Cinema

Jane Schoenbrun, dopo Ho visto la TV brillare l’horror trans conquista la Queer Palm

Penelope H. Fritz
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Jane Schoenbrun
Jane Schoenbrun
Photo: PhilipRomanoPhoto / CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Nascita5 febbraio 1987
Queens, New York City
ProfessioneCineasta
Noto perHo visto la TV brillare, Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte, We're All Going to the World's Fair
PremiQueer Palm, Cannes Film Festival · Florida Film Critics Circle Award for Best Original Screenplay · Dorian Award for LGBTQ Movie of the Year · Fangoria Chainsaw Award for Best Limited Release Film

A24 ha prodotto Ho visto la TV brillare, ha visto il film recuperare all’incirca la metà dei costi e poi ha rifiutato il progetto che Jane Schoenbrun voleva realizzare dopo. Quel film, Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte, ha trovato i finanziamenti presso Mubi, ha aperto la sezione Un Certain Regard a Cannes, ha lasciato la Croisette con la Queer Palm e ha raccolto le recensioni migliori della carriera di Schoenbrun. Uno studio ha giudicato troppo ristretto il pubblico potenziale; critica e fan affezionati non erano d’accordo. Schoenbrun realizza film horror su schermi che inghiottono chi li guarda e sulle persone trans che si sono riconosciute nella staticità delle immagini molto prima che chiunque altro se ne accorgesse.

Ben poco di tutto questo viene dalla scuola di cinema. Schoenbrun è cresciuto ad Ardsley, un sobborgo a nord di New York, anche se sul certificato di nascita risulta Queens. Da bambinǝ, era appassionatǝ di horror e durante un mese della quinta elementare si è guardatǝ tutta la serie di A Nightmare on Elm Street. A tredici anni viveva già per metà online, sui forum dedicati a Buffy the Vampire Slayer e The X-Files, scriveva fan fiction e inventava falsi spoiler di Buffy che circolavano in rete come se fossero veri. In seguito Schoenbrun ha collegato quei forum a sentimenti legati alla propria identità per i quali, all’epoca, non aveva parole. Da allora, ogni suo film è tornato a quei luoghi.

La formazione vera e propria è arrivata più tardi, e per vie traverse. Schoenbrun (5 febbraio 1987) ha studiato cinema alla Boston University, laureandosi nel 2009, e mentre era ancora studentə ha lavorato come assistente di produzione sui cortometraggi dei fratelli Safdie. Sono poi arrivati anni trascorsi dietro le quinte del cinema indipendente americano: l’Independent Filmmaker Project, i saggi per la rivista Filmmaker dal 2011 al 2019 e un periodo alla guida delle partnership cinematografiche di Kickstarter. Il primo film realizzato in proprio è nato da materiale trovato. A Self-Induced Hallucination, pubblicato su Vimeo nel 2018, era composto interamente da video sullo Slender Man caricati su YouTube da sconosciuti: un documentario su come un mostro inventato diventi una leggenda condivisa. È rimasto online per alcuni mesi, poi è scomparso.

Quel tema è tornato in forma narrativa con We’re All Going to the World’s Fair, presentato in anteprima al Sundance nel 2021. Anna Cobb interpreta Casey, un’adolescente sola nella sua camera in mansarda, che si riprende mentre affronta una sfida horror online e poi registra i cambiamenti che crede stia provocando nel suo corpo. Schoenbrun ha spiegato che il film usa il linguaggio del cinema per descrivere la sensazione difficile da nominare della disforia. Schoenbrun ha compreso che quella sensazione riguardava anche la propria identità mentre scriveva la sceneggiatura: nell’aprile 2019, durante la stesura, ha capito di essere una persona trans e ha fatto coming out dopo la fine delle riprese. Alcuni critici si sono invece concentrati sull’uomo di mezza età che osserva Casey dal proprio schermo, interpretando il legame come predatorio: una lettura che il film non conferma mai.

Ho visto la TV brillare ha trasformato il sottotesto in architettura. Prodotto con Fruit Tree, la casa di produzione di Emma Stone e Dave McCary, e distribuito da A24 nel maggio 2024, racconta di due adolescenti di periferia, interpretati da Justice Smith e Jack Haven, che si avvicinano grazie a una serie paranormale trasmessa a tarda notte e perdono ogni punto di riferimento nel mondo quando viene cancellata. Schoenbrun ha iniziato a scrivere la sceneggiatura un paio di mesi dopo aver cominciato la terapia ormonale e definisce il film un’opera sull’«egg crack», il momento in cui una persona trans si rende conto che il genere assegnatole alla nascita non le corrisponde. La scelta è intenzionale: per chi non ha vissuto quell’esperienza, nulla sullo schermo la esplicita.

