Attori

Riccardo Scamarcio, l’ex idolo di Tre metri sopra il cielo premiato a Venezia da padre che sognava un altro figlio

Penelope H. Fritz
Aggiungici su Google
Riccardo Scamarcio
Riccardo Scamarcio
Photo: nicolas genin from Paris, France / CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
Nascita13 novembre 1979
Trani, Apulia, Italy
ProfessioneAttore e produttore cinematografico
Noto perJohn Wick – Capitolo 2, Polisse, Il sapore del successo
PremiOrizzonti Award for Best Actor, 83rd Venice International Film Festival · Nastro d'Argento for Best Supporting Actor · Nastro d'Argento, Premio Guglielmo Biraghi · Globo d'oro for Best Breakthrough Actor · Premio Pasinetti, Venice Film Festival · Ciak d'oro for Best Actor · Premio Flaiano for Theatre

Nella serata di chiusura della Mostra del Cinema di Venezia, Riccardo Scamarcio è salito sul palco per ritirare il premio Orizzonti per il miglior attore e lo ha dedicato «a tutti i padri del mondo». Il ruolo che gli è valso il riconoscimento è quello di Dario, un uomo che si dedica anima e corpo al figlio disabile e che, poco a poco, scopre nel nipote adolescente il figlio che avrebbe voluto avere. È un personaggio misurato e scomodo, in un’opera prima firmata da un regista sconosciuto, che ha fruttato all’attore il premio più importante della sua carriera, a più di vent’anni da quando l’Italia aveva tappezzato le camerette con il suo volto.

La distanza percorsa racconta la storia di Scamarcio. È diventato famoso nei panni del ragazzo con la giacca di pelle di un romance adolescenziale e avrebbe potuto restare facilmente intrappolato in quel ruolo, riproposto in sequel e copertine di riviste. Invece, per due decenni ha lavorato con Michele Placido, Costa-Gavras, Ferzan Özpetek, Paolo Sorrentino e Nanni Moretti; ha interpretato gangster romani e un erede della camorra, è stato Caravaggio e Modigliani e ha fondato discretamente una società di produzione che finanzia film di cui, secondo le aspettative, un rubacuori non dovrebbe interessarsi. Il premio di Venezia non lo ha trasformato: ha confermato ciò su cui i suoi registi scommettevano da anni.

Un ragazzo inquieto di Puglia

Riccardo Dario Scamarcio è nato il 13 novembre 1979 a Trani, sulla costa adriatica della Puglia. Sua madre, Irene Petrafesa, è pittrice; suo padre, Emilio, lavorava come rappresentante nel settore alimentare. La famiglia viveva ad Andria, pochi chilometri più all’interno, e lui è rimasto lì fino ai sedici anni. La scuola non faceva per lui: è passato da un istituto all’altro e alla fine se n’è andato senza terminare gli studi, un’irrequietezza che non ha mai cercato di nascondere nelle interviste.

Roma gli offriva l’unica formazione che desiderasse. Si iscrisse al Centro Sperimentale di Cinematografia, la scuola nazionale di cinema, ma lasciò anche quella prima di diplomarsi. I primi lavori arrivarono dalla televisione: la serie di Rai 2 Compagni di scuola e la miniserie Ama il tuo nemico 2, entrambe nel 2001. Nel 2003 apparve per pochi minuti nella saga familiare di sei ore di Marco Tullio Giordana, La meglio gioventù (The Best of Youth): una piccola parte in un film che avrebbe fatto il giro del mondo. Nello stesso periodo ottenne ruoli in Ora o mai più e in Prova a volare, il suo primo ruolo da protagonista, girato quell’anno ma arrivato nelle sale solo nel 2007.

Gli anni da rubacuori

Tutto cambiò con Tre metri sopra il cielo (2004), adattamento di Luca Lucini del bestseller di Federico Moccia su una ragazza ricca e un ragazzo violento, appassionato di moto e cresciuto nella parte sbagliata di Roma. Scamarcio interpretava Step e, quasi da un giorno all’altro, un’intera generazione di adolescenti italiani lo trasformò in un idolo. Il Globo d’oro, assegnato dalla stampa estera in Italia, lo indicò come rivelazione dell’anno. All’improvviso i produttori lo volevano in ogni film e i tabloid ancora di più.

Scamarcio sfruttò quell’attenzione per entrare in ambienti più stimolanti. Nel 2005 girò Texas, esordio alla regia del drammaturgo Fausto Paravidino, e sul set conobbe Valeria Golino, che sarebbe diventata la sua compagna per oltre un decennio e la sua più importante alleata artistica. Nello stesso anno entrò nel cast di Romanzo criminale di Michele Placido, l’ampio affresco criminale sulla Banda della Magliana, nel ruolo di un membro silenzioso ed enigmatico della banda. Nel 2006 i Nastri d’argento, assegnati dai giornalisti cinematografici italiani, gli conferirono il premio Guglielmo Biraghi per il talento emergente, per Texas e L’uomo perfetto.

