Calcio

Jack Grealish, l’ala da 100 milioni di sterline tornata all’Everton per sentirsi di nuovo voluta

Penelope H. Fritz
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Jack Grealish
Jack Grealish
Photo: Hameltion / CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Nascita10 settembre 1995
Birmingham
ProfessioneCalciatore
PalmarèsChampions 2022-23 · Premier League ×3 · FA Cup 2022-23 · Supercoppa UEFA 2023 · Finalista dell'Euro 2020 · Premier League ×3
Premi individualiUEFA Champions League · Premier League · FA Cup · UEFA Super Cup · Finalista della UEFA Euro 2020

Per due volte in tredici mesi Jack Grealish ha fatto le valigie nel club che aveva sborsato una cifra a nove zeri per lui ed è partito in auto alla volta del Merseyside, dove nessuno gli chiede di essere diverso da quello che è. Ha vinto tutto ciò che il Manchester City poteva mettergli in bacheca, eppure, quando a settembre è tornato all’Everton, le parole che ha scelto sono state quelle di chi si sente amato, da un allenatore e dai tifosi. È questo il vero tema della sua carriera: un calciatore fatto per suscitare devozione, che ha trascorso quattro stagioni nella macchina più precisa del calcio mondiale, uscendone con le medaglie ma senza la certezza di contare davvero.

Quella devozione è nata a Solihull, a pochi chilometri da Villa Park. Grealish è nato a Birmingham ed è cresciuto tifando per il Villa in una famiglia cattolica irlandese: nonni originari della contea di Dublino, di Gort nella contea di Galway e di Sneem nella contea di Kerry, scuole cattoliche a Solihull e quattro anni di calcio gaelico con il John Mitchel’s nella Warwickshire GAA, dai dieci ai quattordici anni. Anche la sua famiglia porta con sé il peso di alcune perdite. Il fratello minore Keelan è morto a nove mesi per la sindrome della morte improvvisa del lattante, quando Jack aveva quattro anni. La sorella Hollie ha una paralisi cerebrale e lui l’ha definita la sua migliore amica. C’è persino un legame con il club che adorava: il suo trisavolo Billy Garraty vinse la FA Cup con l’Aston Villa in epoca edoardiana.

Nato il 10 settembre 1995, entrò nel settore giovanile del Villa a sei anni, dopo una parentesi all’Highgate United, e a sedici si accomodò in panchina per una partita di Premier League contro il Chelsea. Il prestito al Notts County nel 2013-14 gli fruttò 39 presenze in League One e cinque gol. Tra questi, una cavalcata in cui superò tre difensori contro il Gillingham, che annunciava già il suo stile: baricentro basso, pallone incollato al piede, avversari attirati e poi lasciati sul posto. Tornato al Villa, a diciannove anni giocò per intero la finale di FA Cup del 2015, persa 4-0 contro l’Arsenal, poche settimane dopo aver servito l’assist per il gol decisivo di Fabian Delph nella semifinale contro il Liverpool.

I quattro anni successivi misero alla prova la capacità del talento di resistere alle debolezze di chi lo portava. Le fotografie in cui sembrava inalare protossido d’azoto gli valsero un richiamo pubblico da parte di Tim Sherwood; dopo una serata fuori nel Nord-Ovest, Rémi Garde lo mandò ad allenarsi con l’Under 21. La stagione 2015-16 si concluse con la retrocessione, e Grealish la terminò con un primato che nessuno vorrebbe: sedici presenze, sedici sconfitte. Nel luglio 2017, in un’amichevole precampionato, una gomitata di Tom Cleverley gli provocò la rottura di un rene, un infortunio che in seguito definì potenzialmente letale. Poi, nel marzo 2019, gli fu affidata la fascia di capitano. Il Villa vinse dieci partite di campionato consecutive; un invasore di campo lo colpì alle spalle durante la sfida contro il Birmingham City, ma Grealish segnò il gol della vittoria nella stessa partita. Infine, la finale dei play-off contro il Derby County riportò il club nella massima serie.