Questa scelta ha un prezzo, e la carriera lo dimostra. Ho visto la TV brillare è costato circa dieci milioni di dollari e ne ha incassati circa 5,4 in tutto il mondo. Anche la critica si è divisa: Amy Nicholson del Los Angeles Times ha scritto che il film resta «intrappolato in uno sguardo cupo». La sua reputazione è cresciuta in seguito, anche grazie alle nomination agli Independent Spirit Awards per la regia e la sceneggiatura, ma A24 non ha fatto altrettanto. In precedenza Schoenbrun aveva già abbandonato un progetto alle proprie condizioni. Dopo aver accettato di adattare Nevada di Imogen Binnie, opera fondamentale della narrativa trans, ha lasciato il progetto per quelli che, ha detto a The Cut, erano «divergenze creative con persone cis». Una frase che dice chiaramente ciò che i film lasciano solo intendere. Schoenbrun non è dispostə a tradurre il proprio lavoro per chiunque lo finanzi.

Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte porta questo rifiuto nel genere che, secondo Schoenbrun, ha insegnato al pubblico a leggere la transessualità come qualcosa di mostruoso. Hannah Einbinder interpreta Kris, una regista queer ingaggiata per rilanciare una saga slasher ormai dimenticata, che si fissa con Billy, la final girl originale, interpretata da Gillian Anderson; Jack Haven torna nei panni dell’assassino della saga, Little Death. Schoenbrun ha citato Psycho, Sleepaway Camp e The Silence of the Lambs tra i film a cui l’opera risponde, e ha presentato l’idea come Portrait of a Lady on Fire ambientato in un sequel di Friday the 13th. Girato in 35 mm nella Columbia Britannica e musicato, come i due film precedenti, da Alex G, è l’opera più divertente e più schietta sul sesso dopo la transizione tra quelle realizzate da Schoenbrun. Non ha convinto tuttə. RogerEbert.com ha avvertito che alcuni spettatori avrebbero potuto rimproverargli di tornare su temi che Ho visto la TV brillare aveva trattato meglio.

La maggioranza, però, ne è rimasta conquistata. Dopo la première a Cannes nel maggio 2026, Mubi ha portato il film nelle sale statunitensi il 7 agosto e ha iniziato a distribuirlo in streaming il 2 ottobre; su Rotten Tomatoes ha un punteggio del 94 per cento. Stephanie Zacharek di Time ha definito sublime l’interpretazione di Gillian Anderson.

La prossima uscita è, per ora, solo sulla carta. Il 27 ottobre Hogarth pubblica Public Access Afterworld, il primo romanzo di Schoenbrun, costruito attorno a una rete segreta di trasmissioni e a un cast che va dagli adolescenti del 2009 a una moderatrice trans di contenuti, impegnata nei turni notturni per un’azienda tecnologica. Schoenbrun lo presenta come il capitolo conclusivo della trilogia sugli schermi iniziata con We’re All Going to the World’s Fair e Ho visto la TV brillare; seguiranno incontri con il pubblico a New York, Chicago e San Francisco. Schoenbrun, persona transfemminile e non binaria che usa i pronomi they/them, divide il proprio tempo tra Brooklyn e Chatham, nello stato di New York.

In seguito arriverà il progetto per il grande schermo più ambizioso. Netflix ha commissionato Black Hole, una serie tratta dalla graphic novel di Charles Burns, che racconta di adolescenti di Seattle negli anni Settanta e delle mutazioni provocate da un’infezione a trasmissione sessuale. Schoenbrun ne scriverà e dirigerà gli episodi, mentre New Regency sarà coproduttrice. Ad agosto aveva già completato due episodi e intendeva scrivere da sé l’intera stagione. «La mia paura più grande è finire per realizzare qualcosa di cui non vado fiero», ha detto a Vulture. Per una persona autrice di film da sempre rivolti prima di tutto a un pubblico ben preciso, la domanda è se quell’obiettivo possa reggere su una piattaforma pensata per essere guardata da chiunque.

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