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Rose Byrne, l’attrice passata dalle commedie alla corsa all’Oscar

Penelope H. Fritz
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Rose Byrne
Rose Byrne
Photo: Bryan Berlin / CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Nascita24 luglio 1979
Balmain, Sydney, Australia
ProfessioneAttrice
Noto perX-Men – L'inizio, Troy, Star Wars: Episodio II – L'attacco dei cloni
PremiCoppa Volpi per la migliore interpretazione femminile · Orso d'argento per la migliore interpretazione da protagonista · Golden Globe

In un motel fatiscente di Montauk, una terapeuta con una figlia malata e un marito lontano, in mare, perde sempre più il controllo, una telefonata dopo l’altra. È questo il ruolo che ha finalmente consacrato Rose Byrne come attrice protagonista, anche se è arrivato molto tardi. Per gran parte della sua carriera americana, era quella che compariva nelle commedie al momento della reazione: la rivale impeccabile in Le amiche della sposa, oppure la figlia di un trafficante d’armi che scambia insulti con Melissa McCarthy in Spy. Con Se solo potessi ti prenderei a calci, Mary Bronstein le ha affidato ogni inquadratura di un film con una protagonista difficile da amare; Byrne ha retto la prova con tale intensità che la stagione dei premi ha finito per riconoscere ciò che i registi dicevano di lei da anni.

La strada per quel motel comincia a Balmain, il sobborgo di Sydney affacciato sul porto dove Byrne è cresciuta, ultima di quattro figli di Jane e Robin Byrne. Quando aveva otto anni, una delle sorelle maggiori la spinse a iscriversi all’Australian Theatre for Young People. Le principali scuole di recitazione del Paese, NIDA compresa, la respinsero tutte; così si laureò in discipline umanistiche all’Università di Sydney e in seguito seguì dei corsi a New York all’Atlantic Theater Company, la scuola fondata da David Mamet e William H. Macy.

A quel punto aveva già cominciato a lavorare. Nata Mary Rose Byrne il 24 luglio 1979, aveva quindici anni quando debuttò sullo schermo in Dallas Doll; nel 1999 interpretò la ragazza di cui si innamora Heath Ledger nella commedia crime ambientata a Sydney Two Hands. Il suo primo ruolo da protagonista, in La dea del ’67 di Clara Law, le valse la Coppa Volpi per la migliore attrice alla Mostra del Cinema di Venezia del 2000. In seguito ammise di aver trovato il film difficile da guardare: «Vedermi recitare è un’esperienza che mi mette a disagio, perché sono convinta di non saper recitare».

Hollywood la ingaggiò, perlopiù affidandole ruoli accanto ai protagonisti. Fu Dormé, ancella della senatrice interpretata da Natalie Portman, in Star Wars: Episode II – Attack of the Clones, e Briseide, la sacerdotessa prigioniera assegnata ad Achille, interpretato da Brad Pitt, in Troy nel 2004. Sofia Coppola la scelse per il ruolo della duchessa de Polignac in Marie Antoinette e nel 2007 Byrne interpretò una medica militare in 28 settimane dopo.

La svolta arrivò in televisione. Dal 2007 al 2012 Byrne interpretò Ellen Parsons, la giovane avvocata travolta e trasformata da Patty Hewes, il personaggio di Glenn Close, in tutti i 59 episodi di Damages su FX. Il ruolo le fruttò due candidature ai Primetime Emmy, nel 2009 e nel 2010. Byrne ha raccontato che Close era «la lavoratrice più instancabile di sempre» e «continuava a spronarti». Ma la parte la sfinì. «Mi ritrovavo a fare tutto questo materiale molto pesante e drammatico, e avevo solo bisogno di una pausa», disse, chiedendo ai suoi agenti di proporle commedie. Nicholas Stoller, che nel 2010 la stava provinando per In viaggio con una rock star, ricorda di aver pensato: «Ma lei che ci fa qui?», prima che, a suo dire, Byrne «conquistasse» la stanza.

