Cinema

George Michael: The Faith Tour porta al cinema i concerti di Parigi rimasti in archivio

Camille Lefèvre
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Quattordici cineprese caricate con pellicola cinematografica hanno seguito George Michael per due sere al Palais Omnisports de Paris-Bercy, nel momento in cui Faith aveva trasformato l’ex cantante degli Wham! in una superstar solista. Poi le bobine sono rimaste mute. Nessun film-concerto, nessun album dal vivo, nessun video ufficiale. George Michael: The Faith Tour, il film restaurato a partire da quel materiale, è uscito questa settimana in Italia, nel Regno Unito, in Irlanda e in diversi paesi europei, quasi quarant’anni dopo i concerti che racconta.

Per una critica che scrive da Parigi, il luogo è metà della storia: Bercy, il blocco di cemento nella parte est della città che oggi si chiama Accor Arena, aveva appena quattro anni quando Michael vi si esibì. L’altra metà è il montaggio. Un film costruito su due serate e quattordici angolazioni non è mai la registrazione di un concerto. È una tesi su un concerto, e qui a sostenerla sono le stesse persone che avevano costruito l’immagine di Michael fin dall’inizio, il regista di videoclip Andy Morahan e il collaboratore di sempre David Austin. Il film vuole mostrare una popstar al massimo della potenza. Non può mostrare perché lui non abbia mai più messo in scena uno spettacolo del genere.

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Un solo nome nei titoli, una sola immagine sul manifesto

I titoli accreditano un unico interprete, George Michael, in immagini d’archivio, e la campagna ha scelto la sua immagine di conseguenza. Il visual in testa a questa pagina lo mostra accovacciato a metà canzone, microfono alzato, un giubbotto di pelle nera che scivola da una spalla sopra una canottiera bianca, una croce appesa all’orecchio e, alle sue spalle, l’arena ridotta a un fondo scuro punteggiato di luci. È il personaggio di Faith in un solo fotogramma, barba incolta, pelle e jeans strappati, e l’uscita lo vende senza ironia. L’ironia appartiene all’uomo. Un lungo saggio di Rolling Stone dedicato al tour, pubblicato nell’edizione italiana della rivista, sostiene che fu l’unica volta in cui Michael si identificò al cento per cento con il ruolo di pop idol sexy sul palco, e anche l’ultima.

La filmografia di Morahan spiega l’immagine. Ha diretto i video di Faith, Careless Whisper e Last Christmas, quindi ha contribuito a inventare il vocabolario visivo che questo film restaura. Austin ha diretto George Michael Freedom Uncut e George Michael at the Palais Garnier, Paris. I grandi film-concerto hanno un autore: Jonathan Demme ha costruito Stop Making Sense come un’unica messa in scena in crescendo, Prince ha portato Sign o’ the Times in un teatro di posa per controllarlo, D.A. Pennebaker ha filmato Bowie che congedava Ziggy Stardust davanti al pubblico. The Faith Tour appartiene a una categoria più recente, il montaggio d’archivio postumo, in cui la paternità si divide tra gli operatori di una primavera parigina e una sala di montaggio al lavoro decenni dopo, con Ben Wainwright-Pearce al montaggio.

Che cosa sosteneva la scaletta

I concerti avevano già una tesi, e il film la eredita. Il Faith Tour contò 109 date in 16 paesi, con le coreografie di Paula Abdul, e fu il primo tour di Michael senza gli Wham!. Eppure la scaletta non rinnegava il duo. Nel racconto di Rolling Stone si apriva con I Want Your Sex e Hard Day, virava subito verso Everything She Wants e I’m Your Man e lasciava spazio ai dischi soul che amava: Love’s in Need of Love Today di Stevie Wonder, Lady Marmalade delle LaBelle, Play That Funky Music dei Wild Cherry. C’era un successo degli Wham! che si rifiutava di cantare: Wake Me Up Before You Go-Go. L’album dal vivo di 18 brani pubblicato insieme al film conserva quelle cover accanto a Father Figure, One More Try, Monkey, A Different Corner e Careless Whisper, tutte dai concerti parigini registrati il 30 e il 31 maggio 1988.

Che cosa un restauro non può risolvere

Niente di tutto questo garantisce un film. Una delle prime recensioni, quella del sito francese AVCesar dopo un’anteprima a fine ottobre, è stata schietta: messa in scena minimale per gli standard di oggi, immagine e suono poco profondi, musicisti lasciati nell’ombra perché la luce resti solo sul cantante, coreografie di Abdul molto invecchiate, salvo ammettere che l’ultima parte del concerto finisce per trascinare lo spettatore. C’è poi un limite strutturale. È una produzione dell’eredità, firmata da George Michael Entertainment con Globe Originals e Mercury Studios e diretta da persone di casa, e un montaggio autorizzato dell’apice difficilmente si soffermerà su ciò che il saggio di Rolling Stone indica come il suo prezzo: un uomo costretto a nascondere la propria omosessualità mentre faceva il pin-up del mondo in un decennio ferocemente omofobo. Anche il calendario suggerisce una lettura. L’uscita nordamericana arriva due settimane prima del decimo anniversario della morte di Michael, il giorno di Natale, con un cofanetto deluxe già nei negozi.

Black and white image of George Michael kneeling on stage with a microphone in the concert film George Michael: The Faith Tour
George Michael on stage in George Michael: The Faith Tour (2026)

Morahan e Austin firmano insieme la regia. Il lungometraggio è preceduto da Finding Faith, un cortometraggio originale di Mary McCartney che inquadra il tour nel suo contesto, e l’uscita si appoggia anche su un’intervista inedita a Michael, sulle fotografie di Herb Ritts e su materiale dal set del video di Faith. Il suono è stato rimixato agli Abbey Road Studios, secondo un contenuto promozionale di IMAX. Universal Pictures Content Group gestisce la distribuzione internazionale; Crosswalk, la divisione di event cinema di Bleecker Street, ha il Nord America, dove IMAX ospiterà proiezioni in anteprima. Il film dura 113 minuti. Il restauro parte dal materiale in 35 mm di tutte le 14 cineprese.

George Michael: The Faith Tour ha avuto la sua prima mondiale a Londra il 27 ottobre 2026 ed è nelle sale italiane dal 6 novembre 2026, lo stesso giorno dell’uscita nel Regno Unito e in Irlanda; negli Stati Uniti arriverà l’11 dicembre. L’album dal vivo, intitolato anch’esso The Faith Tour, è uscito il 6 novembre per George Michael Entertainment e Sony Music, fino a un cofanetto con un libro di 136 pagine di foto inedite del tour. Ogni sera di quel tour Michael cantava, in Faith, di mostrare la porta a un amante. Poco dopo riservò lo stesso trattamento al ruolo di pop idol, e questo film è la prima volta che qualcuno viene fatto rientrare.

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