Il richiamo del ruolo romantico restava forte. Nel 2006 fu protagonista con Martina Stella di La freccia nera, miniserie di Canale 5 tratta da The Black Arrow di Robert Louis Stevenson, e nel 2007 tornò nell’universo di Moccia con Ho voglia di te, sequel di Tre metri sopra il cielo. Ma il film più importante di quell’anno fu Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti, in cui interpretava il carismatico fratello maggiore di sinistra del giovane fascista interpretato da Elio Germano. Il film gli procurò la prima candidatura ai David di Donatello, come miglior attore non protagonista. Nella stessa stagione lavorò con Abel Ferrara in Go Go Tales ed entrò nel cast corale di Manuale d’amore 2 di Giovanni Veronesi.

Riccardo Scamarcio
Riccardo Scamarcio. Foto: Pietro Luca Cassarino / CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons (fonte)

Scegliere i registi

Dal 2008 in poi, la sua filmografia sembra il frutto di un percorso di formazione consapevole. Sergio Rubini lo scelse per il thriller Colpo d’occhio e in seguito per L’uomo nero. Costa-Gavras gli affidò il ruolo principale in Verso l’Eden (Eden Is West, 2009), quello di un migrante senza documenti che attraversa l’Europa contando solo sul proprio aspetto e sulla propria astuzia. Placido lo richiamò per Il grande sogno (2009), ambientato tra gli studenti e le forze dell’ordine del 1968; l’interpretazione gli valse il Premio Pasinetti alla Mostra di Venezia di quell’anno. Renato De Maria, che sarebbe diventato un collaboratore abituale, lo diresse nel film sul terrorismo La prima linea.

Nel 2010 Mine vaganti di Ferzan Özpetek rivelò un lato più leggero dell’attore. Scamarcio era Tommaso, il figlio minore di una famiglia meridionale di pastai, tornato a casa con l’intenzione di annunciare di essere gay, ma messo in ombra dal fratello. La commedia ebbe successo in Italia e all’estero e gli valse il Ciak d’oro come miglior attore. Nello stesso anno fondò la società di produzione Buena Onda insieme a Golino e alla produttrice Viola Prestieri: una decisione destinata a segnare la seconda metà della sua carriera.

Le proposte internazionali si moltiplicarono. Entrò nel cast corale di Polisse (2011) di Maïwenn, vincitore del Premio della giuria a Cannes; apparve in To Rome with Love (2012) di Woody Allen; lavorò con Paul Haggis in Third Person e tornò a collaborare con Abel Ferrara in Pasolini; infine si unì alla brigata di cucina di Bradley Cooper nel ruolo di Max in Burnt (2015) di John Wells. La televisione britannica lo scelse per i thriller della BBC London Spy (2015) e The Woman in White (2018). Nel 2011 tornò anche a teatro, nei panni di Romeo in Romeo e Giulietta di Valerio Binasco: l’interpretazione gli fece vincere il Premio Flaiano per il teatro.

Il produttore dietro il volto

Il primo lungometraggio prodotto da Buena Onda fu Miele (2013), esordio alla regia di Valeria Golino, la storia di una giovane donna che aiuta di nascosto i malati terminali a morire. Il film fu presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard e Scamarcio ottenne una candidatura ai Nastri d’argento come produttore. La società sostenne poi Pericle il Nero (2016) di Stefano Mordini, in cui Scamarcio interpretava anche un piccolo esecutore della camorra, e il secondo film di Golino, Euforia (2018), dove vestiva i panni di un imprenditore di successo, esuberante e intento a prendersi cura del fratello morente. Euforia gli procurò una candidatura ai David di Donatello come miglior attore, dopo la prima nomination nella stessa categoria per Nessuno si salva da solo (2015) di Sergio Castellitto, storia di una coppia separata in cui recitava accanto a Jasmine Trinca.

Molti critici considerano ancora Euforia uno dei suoi lavori migliori e il rapporto che lo ha reso possibile è insolito nel cinema italiano. Scamarcio e Golino si sono lasciati nel 2018, ma hanno continuato a lavorare insieme: una collaborazione fondata sulla fiducia nel giudizio reciproco più che sui sentimenti.

Cattivi, pittori e Netflix

Per il pubblico fuori dall’Italia, Scamarcio resta Santino D’Antonio, l’elegante e infido erede della camorra che in John Wick: Chapter 2 (2017) reclama da Keanu Reeves un debito di sangue. È un ruolo relativamente piccolo, ma ha reso il suo volto riconoscibile al pubblico internazionale delle multisala. Un anno dopo Paolo Sorrentino lo scelse per interpretare Sergio Morra in Loro (2018): un ambizioso uomo d’affari pugliese che recluta giovani donne per le feste di un magnate dei media. Il ruolo gli valse il Nastro d’argento come miglior attore non protagonista.

