Attori

Morgan Freeman, l’attore che ha interpretato Dio e ammette di accettare copioni deboli se la paga è buona

Penelope H. Fritz
Aggiungici su Google
Morgan Freeman
Morgan Freeman
Photo: DoD News Features / Public domain, via Wikimedia Commons
Nascita1 giugno 1937
Memphis, Tennessee, USA
ProfessioneAttore, narratore e regista
Noto perLe ali della libertà, Il cavaliere oscuro, Seven
PremiOscar · Golden Globe · Cecil B. DeMille · Kennedy Center Honors · AFI (alla carriera) · SAG (alla carriera) · Obie · Drama Desk

La voce di Morgan Freeman ha interpretato Dio due volte, introdotto il telegiornale della sera, spiegato i wormhole e accompagnato una colonia di pinguini imperatore attraverso l’Antartide. Il pubblico si fida così tanto di quella voce che ormai degli sconosciuti la copiano con un software e mettono al lavoro le copie. L’uomo a cui appartiene la trova una cosa meno lusinghiera che esasperante. Ha detto che i suoi avvocati sono impegnati a dare la caccia ai cloni e definisce questa pratica con una parola che la maggior parte degli attori evita di pronunciare in pubblico: furto.

L’ironia è che il cinema ha impiegato decenni per accorgersi di quella voce. Durante i suoi vent’anni e trent’anni, Freeman ha ballato, fatto tournée, recitato Off-Broadway e lavorato in programmi televisivi per bambini che in privato detestava. Era ormai vicino ai cinquanta quando un ruolo cinematografico spinse i critici a fermarsi e chiedersi chi fosse. Tutto quello che è venuto dopo — i saggi, i presidenti, il detenuto che racconta una storia di prigione, la divinità in abito bianco — è arrivato nella seconda metà di una vita già lunga. Lavora ancora, ed è insolitamente schietto sulle ragioni.

Un’infanzia nel Mississippi e una parentesi nell’aeronautica

Freeman nacque a Memphis, nel Tennessee, il 1° giugno 1937, quarto e ultimo figlio di Mamie Edna Revere, insegnante, e Morgan Porterfield Freeman, barbiere morto nel 1961. Quando era ancora in fasce fu mandato a vivere con la nonna paterna a Charleston, nel Mississippi; in seguito la famiglia si trasferì spesso, a Greenwood, a Gary, in Indiana, e a Chicago. Ha raccontato di aver sentito il blues per la prima volta sul portico di quella nonna, nel Delta. Quel suono gli è rimasto dentro per tutta la vita.

Debuttò come attore a nove anni, nel ruolo principale di una recita scolastica, e a dodici vinse una gara di teatro a livello statale. Si diplomò alla Broad Street High School di Greenwood nel 1955 e ricevette un’offerta per una borsa di studio parziale in recitazione alla Jackson State University. La rifiutò e si arruolò invece nell’aeronautica militare degli Stati Uniti, dove lavorò come tecnico riparatore di radar per il tracciamento automatico e raggiunse il grado di aviere di prima classe. Nel 1959 lasciò il servizio e si trasferì a Los Angeles.

Lì seguì corsi di recitazione al Pasadena Playhouse e studiò arti teatrali al Los Angeles City College, dove un insegnante lo indirizzò verso la danza. Per alcuni anni seguì quel consiglio. Ballò alla Fiera mondiale del 1964, entrò nel gruppo di teatro musicale Opera Ring a San Francisco, andò in tournée con The Royal Hunt of the Sun e fece la comparsa in The Pawnbroker di Sidney Lumet. Fu in quel periodo che decise che la recitazione, non la danza, era ciò a cui non poteva rinunciare.

Vent’anni di palcoscenico prima che il cinema si accorgesse di lui

Freeman debuttò Off-Broadway nel 1967 al fianco di Viveca Lindfors, in uno spettacolo sui Freedom Riders, e l’anno dopo arrivò a Broadway nella produzione interamente nera di Hello, Dolly!, con Pearl Bailey e Cab Calloway. Nel 1971 entrò nel cast della serie per bambini della PBS The Electric Company, che gli garantì un reddito fisso e un volto riconoscibile per un’intera generazione di bambini americani. Lasciò il programma nel 1975. Joan Ganz Cooney, co-creatrice della serie, avrebbe poi raccontato che Freeman detestava lavorarci e che quello fu un periodo molto infelice della sua vita; lui stesso ha detto che ci pensa di rado, pur essendone grato.

