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Naomi Osaka, la campionessa che disse no alle conferenze stampa e ora rinasce sull’erba

Penelope H. Fritz
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Naomi Osaka
Naomi Osaka
Photo: si.robi / CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
Nascita16 ottobre 1997
Chūō-ku
ProfessioneTennista professionista
PremiSportivo dell'anno di Sports Illustrated · Atleta dell'anno di Associated Press · Time 100

La frase che ha scosso il mondo del tennis è arrivata dopo una sconfitta contro una qualificata a Miami. Naomi Osaka, quattro volte campionessa del Grande Slam ed ex numero uno del mondo, ha detto ai giornalisti che voleva vincere titoli, ma che, se il prezzo da pagare fosse stato trascorrere molto meno tempo con sua figlia, avrebbe preferito rinunciarci. Sembrava l’inizio di un addio. Poi è arrivato il miglior periodo della sua carriera sulla terra battuta e sull’erba, coronato da un quarto di finale a Wimbledon, raggiunto battendo la numero uno del ranking, Aryna Sabalenka.

È proprio questa distanza tra una giocatrice che dice che il tennis non è più al centro della sua vita e una che ottiene risultati mai raggiunti quando invece lo era, a rendere Osaka così interessante oggi. E riscrive anche una storia più vecchia: quella in cui era stata dipinta come un prodigio fragile, spezzato dal mondo dello sport.

Il suo percorso nel tennis è cominciato con un progetto preso in prestito da qualcun altro. Suo padre, Leonard François, originario di Jacmel, ad Haiti, vide Venus e Serena Williams agli Open di Francia del 1999 e decise di crescere le sue due figlie come Richard Williams aveva cresciuto le proprie, anche se lui stesso aveva giocato pochissimo. Sua madre, Tamaki Osaka, viene da Nemuro, nell’Hokkaido; i due si erano conosciuti a Sapporo. La figlia minore è nata il 16 ottobre 1997 a Chūō-ku, Osaka, e, come la sorella maggiore Mari, ha preso il cognome della madre: in Giappone è consuetudine quando solo uno dei genitori ha la cittadinanza giapponese.

Quando aveva tre anni, la famiglia si è trasferita a Elmont, a Long Island, e in seguito in Florida, dove di giorno si allenava sui campi pubblici di Pembroke Pines e la sera studiava a casa. I genitori decisero fin da subito che entrambe le figlie avrebbero giocato per il Giappone, non per il Paese in cui stavano crescendo. A 15 anni rifiutò un posto nel centro nazionale della USTA a Boca Raton. Una scelta che ha continuato a pesare: prima delle Olimpiadi di Tokyo rinunciò alla cittadinanza statunitense e, durante la cerimonia di apertura, diventò la prima tennista ad accendere il braciere olimpico.

Il suo ingresso nel professionismo fu rapido e clamoroso. A 16 anni sconfisse l’ex campionessa degli US Open Samantha Stosur al suo primo match WTA, a Stanford, nel 2014. Due anni dopo raggiunse la sua prima finale, al Pan Pacific Open di Tokyo, e fu nominata esordiente dell’anno dalla WTA. Con Sascha Bajin, ex sparring partner di Serena Williams, vinse Indian Wells nel 2018 e poi gli US Open, battendo Williams in una finale degenerata in una disputa tra la statunitense e l’arbitro di sedia, con la cerimonia di premiazione sommersa dai fischi. Osaka, ventenne, disse al pubblico che le dispiaceva che fosse finita così.

All’inizio del 2019 arrivò il titolo agli Australian Open e, con esso, il numero uno del ranking: per la prima volta una giocatrice asiatica occupava quella posizione nel singolare. Poche settimane dopo si separò da Bajin, spiegando che non avrebbe anteposto il successo alla propria felicità: una frase che allora sembrò una curiosità e che oggi suona come una previsione. Arrivarono altri due titoli major: il secondo US Open nel 2020 e il secondo Australian Open nel 2021. Il titolo del 2020 è ricordato meno per il tennis che per le sette mascherine con cui scese in campo a New York, ognuna con il nome di una persona nera uccisa dalla polizia o dalla violenza razzista, tra cui Breonna Taylor, George Floyd e Trayvon Martin.

