Calcio

Luciano Spalletti, l’allenatore della Juventus che vince in campo e perde negli addii

Penelope H. Fritz
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Luciano Spalletti
Luciano Spalletti
Photo: Quirinale / Attribution, via Wikimedia Commons
Nascita7 marzo 1959
Certaldo, Tuscany, Italy
ProfessioneAllenatore di calcio
PalmarèsSerie A 2022-23 · Coppa Italia ×2 · Supercoppa Italiana 2007 · Premier Liga Russa ×2 · Coppa di Russia 2009-10 · Supercoppa 2007 · Scudetto 2023
Premi individualiAllenatore dell'Anno della Serie A · Italian Football Hall of Fame · Panchina d'Oro

Al fischio finale della vittoria sul Napoli a Torino, Luciano Spalletti ha stretto a lungo in un abbraccio il suo staff, poi si è rivolto a chi aveva fischiato i suoi giocatori. Ha chiesto loro di smettere e di sostenere la squadra. Un ruolo insolito per un uomo la cui ultima grande stagione si era conclusa con Napoli in festa per le strade. Oggi Spalletti allena la Juventus, il club che la sua squadra aveva umiliato nella corsa al titolo, e a Torino lo accompagna la domanda che ricorre nella sua carriera: un allenatore capace di costruire alcune delle squadre più creative d’Italia può resistere alle lotte di potere dei club che lo ingaggiano? Raramente il problema è stato il suo calcio. Quasi sempre, invece, lo sono stati i suoi addii.

È arrivato tardi al calcio e partendo dal basso. Originario di Certaldo, cittadina collinare toscana alle porte di Firenze, Spalletti non ha vissuto di calcio fino alla metà dei vent’anni, quando è diventato centrocampista in Serie C con Entella, Spezia, Viareggio e infine Empoli. In quegli anni nessuno lo scambiava per un futuro allenatore di Serie A, e lui non ha mai finto il contrario.

La carriera da allenatore è iniziata quasi per caso. Quando nel 1993, a trentaquattro anni, ha smesso di giocare con l’Empoli, il club lo ha trattenuto e, nel giro di cinque stagioni, lui ha portato la squadra toscana dalla Serie C1 alla Serie A con due promozioni consecutive. Nel 1999 si è diplomato alla scuola allenatori di Coverciano con il massimo dei voti, 110 e lode, presentando una tesi sul 3-5-2. Sono seguite brevi esperienze alla Sampdoria, al Venezia e all’Ancona, prima dell’Udinese, con cui una rosa modesta ha chiuso al quarto posto nel 2004-05 e conquistato l’accesso alla Champions League.

Quel risultato lo ha portato alla Roma nel 2005 e all’idea che gli ha dato notorietà. A metà della sua prima stagione, Spalletti ha spostato Francesco Totti al centro dell’attacco in un 4-2-3-1 senza una punta fissa: un falso nove, prima che l’espressione diventasse comune in Italia. Nel 2006 la Roma ha vinto undici partite di Serie A consecutive, allora un record per il campionato; ha conquistato la Coppa Italia nel 2007 e nel 2008, la Supercoppa nel 2007 e, nel 2008, ha battuto il Real Madrid sia all’andata sia al ritorno in Champions League. I fondi sono venuti a mancare, i risultati sono peggiorati e nel settembre 2009 Spalletti si è dimesso.

La Russia gli ha dato i trofei che l’Italia gli aveva negato. Alla guida dello Zenit San Pietroburgo ha vinto il campionato russo nel 2010 e nel 2011-12, oltre alla Coppa di Russia e alla Supercoppa, e ha portato per la prima volta il club alla fase a eliminazione diretta della Champions League. È stato esonerato nel marzo 2014, dopo due stagioni senza trofei. Una seconda esperienza alla Roma, dal 2016, gli ha fruttato un terzo e un secondo posto; il passaggio all’Inter nel 2017 ha riportato il club in Champions League per la prima volta in sei anni, e per due stagioni consecutive. L’Inter lo ha lasciato andare nel maggio 2019 e lui è rimasto lontano dalla panchina per due anni.

