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Woody Harrelson, tre nomination all’Oscar e nessuna statuetta: il ritratto più onesto di Hollywood

Penelope H. Fritz
Woody Harrelson
Woody Harrelson
Photo via The Movie Database (TMDB)
Nascita23 luglio 1961
Midland, Texas, United States
ProfessioneAttore
Noto perNon è un paese per vecchi, Tre manifesti a Ebbing, Missouri, Hunger Games: La ragazza di fuoco
PremiEmmy · 3 Oscar · Golden Globe · Independent Spirit

C’è una categoria di attori che Hollywood sa riconoscere senza davvero capire. Woody Harrelson appartiene a quella categoria da almeno trent’anni: tre nomination all’Oscar, nessuna statuetta, un’Emmy per il ruolo televisivo più innocuo della sua carriera, e — nella tarda maturità — due presenze consecutive a Cannes con film che nessun produttore americano avrebbe finanziato.

Woodrow Tracy Harrelson è nato il 23 luglio 1961 a Midland, in Texas, e ha trascorso l’infanzia a Lebanon, Ohio, cresciuto dalla madre dopo che il padre Charles Harrelson era stato arrestato e condannato all’ergastolo per l’omicidio di un giudice federale a San Antonio nel 1982. Charles Harrelson morì in prigione nel 2007. Suo figlio studiava recitazione e letteratura inglese all’Hanover College dell’Indiana quando arrivò la condanna definitiva, già impegnato a costruirsi un’identità che non fosse ridotta a quella storia.

Arrivato a New York quasi senza soldi dopo la laurea, percorse la strada del teatro regionale finché, nel 1985, ottenne la parte di Woody Boyd in Cheers — un barista bonario e ingenuo di un paesino dell’Indiana, protagonista involontario di una commedia di successo per otto stagioni. Vinse un Emmy nel 1989. Quando la serie finì nel 1993, sapeva che quella notorietà era diventata una gabbia da cui uscire con decisione.

Oliver Stone gli aprì la porta. In Assassini nati (1994) interpretò Mickey Knox, metà di una coppia di serial killer trasformati in icone mediatiche. Il punto non era la violenza: era il fascino inquietante di qualcuno capace di risultare simpatico mentre faceva cose orribili. Miloš Forman lo volle poi come Larry Flynt nell’omonimo film del 1996 — la storia vera dell’editore di Hustler — ottenendo la prima nomination all’Oscar come miglior attore protagonista. Non era più il ragazzo di Cheers.

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Ciò che ha costruito nel corso dei decenni successivi non si lascia descrivere con una formula sola. Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017), in cui interpretò il capo della polizia William Willoughby, gli valse la terza nomination all’Oscar, questa volta come non protagonista; La prima era arrivata con The Messenger (2009), dove ritraeva un ufficiale dell’esercito incaricato di comunicare i lutti alle famiglie dei caduti. Nel mezzo, fu Haymitch Abernathy nei quattro film di Hunger Games, apparve nella saga di Venom e in Solo: A Star Wars Story — trattando la partecipazione alle franchise commerciali come un genere qualsiasi, né più né meno dignitoso degli altri.

Woody Harrelson
Woody Harrelson. Foto tramite The Movie Database (TMDB)

Il momento più alto della sua carriera televisiva rimane la prima stagione di True Detective (2014), in cui recitò a fianco di Matthew McConaughey nel ruolo del detective Marty Hart — il poliziotto all’apparenza convenzionale che nasconde una mappa di contraddizioni non meno densa di quella del suo eccentrico partner. È televisione di quella qualità che costringe a rivedere l’intera filmografia dell’attore.

La sua personalità pubblica è costellata di contraddizioni che il cinema italiano, abituato a personaggi complessi, potrebbe trovare interessanti. Si definisce anarchico, è vegano convinto, ha aperto un negozio di cannabis a Los Angeles e milita da vent’anni per la sua legalizzazione. Durante la pandemia ha condiviso teorie smentite sul legame tra 5G e COVID-19 e ha dichiarato di non credere alla teoria dei germi — attirando critiche severe da parte della comunità scientifica. L’uomo che ha dedicato quarant’anni a interpretare individui che si scontrano con sistemi opprimenti ha, nella vita privata, un rapporto singolare con l’autorità scientifica.

Il cinema europeo lo ha scelto per ultimo — e forse meglio. Triangle of Sadness (2022) di Ruben Östlund, Palma d’Oro a Cannes, lo vide nel ruolo di un comandante di yacht nichilista in una satira spietata dei super-ricchi. A Cannes 2026 è tornato con Full Phil di Quentin Dupieux, nel quale interpreta un magnate americano che trascina la figlia in un’odissea surreale a Parigi.

È sposato con Laura Louie dal 2008 e ha tre figlie. Ha 64 anni e nessun segnale di rallentamento.

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