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Il ragazzo dell’ultimo banco: il thriller coreano Netflix in cui un professore resta intrappolato negli scritti di un allievo

Un professore di lettere che ha smesso di scrivere trova il suo prossimo romanzo nei compiti di un allievo
Jun Satō

Un professore di letteratura guarda file di studenti che hanno smesso di sorprenderlo. Una volta era romanziere; non lo è più, e ha imparato a travestire quel silenzio da rigore. Poi sul suo banco arriva un quaderno dall’ultima fila, scritto da un ragazzo che osserva molto più di quanto parli, e le frasi sono vive come le sue non lo sono da anni. Lo legge fino in fondo. E chiede la pagina dopo.

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«Il ragazzo dell’ultimo banco» è una miniserie coreana in sei episodi costruita su questo scambio minimo e pericoloso. Heo Mun-oh, interpretato da Choi Min-sik, offre al ragazzo lezioni private e lo chiama insegnare; in realtà commissiona una storia e se ne nutre. Lo studente, Lee Kang (Choi Hyun-wook), continua a scrivere come entra nella casa di un compagno, e il professore continua a correggere, a incalzare, a chiedere cosa succede dopo, finché chi usa chi non ha più una risposta netta.

Il regista Kim Kyu-tae filma l’aula come un teatro. L’ultima fila è un palco, la cattedra un palcoscenico, e lo sguardo viaggia nella stessa direzione della macchina da presa. Quando Lee Kang racconta il proprio ingresso nel salotto di un’altra famiglia, la scena immaginata e quella reale condividono l’inquadratura: leggere e violare diventano lo stesso gesto a due distanze. La penna rossa nella mano di Mun-oh è l’unico effetto speciale che la serie si concede.

Choi Min-sik ha già interpretato l’ossessione, ma raramente così sottovoce. In Mun-oh non c’è rabbia, solo appetito, tenuto sotto una calma accademica che lo rende più difficile da guardare. Ascolta il ragazzo come si ascolta la propria fame. Choi Hyun-wook dà a Lee Kang un’immobilità piatta e vigile, uno schermo bianco su cui l’uomo più anziano proietta il lavoro che non riesce più a fare.

L’origine è teatrale: una pièce dello spagnolo Juan Mayorga, in scena da vent’anni e già passata al cinema con «Nella casa» di François Ozon. La premessa sopravvive a ogni traduzione perché la tentazione è universale: un maestro dal talento spento incontra un allievo che ce l’ha acceso. La Corea ne affila la lama, in una cultura dove l’autorità del docente sullo studente sfiora l’assoluto, e le lezioni segrete cominciano a somigliare a una lenta annessione.

Notes from the Last Row Choi Hyun-wook as Lee Kang in Notes from the Last Row. Cr. Yu Ara/Netflix © 2026

Per questo la serie tocca un nervo del momento, il dibattito che la letteratura porta avanti con se stessa sull’autofiction e sul prezzo di trasformare persone reali in pagine. Mun-oh non inventa: estrae. Yunjin Kim, nei panni della moglie Ahn Eun-joo, nota il suo rinnovato entusiasmo molto prima di capirne la fonte, e diventa il secondo paio di occhi che chiede se si possa ammirare un testo e provare disgusto per la sua provenienza nello stesso momento. Huh Joon-ho e Jin Kyung completano un cerchio di adulti che vogliono che il ragazzo continui a produrre.

La serie si rifiuta di tracciare la linea al posto nostro: dove finisce il leggere la vita di qualcuno e comincia il rubarla, e se uno scrittore che ha bisogno del capitolo successivo possa concedersi un finale. «Il ragazzo dell’ultimo banco» conta sei episodi e arriva su Netflix il 26 giugno 2026, in coreano con sottotitoli, diretto da Kim Kyu-tae su sceneggiatura di Jang Myung-woo.

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