Lo streaming gli ha dato un nuovo tipo di slancio. Per Netflix è stato protagonista di Lo spietato (2019) di Renato De Maria, una saga criminale ambientata nella Milano degli anni Ottanta, e poi ha assunto un triplice ruolo di attore, produttore e, per la prima volta, co-sceneggiatore in Gli infedeli (2020) e L’ultimo paradiso (2021). Nel 2024 è tornato sulla piattaforma con Svaniti nella notte, al fianco di Annabelle Wallis, entrato nella top 10 globale di Netflix a luglio. Sul grande schermo ha recitato nel film corale Tre piani (2021) di Nanni Moretti e ha interpretato Vitale Portfoglio, l’attento bodyguard di Hercule Poirot, nel giallo di Agatha Christie di Kenneth Branagh A Haunting in Venice (2023).

Ha sviluppato anche una predilezione per gli artisti inquieti. In L’ombra di Caravaggio (2022) di Michele Placido ha interpretato il pittore, un attaccabrighe braccato dagli investigatori della Chiesa. Due anni dopo Johnny Depp lo ha scelto per il ruolo di Amedeo Modigliani in Modì, Three Days on the Wing of Madness, il secondo film da regista di Depp, che segue il pittore per settantadue caotiche ore nella Parigi in guerra, con Al Pacino nei panni del collezionista Maurice Gangnat e Stephen Graham in quelli del mercante Léopold Zborowski. Il film è stato presentato in anteprima al Festival di San Sebastián nel 2024.

Nello stesso anno ha portato sullo schermo un progetto personale. Race for Glory: Audi vs. Lancia, diretto da Mordini e co-sceneggiato da Scamarcio con Filippo Bologna, racconta il Campionato del mondo rally del 1983, quando la Lancia 037 a trazione posteriore sconfisse l’Audi Quattro a trazione integrale. Scamarcio ha interpretato Cesare Fiorio, capo della squadra Lancia, accanto a Daniel Brühl nel ruolo di Roland Gumpert, responsabile Audi, e ha prodotto il film con Jeremy Thomas. Ha chiuso il 2024 con il dramma familiare Sei fratelli di Simone Godano, che gli è valso un’altra candidatura ai Nastri d’argento.

Venezia e il padre

I figli della scimmia, esordio nel lungometraggio di Tommaso Landucci, è stato presentato nella sezione Orizzonti dell’83ª Mostra del Cinema di Venezia, nel settembre 2026. Scamarcio interpreta Dario, che dedica ogni ora al figlio disabile e stringe un legame intenso con il figlio adolescente del fratello: in lui vede il figlio che avrebbe potuto avere e il padre che avrebbe potuto essere. Questa dinamica finisce per incrinare l’equilibrio di Dario e travolge l’intera famiglia. La critica ha sottolineato la sincerità del suo lavoro con il giovane Andrea Aggio, al debutto nel ruolo del nipote, e la giuria gli ha assegnato il premio Orizzonti per il miglior attore. Il film ha vinto anche il premio per la sceneggiatura della sezione, assegnato a Landucci e Damiano Femfert. Sul palco, Scamarcio ha condiviso il riconoscimento con Aggio e lo ha dedicato a tutti i padri, compreso il suo. Il film è arrivato nelle sale italiane il 17 settembre 2026.

Vita privata

La relazione di Scamarcio con Golino è durata dal 2006 al 2018. Nel 2020 è diventato padre: la figlia è nata dalla relazione con la compagna di allora, Angharad Wood; in seguito è stato accostato all’attrice Benedetta Porcaroli. Protegge con discrezione la propria vita privata e ne parla di rado. Il suo legame con la Puglia, però, è cosa nota: nell’agosto 2016 Polignano a Mare, la località costiera in cui viveva da anni, lo ha nominato cittadino onorario. Si doppia da sé nelle versioni italiane dei suoi film internazionali, una piccola abitudine che dice molto su quanto tenga alla propria voce. Nel 2014 ha cantato Diavolo in me di Zucchero sul palco di Sanremo insieme a Francesco Sarcina e ha preso parte a videoclip dei Negramaro e de Le Vibrazioni.

A quarantasei anni, Scamarcio ha finalmente in mano il premio che certifica, agli occhi dell’industria, che è più di una star affidabile. In oltre vent’anni, il giovane che aveva interpretato Step è diventato l’attore a cui gli autori italiani si affidano per i loro uomini più ambigui e il produttore che finanzia film che nessun altro farebbe. I figli della scimmia è ora nelle sale italiane, forte di un premio veneziano per un’interpretazione costruita sul dubbio anziché sul fascino; le proposte che seguono un riconoscimento del genere tendono a essere proprio quelle difficili e interessanti che Scamarcio insegue da quando ha lasciato la scuola di cinema.

YouTube video

Film principali

Tag: , , , , ,

Notizie in evidenza — Riccardo Scamarcio

Aggiungici su Google

Discussione

Ci sono 0 commenti.