Seguì un decennio di lavoro quasi ininterrotto. Nel 2011 fu protagonista di Insidious di James Wan, un horror costato circa 1,5 milioni di dollari che ne incassò 97 e diede il via a una saga in cui Byrne continuò a recitare fino al 2023. Nello stesso anno interpretò la moglie del capo dello sposo in Le amiche della sposa, che incassò oltre 288 milioni di dollari in tutto il mondo, e si unì al cast di X-Men – L’inizio nel ruolo dell’agente della CIA Moira MacTaggert. Nel 2014 arrivò Cattivi vicini, con Seth Rogen e Zac Efron, seguito da Spy nel 2015. The Hollywood Reporter la definì «l’attrice non protagonista più richiesta nelle commedie».

Era un complimento, ma anche un limite. Molti di quei ruoli erano scritti come la moglie assennata, la rivale affascinante o l’ostacolo nel film di qualcun altro, e Byrne li rendeva divertenti interpretandoli con maggiore serietà di quanto meritasse la sceneggiatura. Variety aveva osservato che la sua Briseide in Troy sembrava «più un espediente funzionale» che una donna. Nel 2026 la critica ha lodato la sua interpretazione in Tow, pur definendo il film disomogeneo; i recensori della ripresa a Broadway di Fallen Angels hanno scritto che lei e Kelli O’Hara erano superiori alla commedia di Noël Coward che le circondava. Il suo unico ruolo davvero spinoso, in I Love You, Daddy di Louis C.K., finì in un cassetto dopo le accuse di condotta sessuale inappropriata rivolte al regista. Byrne si limitò a dire che la situazione era «ovviamente molto complicata» e che sarebbe passato del tempo prima che il film potesse essere visto, «e credo che sia giusto così».

La televisione le offrì per prima ruoli di più ampio respiro. Nel 2020 interpretò Gloria Steinem nella miniserie Mrs. America, poi fu protagonista di due commedie per Apple TV: Physical, nel ruolo di Sheila Rubin, dal 2021 al 2023, e Platonic, di nuovo al fianco di Rogen, dal 2023. Nel dicembre 2025 Apple rinnovò Platonic per una terza stagione. A teatro recitò in You Can’t Take It With You a Broadway nel 2014 e in Medea alla Brooklyn Academy of Music nel 2020, al fianco di Bobby Cannavale.

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Poi è arrivata Bronstein. Se solo potessi ti prenderei a calci è stato presentato al Sundance e poi a Berlino nel 2025, dove Byrne ha vinto l’Orso d’argento per la migliore interpretazione da protagonista nel ruolo di Linda, con Conan O’Brien nei panni del terapeuta da cui la donna va in terapia. Nel gennaio 2026 ha vinto il Golden Globe come migliore attrice in un film commedia o musicale e ha ottenuto la sua prima candidatura agli Oscar, l’unica per il film. Dopo aver perso il BAFTA, a marzo ha mancato anche l’Oscar, andato a Jessie Buckley per Hamnet. È diventata soltanto la ottava australiana candidata all’Oscar come migliore attrice e l’Hasty Pudding Theatricals di Harvard l’ha nominata Donna dell’anno 2026.

Tow, di cui è anche produttrice, è uscito a marzo 2026. Byrne interpreta Amanda Ogle, una donna di Seattle che vive in auto e si mette contro la società che gliel’ha fatta rimuovere. Un mese dopo ha debuttato a Broadway nella ripresa di Fallen Angels del Roundabout Theatre Company, diretta da Scott Ellis. La tournée si è conclusa il 7 giugno, la stessa sera in cui Byrne ha perso il Tony per la migliore attrice in un’opera teatrale, assegnato a Lesley Manville; una versione filmata è arrivata nei cinema il 22 ottobre.

Byrne sta con Cannavale dal 2012. Hanno due figli e, grazie al fratello George, è cognata dell’attrice neozelandese Rose McIver.

I prossimi impegni sono già in calendario. Il 12 novembre Peacock pubblicherà tutti e sei gli episodi di The Good Daughter, adattamento firmato da Karin Slaughter del suo stesso romanzo crime, con Byrne nel ruolo di Samantha Quinn, accanto a Meghann Fahy e Brendan Gleeson. È in arrivo una terza stagione di Platonic e Bronstein l’ha richiamata per Nasty, un dramma sulla ginnastica di Warner Bros. in cui Byrne interpreta l’allenatrice che si frappone tra Jenna Ortega e la squadra olimpica. Un’altra donna difficile; questa volta, però, è lei al centro dell’inquadratura.

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