Il suo primo ruolo cinematografico accreditato, in Who Says I Can’t Ride a Rainbow!, arrivò nel 1971 e non cambiò nulla. A cambiare le cose fu il teatro. Nel 1978 interpretò un ubriacone in The Mighty Gents e vinse un Drama Desk Award e un Clarence Derwent Award. Nel 1980 ricevette un Obie per il ruolo del titolo in Coriolanus; ne seguirono altri per la parte di un predicatore nel musical The Gospel at Colonus e per Hoke Colburn, l’autista nella pièce di Alfred Uhry Driving Miss Daisy. Sullo schermo lavorava con continuità, ma in ruoli marginali: una piccola parte in Brubaker, un ruolo nel film televisivo Attica, una parte in Eyewitness di Peter Yates e due anni nei panni dell’architetto Roy Bingham nella soap opera Another World.

Street Smart e un arrivo tardivo

La svolta arrivò con Street Smart nel 1987, in cui interpretava un magnaccia di nome Fast Black al fianco di Christopher Reeve. Era l’opposto dei personaggi dignitosi a cui sarebbe stato poi associato, ed era un’interpretazione inquietante. Roger Ebert lodò la capacità dell’attore di essere affascinante o minaccioso, a seconda di ciò che richiedeva la scena. La performance gli valse la prima candidatura agli Oscar, come miglior attore non protagonista, e Freeman l’ha definita la sua svolta. Quell’anno compì cinquant’anni.

Seguì uno dei periodi di due anni più densi che un attore americano abbia mai vissuto. Nel solo 1989 interpretò il sergente maggiore John Rawlins accanto a Denzel Washington nel film sulla Guerra civile di Edward Zwick Glory, il preside inflessibile Joe Clark in Lean on Me, un detective di New Orleans in Johnny Handsome di Walter Hill e di nuovo Hoke, questa volta al cinema, in Driving Miss Daisy di Bruce Beresford, con Jessica Tandy. Quest’ultimo ruolo gli portò un Golden Globe come miglior attore in un film commedia o musicale e una candidatura agli Oscar come miglior attore. L’anno seguente prestò la voce a Frederick Douglass nella serie documentaria di Ken Burns The Civil War, un primo indizio di dove lo avrebbe portato la sua voce.

Red, Somerset e gli anni con Eastwood

Nel 1992 Clint Eastwood lo scelse per il ruolo di Ned Logan, l’anziano compagno che cavalca un’ultima volta al fianco di William Munny in Unforgiven. Il film vinse quattro Oscar, tra cui quello per il miglior film, e diede inizio a un sodalizio professionale che avrebbe contato più di ogni altro nella carriera di Freeman. Un anno dopo passò dietro la macchina da presa per Bopha!, un dramma su un sergente di polizia nero, interpretato da Danny Glover, diviso da lealtà contrapposte nel Sudafrica dell’apartheid. Il Washington Post lodò la calma con cui aveva diretto il film. Da allora non ha più diretto un lungometraggio.

Poi arrivò il ruolo che oggi quasi tutti associano a lui. In The Shawshank Redemption di Frank Darabont, nel 1994, interpretò Red, il faccendiere del carcere che racconta l’amicizia al centro della storia. Nel racconto di Stephen King Red è un irlandese bianco; Freeman fu scelto su suggerimento della produttrice Liz Glotzer. Ha ammesso che l’insistenza di Darabont nel girare una ripresa dopo l’altra finì per sfiancarlo. Il film andò male al botteghino, gli valse un’altra candidatura agli Oscar come miglior attore e diventò in seguito uno dei drammi più visti della sua epoca in televisione e in home video.

L’anno dopo interpretò il detective disilluso William Somerset accanto a Brad Pitt in Se7en di David Fincher. Insieme alla produttrice Lori McCreary, conosciuta sul set di Bopha!, fondò Revelations Entertainment, una società nata per portare sullo schermo storie con personaggi neri e vicende storiche trascurate. La fine degli anni Novanta portò Amistad di Steven Spielberg, il ruolo dello psicologo Alex Cross in Kiss the Girls e nel suo sequel, e il primo di molti presidenti interpretati da Freeman: Tom Beck in Deep Impact. Nel 2004 Eastwood lo scelse di nuovo per il ruolo di Eddie Dupris, l’ex pugile con un occhio solo che manda avanti la palestra in Million Dollar Baby. Per questa interpretazione Freeman vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista, alla sua quarta candidatura come attore.

Come la sua voce è diventata un’istituzione

Freeman ha spiegato che la sua voce è stata in parte costruita. Durante i corsi di dizione all’università si accorse che la maggior parte delle persone parla troppo in fretta o con un tono troppo alto; si esercitò quindi a usare un registro più basso e a scandire ogni parola. A metà degli anni Duemila i produttori avevano capito l’effetto che quella voce faceva su una colonna sonora. Nel 2005 narrò sia il documentario di Luc Jacquet, vincitore dell’Oscar, March of the Penguins, sia l’apertura di War of the Worlds di Spielberg. Aveva già interpretato Dio in Bruce Almighty, accanto a Jim Carrey, e avrebbe ripreso il ruolo in Evan Almighty.

