Calcio

Michael Olise, il record di Pelé senza un gol e la corsa al Pallone d’oro

Penelope H. Fritz
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Michael Olise
Michael Olise
Photo: Bryan Berlin / CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Nascita12 dicembre 2001
London
ProfessioneCalciatore (esterno offensivo)
Premi individualiCavaliere dell'Ordine Nazionale del Merito

Dagli spalti dello Stade de France, negli ultimi minuti della partita contro il Belgio, si è levato un coro: era per il Pallone d’Oro. Michael Olise era entrato poco dopo l’ora di gioco, con la Francia sotto di un gol. Ha servito l’assist per il pareggio di Désiré Doué, poi quello per il gol del sorpasso di Rayan Cherki e infine ha segnato due reti, prima del fischio finale. Quando, poco dopo, la televisione francese gli ha chiesto cosa pensasse del pubblico, ha dato la risposta che riserva alla maggior parte delle domande: «Non ho niente da dire». Sembrava imbarazzato, ma anche uno che aveva appena deciso una partita della nazionale in un quarto d’ora, cosa che fa con più regolarità di quasi chiunque altro in Europa.

Questa distanza fra ciò che l’ala del Bayern Monaco fa con il pallone e ciò che è disposto a dire al riguardo lo accompagna da quando ha lasciato la zona ovest di Londra per la Baviera. Ai Mondiali di quest’estate ha servito sette assist ai compagni: più di qualsiasi altro giocatore in una singola edizione da quando si tiene il conto, uno in più di Pelé in Messico, più di mezzo secolo fa. Ha anche tirato venti volte in otto partite, senza segnare mai. Didier Deschamps, che dopo il torneo ha passato la guida della Francia a Zinedine Zidane, l’ha messa così: «Se c’è un giocatore che ha davvero fatto il salto di qualità a questi Mondiali, è lui».

Michael Akpovie Olise è nato a White City il 12 dicembre 2001 ed è cresciuto a Hayes, all’estremità occidentale di Londra, in una famiglia in cui si parlavano fianco a fianco inglese e francese. Suo padre, Vincent, è britannico-nigeriano, diacono in una chiesa e in passato giocatore di cricket per la Nigeria; sua madre, Mina, è franco-algerina. Questo doppio retaggio gli offriva la possibilità di scegliere fra quattro nazionali, e Inghilterra, Nigeria e Algeria si sono tutte fatte avanti. Lui ha scelto quella a cui, dice, si è sempre sentito più vicino. «Ho sempre avuto un legame con la nazionale francese», ha spiegato, «ed è per questo che gioco per la Francia».

Il Chelsea lo accolse nella propria accademia quando era ancora un bambino, per poi lasciarlo andare a 14 anni. Una breve esperienza al Manchester City si concluse con mesi senza una squadra, finché nel 2016 il Reading non gli offrì un provino. Esordì in prima squadra a 17 anni, entrando dalla panchina nella sconfitta casalinga per 3-0 contro il Leeds United, nel marzo 2019. Due stagioni dopo fu nominato miglior giovane della stagione dell’EFL.

Nell’estate del 2021 il Crystal Palace pagò la clausola rescissoria da 8 milioni di sterline prevista dal suo contratto. A Selhurst Park diventò il primo giocatore del Palace a raggiungere dieci assist in Premier League in una sola stagione, vinse il premio Players’ Player assegnato dalla squadra per il 2022-23 e, quando il Chelsea tornò a cercarlo l’estate successiva, firmò invece un nuovo contratto quadriennale. Il suo sinistro, con cui rientra da destra e disegna una traiettoria verso l’angolo alto più lontano, diventò il suo marchio di fabbrica. Thierry Henry, che lo allenò fino alla medaglia d’argento olimpica di Parigi nel 2024, descrisse così il resto del suo talento: Olise «non gioca e basta, pensa il gioco».

