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GIGN – Forze speciali su Netflix: Leclercq filma l’unità vera e un capo che non può andarsene

Camille Lefèvre

C’è un istante che ogni uomo di campo di una certa età riconosce: il giorno in cui l’uscita è finalmente a portata di mano e qualcosa lo riafferra. Su questo istante poggiano le otto ore della serie. Il suo protagonista è un capo sezione che ha fatto il suo tempo nell’unità d’élite francese e crede, finalmente, di poter passare il giubbotto a qualcuno più giovane. Un attentato decide diversamente. E non arriva dall’orizzonte, dove gli hanno insegnato a guardare, ma dall’interno del perimetro che credeva di controllare.

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Questa premessa dice già che la serie non parla davvero del GIGN, il Gruppo d’intervento della Gendarmeria nazionale, per quanto lo indossi con precisione insolita. È un thriller d’azione dal registro realistico, francese e serializzato, sul prezzo di una competenza che non si può più posare. Tomer Sisley, noto all’estero per la lucentezza di Largo Winch, costruisce il capo come un uomo la cui bravura è diventata una gabbia: ogni abilità che lo rende quello che chiamano è la stessa che gli impedisce di andarsene. Attorno a lui, Julien Leclercq dispiega il registro che affina da quindici anni.

Leclercq è il motivo per cui tutto questo si legge come cinema e non come travestimento tattico. La sua filmografia porta avanti un solo argomento sulla violenza francese a distanza ravvicinata: L’Assaut ricostruiva l’assalto del GIGN all’aereo dirottato dell’Air France nel 1994 con un ritegno quasi documentario; Braqueurs, e la sua versione seriale Ganglands, trovava il clima umano dentro la rapina a mano armata. Filma l’azione come un regista classico filma un duello: prima la geografia, i corpi collocati nello spazio reale, il montaggio usato per trattenere invece che per abbagliare.

Ciò che dà al progetto la sua carica particolare è l’accesso. È una delle prime finzioni francesi prodotte con il sostegno operativo del vero GIGN, con procedure, addestramento ed equipaggiamento verificati da chi li usa. Un’unità il cui intero valore sta nel non essere vista ha accettato, per una volta, di essere guardata. Il nemico invisibile della trama, armato di esplosivo militare rubato, mette in scena un’istituzione che vede la propria competenza rivolta contro di sé.

La posta personale impedisce che tutto si irrigidisca in un catalogo di attrezzatura. Il capo deve proteggere un figlioccio di venticinque anni appena arrivato nell’unità, e quella sola relazione trasforma ogni operazione in una trattativa privata tra dovere e famiglia. È la linea che Leclercq ha sempre inseguito: la violenza non è mai il soggetto; lo è ciò che obbliga a scegliere. Resta aperta una domanda che la serie non finge di chiudere: se a chi è stato addestrato a correre verso l’esplosione possa mai essere concesso il permesso ordinario di fermarsi.

GIGN – Forze speciali, titolo originale GIGN, arriva su Netflix il 22 luglio 2026 con gli otto episodi in blocco. È creata da Julien Leclercq e Sylvain Caron, diretta da Leclercq e prodotta da Labyrinthe Films per Netflix. Guida il cast Tomer Sisley, con Guillaume Gouix, Géraldine Pailhas, Thierry Neuvic e Leanna Chea.

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