La stessa autorevolezza lo rese la scelta naturale per Lucius Fox, l’ingegnere che rifornisce Batman senza clamore, nei film di Christopher Nolan Batman Begins, The Dark Knight e The Dark Knight Rises. E lo portò al ruolo che cercava da anni di riuscire a interpretare. Freeman desiderava da tempo vestire i panni di Nelson Mandela. Quando il progetto di adattare l’autobiografia di Mandela si arenò, acquistò i diritti del libro di John Carlin sulla Coppa del mondo di rugby del 1995 e lo propose a Eastwood. Invictus, uscito nel 2009 con Matt Damon nel ruolo del capitano degli Springboks François Pienaar, gli valse la quinta candidatura agli Oscar come attore.

Morgan Freeman

La televisione trasformò la sua voce in qualcosa di simile a un servizio pubblico. Nel 2010 CBS lo scelse per sostituire Walter Cronkite come voce registrata dell’introduzione al suo telegiornale serale. Nello stesso anno iniziò a condurre Through the Wormhole sul Science Channel, in onda fino al 2017; dal 2016 fu inoltre il volto di The Story of God with Morgan Freeman per National Geographic, viaggiando per scoprire come diverse religioni rispondono alle stesse domande. Quando gli intervistatori gli chiedono se creda in Dio, tende a rispondere con ironia e in modo anticonvenzionale, più che con devozione.

I lavori accettati per denaro, come lui stesso ammette

Il ritratto reverenziale della carriera di Freeman omette quanti film di scarso valore abbia girato. Accanto ai classici ci sono Evan Almighty, un costoso flop, il malrecensito Last Knights e tre film della serie d’azione Has Fallen, in cui il suo Allan Trumbull passa da presidente della Camera a presidente degli Stati Uniti. Recensendo London Has Fallen, il critico Ignatiy Vishnevetsky osservò che si può scrivere un dialogo che suona spazzatura perfino pronunciato dalla voce profonda e sonora di Freeman. All’inizio degli anni Venti, una serie di thriller visti da pochi, come Vanquish e The Ritual Killer, non ha giovato alla sua reputazione.

Non finge che sia altrimenti. In un’intervista al New York Times dell’agosto 2026, gli è stato chiesto che cosa cerchi in una sceneggiatura; ha risposto che dipende dal compenso: se ti pagano abbastanza, ha detto, sorvoli su qualche problema della sceneggiatura. È un utile contrappeso, detto da un attore la cui immagine sullo schermo si fonda sull’autorevolezza morale. Freeman ha sempre parlato della recitazione come di un mestiere, e quel mestiere gli ha dato molto.

Anche alcune sue dichiarazioni pubbliche hanno suscitato critiche. Nel 2005, a 60 Minutes della CBS, definì ridicolo il Black History Month, dicendo a Mike Wallace che non voleva un mese dedicato alla storia nera perché la storia nera è storia americana. Molti non erano d’accordo. Nel maggio 2018 CNN pubblicò un’inchiesta in cui otto donne accusavano Freeman di comportamenti che alcune descrivevano come molestie e altre come inappropriati. Freeman si scusò con chiunque si fosse sentito a disagio o mancato di rispetto e disse che non era mai stata sua intenzione. Una delle donne citate nel servizio affermò in seguito che CNN aveva decontestualizzato le sue parole. Il suo avvocato chiese una rettifica e il sindacato degli attori, che gli aveva conferito il Life Achievement Award a gennaio, decise dopo una verifica di non intraprendere alcuna azione nei suoi confronti.

Mississippi, api e blues

Freeman non ha mai davvero lasciato il Delta. Vive a Charleston, nel Mississippi, la città in cui è stato cresciuto dalla nonna, e ha una casa a New York. Nel maggio 2001 aprì il Ground Zero Blues Club a Clarksdale insieme all’avvocato Bill Luckett e a Howard Stovall, trasformando un vecchio edificio vicino ai binari della ferrovia in un juke joint per musicisti del posto e per i turisti che vengono ad ascoltarli. Imparò a pilotare a 65 anni e ha posseduto diversi aerei privati. Nel 2014, preoccupato per il crollo delle colonie di api mellifere, trasformò il suo ranch di 124 acri in un santuario per le api, iniziando con 26 arnie.

