Calcio

Álvaro Arbeloa, l’allenatore del Fulham cresciuto all’ombra di Mourinho

Penelope H. Fritz
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Álvaro Arbeloa
Álvaro Arbeloa
Photo: Timmy96 / CC0, via Wikimedia Commons
Nascita17 gennaio 1983
Salamanca, Spain
ProfessioneAllenatore di calcio ed ex calciatore
PalmarèsFIFA World Cup 2010 · UEFA European Championship ×2 · UEFA Champions League ×2 · La Liga 2011 · Copa del Rey ×2 · FIFA Club World Cup 2014 · Supercopa de España 2012 · Club World Cup 2014 · UEFA Super Cup 2014 · World Cup · European Championships ×2
Premi individualiMedaglia d'Oro dell'Ordine Reale al Merito Sportivo

Alla fine del suo unico periodo alla guida del Real Madrid, ad Álvaro Arbeloa fu rivolta una domanda semplice: sarebbe rimasto nel club, entrando nello staff dell’uomo in arrivo per sostituirlo? Il nuovo allenatore era José Mourinho, il tecnico di cui Arbeloa aveva difeso le ragioni nello spogliatoio del Real Madrid più diviso di una generazione. La risposta fu netta, senza giri di parole: «Non c’è alcuna possibilità che io lavori con lui». Per un calciatore la cui immagine pubblica si era costruita sulla lealtà a Mourinho, quella frase chiuse una storia e ne aprì un’altra, più difficile, che ora si sta scrivendo al Fulham: sotto quell’etichetta c’è davvero un allenatore con una propria identità?

Quell’etichetta se l’era guadagnata sul campo. Arbeloa non è mai stato il difensore più talentuoso delle squadre in cui ha giocato. Era quello a cui gli allenatori affidavano un compito preciso: il terzino destro schierato a sinistra per impedire a un giovane Lionel Messi di accentrarsi, il subentrato a cui venivano affidati i minuti finali di una finale di Champions League. Quella affidabilità lo ha portato a disputare un Mondiale e due Europei con la Spagna, ed è la stessa qualità che i proprietari del Fulham hanno acquistato quando lo hanno nominato allenatore della prima squadra.

Il lavoro di suo padre spiega perché un giocatore così legato a Madrid sia nato a Salamanca, il 17 gennaio 1983. Quando aveva quattro anni la famiglia si trasferì a Saragozza; lì imparò a giocare al Colegio del Salvador e nelle giovanili del Real Zaragoza, prima che il Real Madrid lo ingaggiasse per il proprio vivaio a 18 anni. Trascorse tre stagioni intere nel Castilla, la squadra riserve, contribuendo al ritorno in Segunda División nel 2004-05, e debuttò nella Liga da subentrato nell’ottobre 2004, in un pareggio per 1-1 in casa del Real Betis. In una prima squadra con otto difensori, nell’estate del 2006 partì per il Deportivo de La Coruña.

Mezza stagione in Galizia fu sufficiente a convincere Rafael Benítez. Il Liverpool ingaggiò Arbeloa nel gennaio 2007 e, nel giro di poche settimane, lui era già titolare al Camp Nou in Champions League: schierato a sinistra per occuparsi di Messi, contribuì alla vittoria per 2-1 sul Barcellona. Entrò dalla panchina nei minuti finali della finale di quella stagione ad Atene, persa per 2-1 contro l’AC Milan. Nelle sue tre stagioni in Premier League collezionò 98 presenze ufficiali con il club, diventando un titolare della squadra che chiuse al quarto posto nel 2007-08.

Nel luglio 2009 il Real Madrid lo riportò a casa per 5 milioni di sterline. Il ritorno durò sette stagioni e gli fruttò la maggior parte dei suoi trofei: la Liga nel 2011-12, la Copa del Rey nel 2010-11 e nel 2013-14, la Supercopa de España nel 2012, la Champions League nel 2013-14 e nel 2015-16, oltre alla Coppa del mondo per club e alla Supercoppa UEFA nel 2014. Con Mourinho, quando Sergio Ramos si spostò al centro della difesa, Arbeloa diventò il terzino destro titolare. Con la Spagna collezionò 56 presenze tra il 2008 e il 2013. Fece parte della rosa agli Europei del 2008 e ai Mondiali del 2010 in Sudafrica, dove giocò appena 14 minuti contro l’Honduras; a Euro 2012, invece, partì titolare in ogni partita di un torneo in cui la Spagna subì un solo gol, completando così una serie di tre grandi titoli consecutivi.