Il Bayern Monaco lo acquistò nel luglio 2024 per una cifra che, secondo le indiscrezioni, ammontava a 60 milioni di euro, bonus compresi, con un contratto valido fino al 2029. Nella sua prima stagione segnò 20 gol in tutte le competizioni, servì più assist di chiunque altro in Bundesliga e vinse il campionato. La seconda fu ancora più ricca. Segnò 22 reti in 52 partite, chiuse la Bundesliga con 15 gol e 19 assist e realizzò allo scadere il gol decisivo nella gara di ritorno dei quarti di finale di Champions League, vinta 4-3 contro il Real Madrid. Il Bayern conquistò il triplete nazionale. La Bundesliga lo nominò giocatore della stagione.

Ma basta guardare da vicino il suo bilancio per trovare anche qualche voce negativa. Il cammino europeo del Bayern si fermò in semifinale contro il Paris Saint-Germain e, nel pareggio per 1-1 a Monaco che sancì l’eliminazione, Olise perse ripetutamente il pallone proprio nelle zone in cui di solito decide le partite. All’inizio della sua carriera in nazionale, in una vittoria della Francia in Nations League contro Israele, perse il possesso 22 volte e Deschamps parlò di «molti errori tecnici». Il record ai Mondiali è arrivato con la casella dei gol rimasta vuota. E poi c’è il silenzio. Al Palace le sue interviste ridotte a una sola frase venivano interpretate come arroganza, finché lo staff dei media del club non cominciò a riprenderlo in contesti più informali. A Monaco un video in cui scrollava le spalle durante un’intervista dopo una partita è diventato virale, e una volta Jamal Musiala gli ha preso il microfono per rispondere al posto suo. Max Eberl, direttore sportivo del Bayern, ha replicato che non siamo tutti uguali. Oliver Glasner, il suo ultimo allenatore al Palace, l’ha messa in termini più benevoli: «Lascia parlare il campo». Il problema è che i più importanti riconoscimenti individuali del calcio sono andati spesso a giocatori le cui storie fanno il giro del mondo, mentre Olise si rifiuta di raccontare la propria.

I Mondiali hanno mostrato che cosa fa al posto di parlare. Prima del torneo ha segnato una tripletta nella vittoria in amichevole contro l’Irlanda del Nord. Ha propiziato il primo gol della Francia contro il Senegal, altri due contro l’Iraq e due ancora nella vittoria per 3-0 contro la Svezia agli ottavi. La Francia ha battuto il Marocco ai quarti e perso 2-0 contro la Spagna in semifinale. Nella partita per il terzo posto contro l’Inghilterra, il Paese nelle cui accademie è cresciuto, ha servito entrambi gli assist per i gol di Kylian Mbappé nella sconfitta per 6-4; il secondo, un uno-due concluso da Mbappé, gli ha permesso di superare i sei assist di Pelé del 1970, il miglior totale da quando le statistiche vengono registrate, dal 1966. L’IFFHS lo ha nominato miglior regista del torneo.

Ha iniziato la nuova stagione come se l’estate non fosse mai finita. Un gol e un assist gli sono valsi il premio di migliore in campo nella Franz Beckenbauer Supercup contro il Borussia Dortmund, ad agosto. A settembre ha segnato la sua prima tripletta con il Bayern, nella vittoria per 7-0 contro l’Union Berlin, ed è stato votato giocatore del mese della Bundesliga. Ai primi di ottobre aveva già realizzato otto gol in otto partite con il club; le due reti segnate nel finale contro il Belgio lo hanno portato a quota 11 con la Francia in 29 presenze. Fuori dal campo è un appassionato di scacchi, cosa che non stupisce chiunque l’abbia visto aspettare che un terzino si sbilanci.

Il suo contratto scade nel 2029 e, secondo il club, non prevede clausole rescissorie. Il Bayern vuole prolungarlo e, stando alla stampa, fra i club che lo seguono ci sono Real Madrid e Liverpool. Eberl ha fissato una propria scadenza: «Entro la prossima estate dovremmo sapere se è orientato a prolungare il contratto oppure no». Prima di allora, il 26 ottobre, al London Palladium sarà assegnato il Pallone d’Oro, a pochi chilometri da White City, e Olise è fra i candidati. Qualunque sia la decisione della giuria, qualcuno gli farà una domanda al riguardo. La sua risposta è già nota.

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