La sua vita privata non è stata facile. Il 3 agosto 2008 la sua auto si ribaltò nei pressi di Ruleville, nel Mississippi, e fu necessario estrarlo dalle lamiere. Si fratturò la spalla sinistra, il braccio e il gomito; i danni ai nervi che seguirono gli causarono fibromialgia e gli lasciarono la mano sinistra quasi inutilizzabile. Fu sposato con Jeanette Adair Bradshaw dal 1967 al 1979 e con Myrna Colley-Lee dal 1984 fino al divorzio, nel 2010. Ha quattro figli. Nell’agosto 2015 la sua nipote acquisita E’dena Hines, che lui e Colley-Lee avevano contribuito a crescere, fu uccisa a New York a 33 anni. Nel 2021 lui e Linda Keena, docente all’Università del Mississippi, donarono un milione di dollari per fondare nell’ateneo un centro dedicato alle pratiche di polizia basate sulle prove e alla riforma delle forze dell’ordine.

Onorificenze e l’addio a un amico

I riconoscimenti sono arrivati con la stessa regolarità del lavoro. Freeman ha ricevuto i Kennedy Center Honors nel 2008, il Life Achievement Award dell’American Film Institute nel 2011, il Cecil B. DeMille Award dei Golden Globes nel 2012 e il Life Achievement Award dello Screen Actors Guild nel 2018. Una partecipazione al fianco di Michael Douglas e Alan Arkin in The Kominsky Method gli è valsa una candidatura agli Emmy nel 2021.

Nel marzo 2025, alla 97ª edizione degli Academy Awards, fu Freeman a salire sul palco per introdurre il segmento In Memoriam con un omaggio a Gene Hackman, morto pochi giorni prima. Ricordò al pubblico di aver lavorato con Hackman in Unforgiven e Under Suspicion, e citò il desiderio dell’amico di essere ricordato semplicemente come qualcuno che aveva cercato di fare un buon lavoro. Fu un breve discorso, pronunciato con la voce che tutti i presenti conoscevano, dedicato a un collega e non a se stesso.

YouTube video

Ancora al lavoro a 89 anni

Freeman ha compiuto 89 anni il 1° giugno 2026 e la sua agenda è più fitta di quella di molti attori che hanno la metà dei suoi anni. Dal 2023 interpreta il segretario di Stato Edwin Mullins nella serie di spionaggio di Taylor Sheridan Lioness su Paramount+, accanto a Zoe Saldaña e Nicole Kidman; la terza stagione è andata in onda dal 2 agosto 2026 al 20 settembre. Nel novembre 2025 è tornato nei panni di Thaddeus Bradley, il demistificatore della magia, in Now You See Me: Now You Don’t, il suo unico film uscito quell’anno. Quando gli è stato chiesto se pensasse di ritirarsi, ha detto al Guardian che l’idea gli passa per la testa finché il suo agente non lo chiama con una proposta, e che la voglia di lavorare si è un po’ affievolita, ma non abbastanza da fare una differenza sostanziale.

Anche la voce continua a lavorare. Dopo aver narrato nel 2023 la serie naturalistica Netflix Life on Our Planet, ha prestato la voce a The Dinosaurs, una serie Netflix in quattro parti prodotta da Steven Spielberg, realizzata da Amblin e Silverback Films con gli effetti visivi di Industrial Light and Magic, arrivata il 6 marzo 2026. Nelle stesse interviste in cui parla di questi lavori, si lamenta delle copie IA della sua voce realizzate senza il suo consenso. Ha detto che lo fanno arrabbiare, che per quel tipo di lavoro viene pagato e che chi lo fa senza coinvolgerlo gli sta rubando qualcosa.

Il suo progetto più personale di quest’anno nasce proprio da quel portico della nonna. Morgan Freeman’s Symphonic Blues Experience, pubblicato da Decca il 7 agosto 2026, è un viaggio in dodici brani attraverso un secolo di blues, narrato e prodotto da Freeman, registrato con la Chineke! Orchestra ai Royal Studios di Memphis e agli Abbey Road Studios di Londra, con ospiti tra cui Taj Mahal, Keb’ Mo’ e Shemekia Copeland. Attraverso Revelations, lui e McCreary sostengono anche nuovi cineasti: nel 2026 hanno aderito a un progetto della regista nigeriana C.J. Obasi, autrice di Mami Wata, nell’ambito del nuovo programma di residenza africano-coreano di Flix Oven.

Un film è in attesa da anni dietro le quinte. Sniff, noir ambientato in una residenza di lusso per anziani, diretto da Taylor Hackford, con Freeman nel ruolo del detective Joe Mulwray accanto ad Al Pacino, Helen Mirren e Danny DeVito, è stato annunciato nel 2021 e non ha ancora una data d’uscita. Freeman compirà 90 anni il 1° giugno 2027. A giudicare da quanto visto finora, passerà i mesi che lo separano da quel traguardo come ha trascorso gran parte degli ultimi quarant’anni: rispondendo alle chiamate, leggendo le proposte, chiedendo quanto lo pagheranno e, più spesso che no, accettando.

Film principali

Tag: , , , , ,

Aggiungici su Google

Discussione

Ci sono 0 commenti.