Gli anni di Mourinho lo trasformarono anche in qualcosa di più divisivo di un semplice terzino. Durante la rottura del 2012-13 tra l’allenatore e il gruppo vicino al capitano Iker Casillas, Arbeloa fu considerato da molti uno dei più accesi sostenitori di Mourinho all’interno della squadra; nel 2014, le tensioni con Casillas finirono poi sui social media. Per una parte del Bernabéu smise di essere un difensore e divenne il volto di una fazione. Trascorse le ultime stagioni ai margini, con nove presenze in tutte le competizioni nella campagna che portò alla vittoria della Champions League del 2015-16. Un anno al West Ham United gli fruttò appena quattro partite ufficiali, prima del ritiro nel giugno 2017, a 34 anni. Quando, nove anni più tardi, arrivò in panchina con la prima squadra, la nomina fu considerata una soluzione temporanea; nel giro di pochi giorni si parlava già del club impegnato a sondare il terreno per un successore: in altre parole, un uomo di fiducia interno più che un allenatore affermato.

Il percorso di formazione che precedette quella nomina fu più lungo di quanto lasciassero intendere le critiche. Arbeloa tornò al Real Madrid nel settembre 2020 per allenare l’Under 14 e nell’estate 2022 prese in mano la Juvenil A, la principale squadra giovanile del club. Nel 2022-23 conquistò il triplete, vincendo il proprio girone della División de Honor, la Copa del Rey giovanile e la Copa de Campeones. Nel maggio 2025 sostituì Raúl alla guida del Castilla.

La promozione arrivò il 12 gennaio 2026, quando Xabi Alonso, suo ex compagno di squadra al Liverpool e al Madrid, lasciò il club dopo la sconfitta contro il Barcellona nella finale di Supercopa. L’inizio fu complicato: nella sua prima partita arrivò una sconfitta per 3-2 in Copa del Rey sul campo dell’Albacete, squadra di seconda divisione. In 28 partite vinse 18 volte, ma la stagione si concluse senza trofei, con l’eliminazione ai quarti di finale di Champions League per mano del Bayern Monaco e il secondo posto in Liga alle spalle del Barcellona. A maggio confermò che se ne sarebbe andato; il club ufficializzò la separazione il 9 giugno e ad agosto Mourinho fu presentato come allenatore.

Il Fulham si mosse in fretta. Nel luglio 2026 il club affidò ad Arbeloa un contratto triennale per sostituire Marco Silva, passato al Benfica. Il presidente del Fulham, Shahid Khan, disse che nei loro incontri di giugno Arbeloa aveva «presentato argomenti eccezionali», mentre lui parlò dell’onore di entrare a far parte «del club più antico di Londra». Il suo debutto in Premier League, il 24 agosto, lo mise di fronte al Chelsea di Alonso e si concluse con una sconfitta per 3-2 a Craven Cottage. Le prime settimane furono difficili e a tratti tese: a ottobre la Football Association lo multò di 25.000 sterline e gli rivolse un richiamo per alcune dichiarazioni dopo la partita del 20 settembre contro il Manchester United, che lasciavano intendere un pregiudizio o mettevano in dubbio l’integrità di un ufficiale di gara; Arbeloa ammise l’accusa.

Da allora i risultati hanno cominciato a migliorare. Alla vittoria contro l’Hull City è seguito, il 24 ottobre, il successo per 1-0 sul campo del Coventry City, deciso da Oscar Bobb a dieci minuti dalla fine: il Fulham è così uscito dalla zona retrocessione, salendo al 12° posto. È arrivata poi l’eliminazione dalla League Cup per mano del Crystal Palace e, insieme, il lavoro quotidiano di gestione della squadra, con Arbeloa che ha invitato pubblicamente alla pazienza nei confronti di Emile Smith Rowe. Il suo contratto scade nell’estate del 2029. Il modo in cui saprà sfruttare questo tempo determinerà se, tra qualche anno, la frase su Mourinho sembrerà un gesto d’indipendenza o l’inizio di una carriera all’ombra di qualcun altro.

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