Il Napoli è stata la ricompensa per aver aspettato. Nel 2022 il club ha ceduto o lasciato partire Kalidou Koulibaly, Dries Mertens, Lorenzo Insigne e Fabián Ruiz, e i tifosi si aspettavano un anno di transizione. Spalletti ha invece costruito una squadra veloce e coraggiosa attorno a Khvicha Kvaratskhelia, Victor Osimhen e Kim Min-jae, ha battuto la Juventus 5-1 nel gennaio 2023 e ha raggiunto i primi quarti di finale di Champions League nella storia del club. Il 4 maggio 2023 il Napoli ha vinto lo Scudetto, il primo dal 1990. Qualche settimana dopo, Spalletti se n’è andato.

È difficile ignorare lo schema che si ripete. Nel 2016 Totti lo ha criticato pubblicamente e Spalletti lo ha escluso dalla squadra: una faida che ha avvelenato il suo ritorno alla Roma e che i due hanno poi ricomposto. Nel 2019 ha tolto la fascia di capitano dell’Inter a Mauro Icardi, nel pieno di uno scontro sul rinnovo del contratto. In seguito ha attribuito il suo addio al Napoli a un conflitto continuo con il presidente Aurelio De Laurentiis, che, ha scritto, non lo aveva chiamato la sera della vittoria del titolo. L’incarico alla guida della Nazionale, assunto nel settembre 2023, ha messo in luce un problema più difficile: le sue squadre hanno bisogno di tempo e di contatto quotidiano, due cose che una selezione nazionale non può offrire. L’Italia è uscita da Euro 2024 agli ottavi contro la Svizzera, tra le notizie di tensioni nello spogliatoio, e Spalletti ha detto che la responsabilità del fallimento era della sua scelta dei giocatori. Nel giugno 2025, dopo la sconfitta per 3-0 in Norvegia nelle qualificazioni ai Mondiali, ha annunciato in conferenza stampa il proprio esonero ed è rimasto in panchina per un’ultima partita contro la Moldavia.

La Juventus lo ha chiamato quell’autunno. Nell’ottobre 2025 ha sostituito Igor Tudor, con il club settimo in Serie A, firmando un contratto di otto mesi. Nell’aprile 2026 la società glielo ha prolungato di due anni, ma la stagione si è conclusa male: la Juventus ha perso uno spareggio di Champions League contro il Galatasaray e ha chiuso al sesto posto, a due punti dalle prime quattro. Questa stagione ha avuto oscillazioni ancora più brusche. La sconfitta casalinga per 3-0 contro la Lazio e quella per 2-0 a Genova hanno portato fischi, un ritiro di allenamento e le indiscrezioni dei giornali su Antonio Conte; il 2-0 contro il Napoli di Massimiliano Allegri, il primo novembre, ha portato la Juventus a 17 punti dopo dieci giornate. Finora ogni vittoria in campionato è arrivata senza subire gol. In Europa League, la squadra ha esordito con un 5-0 contro il NEC Nijmegen.

Lontano dalla panchina, Spalletti vive con la moglie Tamara in una fattoria di famiglia su un crinale alle porte di Montaione, nella campagna toscana da cui proviene; hanno tre figli. Nel 2025 ha pubblicato Il paradiso esiste… ma quanta fatica, un’autobiografia scritta con il giornalista Giancarlo Dotto, sincera tanto sui suoi litigi quanto sulle sue squadre. È stato nominato Allenatore dell’anno della Serie A nel 2006, nel 2007 e nel 2023, ha vinto due volte la Panchina d’Oro ed è entrato nella Hall of Fame del calcio italiano nel 2023.

La prossima prova sarà a Firenze, contro la Fiorentina, l’8 novembre, a breve distanza in auto dalla città in cui ha cominciato. A Torino la domanda è se riuscirà a restare abbastanza a lungo da far arrivare il suo calcio.

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