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Let’s Marry Harry: La reunion, su Netflix, riapre un matrimonio che il format stesso aveva già chiuso

Martha Lucas

Un dating show può consegnarti un matrimonio in otto puntate. Quello che non può consegnarti è la prova che la persona arrivata in fondo abbia scelto liberamente, e non semplicemente compiuto l’ultima mossa che il gioco lasciava aperta. È questa prova mancante ad aspettare sul divano quando Let’s Marry Harry torna con la sua reunion.

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La serie è un format di appuntamenti Netflix costruito interamente attorno a Harry Jowsey, il personaggio australiano che da anni gira per i reality della piattaforma come volto ricorrente e non come concorrente di una sola stagione. Qui non è un giocatore: è il premio. Venti donne si contendono per un’intera stagione il ruolo di sua moglie, e lo speciale riapre un esito che la stagione aveva già chiuso.

La prima cosa che fa la reunion è spostare, senza clamore, chi comanda nella stanza. Jowsey non conduce la propria reunion; il divano è affidato a Haley Baylee, chiamata da fuori la storia. Un piccolo espediente dal grande effetto: il protagonista della stagione diventa un soggetto da interrogare, non l’autorità che risponde. L’ora scivola dal romanzo rosa all’esame.

Il vero personaggio è il meccanismo. Un concorso pensato per far sposare lo scapolo è progettato per produrre una proposta nei tempi previsti: appuntamenti, eliminazioni e interviste nel confessionale restringono il campo finché scegliere resta quasi l’unica cosa da fare. Jowsey ha attraversato quella struttura consigliato a bordo campo dall’ex fidanzata Georgia Hassarati, dall’amico di lunga data Sonny Henty e dalla conduttrice Amanda Kloots, e la stagione si è chiusa con la sua scelta: Amber Mozo, fotografa di O’ahu.

È anche una decisione industriale resa visibile. Prodotto da Unwell, la società di Alex Cooper, e popolato da personalità che Netflix già muove tra i suoi titoli, il programma è meno una serie a sé che un nodo di quello che la piattaforma chiama ormai apertamente il suo Universo Reality. Lì una reunion non è un’aggiunta: è il secondo atto che permette di vendere due volte un unico finale.

Il format viaggia bene per una ragione che non è solo la curiosità per le relazioni altrui. Mette in scena, nel modo più letterale, una domanda a cui il presente continua a tornare: una scelta compiuta dentro un ambiente costruito è davvero una scelta, o solo l’uscita che il sistema ha lasciato aperta? Una proposta prodotta da un gioco a eliminazione con venti donne è quella domanda con l’anello al dito.

Ciò che il divano può davvero dare è diverso da ciò che promette, ed è migliore. Promette una chiusura — se Jowsey e Mozo stiano ancora insieme — ma consegna, quando funziona, una testimonianza: i partecipanti che raccontano il format dall’esterno, descrivendo come ci si sentiva mentre una decisione veniva fabbricata. È in questa distanza che l’ora si guadagna il suo posto.

Let’s Marry Harry: La reunion arriva su Netflix dal 26 agosto come speciale a sé, dopo la prima stagione di otto episodi uscita il 5 agosto con il finale il 12. La serie è stata girata in California, Nevada e Nuova Zelanda.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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