La lettura che si è imposta su di lei da quel momento è fin troppo lineare. Nel 2021 Osaka si rifiutò di tenere le conferenze stampa al Roland-Garros, fu multata di 15.000 dollari e minacciata di espulsione, poi si ritirò e rivelò di convivere con la depressione sin da quel primo US Open. Non giocò a Wimbledon e la sconfitta contro Leylah Fernandez a New York fu seguita da una pausa a tempo indeterminato. L’episodio ne fece un simbolo, ammirato e criticato più o meno in egual misura, di un’atleta che rifiutava un obbligo considerato parte integrante del lavoro. Si è parlato meno del fatto che allora fosse l’atleta donna più pagata della storia, con 37,4 milioni di dollari guadagnati nel 2020, e che stesse imparando a prendere in mano proprio la macchina commerciale dalla quale veniva accusata di sottrarsi. Nel 2022 lasciò IMG e fondò la propria agenzia, Evolve, insieme al suo agente Stuart Duguid, oltre a una casa di produzione, Hana Kuma. Non tutte le collaborazioni si sono rivelate fortunate: dopo il collasso di FTX, fu tra le celebrità testimonial citate in giudizio dagli investitori.

Osaka annunciò la gravidanza all’inizio del 2023 e a luglio nacque sua figlia Shai, avuta con il rapper Cordae. Tornò in campo a Brisbane nel gennaio 2024 e scoprì che il circuito non faceva sconti. Al Roland-Garros ebbe un match point contro Iga Świątek, ma perse; alle Olimpiadi di Parigi uscì al primo turno contro Angelique Kerber e un infortunio alla schiena le mise fine alla stagione in ottobre. La coppia si è separata all’inizio del 2025 e lei ne ha parlato senza rancore, definendo Cordae un papà fantastico.

La svolta è arrivata con un cambio di allenatore. Dopo le esperienze con Wim Fissette e Patrick Mouratoglou, nel 2025 ha iniziato a lavorare con Tomasz Wiktorowski, il coach polacco che aveva seguito Świątek. Quell’estate ha raggiunto la finale a Montreal e le semifinali degli US Open, battendo Coco Gauff prima di perdere in tre set contro Amanda Anisimova. Questa stagione ha portato il cambiamento anche sulle superfici che l’avevano sempre messa più in difficoltà. Per la prima volta è arrivata al quarto turno degli Open di Francia, ha disputato la sua prima finale sull’erba a Bad Homburg, dove un infortunio al piede l’ha costretta al ritiro contro Karolína Muchová, e poi ha battuto Sabalenka a Wimbledon, prima che Muchová la fermasse nei quarti. Alla domanda su cosa fosse cambiato, ha indicato il suo allenatore: il grande polacco.

Il suo corpo, però, non sempre ha retto il passo. Problemi agli addominali hanno chiuso in anticipo la sua stagione 2025 e l’hanno costretta a rinunciare agli Australian Open di gennaio. Agli US Open di settembre ha stretto i denti nonostante il dolore alla parte bassa della gamba e ha battuto Elise Mertens; un diverbio a bordo campo con Wiktorowski è diventato virale e Elena Rybakina ha interrotto la sua corsa al quarto turno. Eppure Osaka sostiene che ci sia ancora la possibilità di vincere uno Slam.

Osaka arriva al China Open di Pechino, dove ha conquistato il titolo nel 2019, da numero 17 del mondo e testa di serie numero 12. Al secondo turno affronterà Maria Timofeeva. Compirà 29 anni il 16 ottobre: le due priorità che ha dichiarato restano entrambe intatte e il quinto titolo major è ancora l’obiettivo che insegue apertamente.

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