mangiare ai poveri davanti a una chiesa di Nizza e che, guardandolo, aveva esclamato di conoscerlo: era quello de La piovra. Girone raccontava l’aneddoto prendendo in giro se stesso, anche perché il lavoro a cui teneva di più si svolgeva lontano da quel pubblico, sul palcoscenico, con Čechov e nelle sale prove dirette da registi che non avevano alcun interesse per i cattivi.

Figlio di emigrati italiani, Girone crebbe ad Asmara, la capitale eritrea dove era nato, e fin da bambino recitava poesie e brani teatrali davanti al pubblico locale. Un critico del Giornale dell’Eritrea, recensendo una di quelle esibizioni, invitò i lettori a ricordarsi il nome del ragazzo. A tredici anni si trasferì a Roma per frequentare le scuole superiori. Dopo una breve parentesi universitaria, durante la quale studiò economia e commercio, passò all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, dove si formò come attore.

Il teatro gli procurò una stima da parte della critica che conservò anche molto tempo dopo che la televisione lo ebbe reso famoso. Lavorò con Luca Ronconi in Mirra di Alfieri, con Orazio Costa in Death of a Salesman e con Yuri Lyubimov in Crime and Punishment; Franco Battiato lo diresse in Gli Schopenhauer. Čechov era l’autore a cui tornava più spesso. La sua carriera sullo schermo cominciò, di fatto, con una sua opera: dopo il debutto in Roma rivuole Cesare di Miklós Jancsó, Marco Bellocchio gli affidò il primo ruolo da protagonista in Il gabbiano, tratto da The Seagull. Due decenni più tardi recitò in Uncle Vanya di Peter Stein, uno spettacolo che portò al festival di Edimburgo nel 1996.

La televisione cambiò tutto, amplificandone la portata. Nel 1987 entrò nella saga sulla Mafia di Rai La piovra, a partire dalla terza stagione, e Tano Cariddi, un banchiere corrotto ispirato, a quanto si dice, anche a Michele Sindona, diventò il personaggio attorno al quale la serie continuava a ruotare. Girone lo interpretò nelle stagioni trasmesse nel 1989, 1990, 1992 e 1995. Gli sceneggiatori misero in bocca a Tano l’insulto che lo avrebbe definito, rivolto da un direttore di banca poco prima che Tano lo uccidesse: hai l’anima del servo, non sarai mai il padrone. Anni dopo Girone offrì una sua interpretazione del fascino del personaggio. Tano aveva una sua umanità, disse, e il pubblico aspettava i suoi momenti di debolezza, dopo i quali lui si ricomponeva e tornava a essere malvagio. Poi aggiunse che forse il personaggio era tanto amato perché lo aveva interpretato bene.

Quel successo ebbe un prezzo che la narrazione ufficiale della serie tende a tralasciare. Negli anni in cui interpretava Tano, a Girone fu diagnosticato un tumore alla vescica. Dopo l’intervento chirurgico, con la chemioterapia ancora da affrontare, i produttori volevano rescindere il suo contratto e sostituirlo con un personaggio simile. A trovare una via d’uscita fu sua moglie, l’attrice Victoria Zinny, che propose di chiudere in anticipo la trama del personaggio con una scena forte e di farlo tornare una volta terminata la terapia. Andò più o meno così: Tano scomparve quasi del tutto e riapparve nella decima e ultima stagione, trasmessa nel 2001. L’episodio racconta qualcosa di scomodo sulla televisione italiana all’apice del suo potere, capace di trattare il suo cattivo più popolare come un pezzo sostituibile. Ma contribuì anche a cristallizzare l’immagine di Girone. Per il resto della sua carriera, produttori italiani e stranieri lo scelsero più e più volte per interpretare boss, patriarchi e uomini di denaro, e l’attore di Čechov trascorse buona parte della sua vita sullo schermo recitando variazioni sul tema di Tano.

La fama lo trascinò in situazioni in cui ammetteva di non sentirsi a proprio agio. Nel 1991 condusse il varietà Settimo squillo su Telemontecarlo insieme a Zinny e a suo figlio Karl. Un anno dopo aver detto al pubblico di Sanremo, nel 1992, che non sarebbe mai potuto diventare un cantante, incise Io credo con Marcella Bella; il comitato di selezione del festival scartò il brano.

Tra una stagione televisiva e l’altra lavorò con registi che avevano poco a che fare con i polizieschi. Véra Belmont lo scelse per interpretare il compositore Jean-Baptiste Lully in Marquise; fu il padre in Heaven di Tom Tykwer, recitò per Ettore Scola in Il viaggio di Capitan Fracassa, per Jacques Rivette in Don’t Touch the Axe e in due film di Krzysztof Zanussi. I bambini italiani lo ascoltarono senza vederlo, perché prestò la voce e cantò per il capo Powhatan nella versione italiana di Pocahontas.

La parte finale della sua carriera fu segnata da uomini maturi e potenti. In Il gioiellino, il film di Andrea Molaioli ispirato al tracollo di Parmalat, interpretò il fondatore dell’azienda Amanzio Rastelli al fianco di Toni Servillo. Ben Affleck lo scelse per il ruolo del boss mafioso Maso Pescatore in Live by Night, e James Mangold lo trasformò in Enzo Ferrari in Ford v Ferrari, il patriarca il cui rifiuto dell’offerta della Ford mette in moto la rivalità di Le Mans. Nella sua recensione per The Hollywood Reporter, Todd McCarthy scrisse che il suo Ferrari governava il proprio impero come un incrocio tra un signore medievale e un boss mafioso: una descrizione che potrebbe riassumere ciò che l’industria chiedeva a Girone dalla fine degli anni Ottanta. In The Equalizer 3 di Antoine Fuqua, girato sulla Costiera Amalfitana, interpretò Enzo Arisio al fianco di Denzel Washington. Il suo ultimo film fu Il circo delle meraviglie, diretto da Mario Chiavalin, con Pippo Franco e Iva Zanicchi.

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I riconoscimenti ufficiali arrivarono tardi. Nel 2009 fu nominato Commendatore dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana e nel 2018 Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana; nel 2019 Monaco lo accolse nell’Ordine di San Carlo. Nel 2021 i Premi Flaiano gli assegnarono un riconoscimento alla carriera per il teatro, e durante la Mostra del cinema di Venezia di quell’anno ricevette un altro premio alla carriera al Lido. Aveva sposato Zinny, nota all’estero per Viridiana di Luis Buñuel, nel 1982; la coppia trascorse i suoi ultimi anni a Monte Carlo.

Nato ad Asmara il 1° dicembre 1948, Girone è morto nella sua casa di Monte Carlo il 3 ottobre 2025, a 76 anni; la stampa italiana ha riferito che la causa fu un’insufficienza respiratoria improvvisa. Il funerale si è svolto nella cattedrale di Monaco e l’11 ottobre la Casa del Cinema di Roma gli ha reso omaggio. È facile non accorgersi di ciò che racconta la sua opera, dietro il personaggio che finì per inghiottirla. Tano faceva paura perché Girone trasformava il calcolo in un conflitto interiore, con la pazienza di un attore teatrale nel seguire un uomo che perdeva una discussione con se stesso. Il direttore di banca che disse a Tano che non sarebbe mai stato il padrone si sbagliava sul personaggio; e l’attore che, tra una stagione e l’altra, continuava a tornare a Čechov dimostrava che nemmeno quel ruolo era riuscito a possederlo.

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