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«Mousetrap – Identità rubata» su Netflix: l’impronta di un uomo smette di riconoscerlo

Liv Altman

Esiste un panico privo di clamore. Un uomo appoggia il pollice sul telefono e il telefono non lo riconosce. Digita la password che usa da anni e lo schermo lo respinge. Nessuna porta forzata, nessun vetro rotto: il meccanismo della sua vita ha semplicemente smesso di ammettere che lui è chi dice di essere. In questa aritmetica silenziosa della cancellazione abita Mousetrap – Identità rubata, ed è una paura più fredda di quella per qualsiasi intruso mascherato.

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Mousetrap – Identità rubata è un thriller mystery coreano costruito come un inseguimento in dieci episodi attorno a un io che si dissolve. Je Moon-jae è un romanziere che firma con uno pseudonimo e da tempo non esce di casa, già cancellato a metà per scelta. Poi la cancellazione diventa subita: l’impronta non risponde, i conti si bloccano, il denaro e il nome gli sfuggono di mano, e da qualche parte in città uno sconosciuto che si fa chiamare il Ratto comincia ad abitare la vita che era sua. Lo spunto risale a un’antica fiaba coreana in cui un ratto, mangiando le unghie tagliate di una persona, ne assume il volto; la serie conserva la superstizione e la reindirizza verso le prove moderne dell’identità: il sensore d’impronta, il campo della password, il saldo in banca.

La carica nasce da un cast che ribalta il vecchio rapporto tra cacciatore e preda. Ryu Jun-yeol è Moon-jae, il braccato che non ha più nulla per dimostrare di essere se stesso. Sol Kyung-gu interpreta Noja, uno strozzino che un tempo aveva dato la caccia a Moon-jae per un debito e ora diventa l’unico disposto ad aiutarlo a riprendersi l’identità. L’uomo che voleva un pezzo di Moon-jae diventa quello che conferma che esiste. Dall’altra parte della legge, il detective di Lee Kyoo-hyung insegue la stessa preda su una pista che si fa scomodamente personale.

Alla regia c’è Kim Hong-sun, e il nome fissa il registro. È l’autore di Money Heist: Korea e di una lunga serie di thriller di genere saturi di tensione; un regista che stringe il meccanismo della suspense invece di strizzarle l’occhio. Non stilizza il panico, lo lascia accumulare: la carta rifiutata, il volto che il sistema non riconosce, la chiamata che non passa. Mousetrap – Identità rubata si colloca in una linea che la televisione coreana affina da un decennio — la paranoia di Forgotten, la crudeltà di una vita riscritta da un altro che risale a Oldboy, l’ondata di thriller dal webtoon a Netflix di Bloodhounds e Sweet Home — e ne aggiorna l’oggetto del furto: non più la memoria o la libertà, ma le credenziali, quell’accesso diventato in silenzio l’anima.

Se la fiaba morde ancora è perché ci siamo resi più facili da rubare. Un volto ora è un accesso; un pollice, una firma. L’io un tempo garantito da vicini e scartoffie oggi lo garantisce un database, e un database si può modificare. La Corea, dove il telefono è insieme portafoglio, documento e chiave di casa, è lo scenario ideale per questo incubo, ma l’angoscia viaggia: il calvario di Moon-jae è una storia dell’orrore proprio sull’infrastruttura di cui quasi tutti ci siamo fidati stamattina senza pensarci.

Mousetrap
Mousetrap Sul Kyung-gu as Noja in Mousetrap. Cr. Yoo Eun-mi/Netflix © 2026

Sotto l’inseguimento c’è una domanda a cui riprendersi il nome forse non risponde. Se ogni registro, ogni dispositivo e ogni istituzione possono essere indotti a dire che Moon-jae è l’impostore e il Ratto quello autentico, che cosa resta a dimostrare il contrario — e quanto dell’io per cui combatte sopravvive se, per riprenderselo, deve farsi spietato quanto chi glielo ha tolto? Mousetrap – Identità rubata lascia quella porta aperta, ed è la differenza tra un thriller su un crimine e un thriller su una paura.

Tratta dal webtoon Field Mouse di Ludvico e articolata in dieci episodi, la serie riunisce Ryu Jun-yeol, Sol Kyung-gu e Lee Kyoo-hyung sotto la direzione di Kim Hong-sun. Mousetrap – Identità rubata arriva su Netflix il 28 agosto 2026.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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