La stagione 2019-20 è quella che i tifosi del Villa citano ancora oggi. Grealish subì 167 falli, più di qualsiasi altro giocatore in una singola stagione di Premier League, segnò dieci gol in tutte le competizioni e andò a segno nell’ultima giornata contro il West Ham, salvando una squadra che sembrava destinata alla retrocessione. Nell’ottobre successivo segnò due gol e ne preparò altri tre nel 7-2 inflitto al Liverpool, campione in carica. A quel punto, i parastinchi da bambino, i calzettoni arrotolati fino alle caviglie e i paragoni con Paul Gascoigne lo avevano reso uno dei calciatori più riconoscibili d’Inghilterra al di fuori dell’élite tradizionale.

Il 5 agosto 2021 il Manchester City lo acquistò per una cifra riportata di 100 milioni di sterline, all’epoca il trasferimento più costoso di un calciatore inglese, con un contratto di sei anni, valido fino a giugno 2027. Ereditò il numero 10 lasciato libero da Sergio Agüero. La prima stagione gli portò un titolo di Premier League e la confessione che adattarsi al calcio di Pep Guardiola era stato «molto più difficile» di quanto avesse immaginato. Kevin De Bruyne sostenne che i giocatori inglesi fossero bersagli facili, mentre İlkay Gündoğan disse che, per una parte dei media, Grealish era «così frainteso».

La seconda stagione rispose ai dubbi, almeno per un po’ e in modo inequivocabile. Nell’annata 2022-23 del treble, Grealish diventò l’elemento di equilibrio sulla fascia sinistra del City: alla vigilia della semifinale d’andata di Champions League aveva creato 35 occasioni nella competizione, un record per un giocatore inglese, e dopo il 4-0 del ritorno contro il Real Madrid The Guardian lo definì «folgorante». Giocò tutta la finale di Champions League contro l’Inter a Istanbul, vinse la FA Cup e il suo secondo titolo di Premier League; secondo la BBC, nelle grandi partite era ormai quasi impossibile lasciarlo fuori. I festeggiamenti che seguirono, ripresi prima sulle scalette dell’aereo e poi sul bus scoperto, confermarono l’altra metà della sua fama. La stagione seguente aggiunse la UEFA Super Cup, in cui segnò ai rigori contro il Siviglia, il Mondiale per club e il terzo titolo di campionato.

La lettura critica degli anni al City riguarda meno il talento che l’intesa con il sistema. Agli esterni di Guardiola viene chiesto di restare larghi e giocare il pallone in fretta; il dono di Grealish è ricevere, rallentare il gioco, conquistare falli e aspettare il passaggio capace di spezzare una linea. In un sistema che premia il controllo, nel 2023 quella pausa sembrava sicurezza; in seguito è parsa esitazione. In tutte le competizioni ha collezionato 159 presenze con il City e segnato 17 gol, dodici dei quali in Premier League. Nel 2024-25 ha realizzato un solo gol in campionato e non è stato inserito nella rosa per il Mondiale per club 2025. Guardiola ne ha elogiato pubblicamente la professionalità; le formazioni raccontavano una storia più fredda. Anche i paragoni con Gascoigne, nati come attestati d’affetto, non gli hanno giovato: dipingevano un’ala disciplinata e laboriosa come un edonista, destinato a vedere sfumare da un momento all’altro i suoi giorni migliori.

Anche con la nazionale inglese la storia è stata simile. Grealish ha rappresentato la Repubblica d’Irlanda fino all’Under 21, prima di scegliere l’Inghilterra nel settembre 2015; con l’Under 21 ha vinto il Torneo di Tolone e nel settembre 2020 ha esordito in nazionale maggiore contro la Danimarca. A Euro 2020 è entrato dalla panchina contro la Germania e ha partecipato a entrambe le azioni da gol nel 2-0 che ha portato l’Inghilterra verso la finale. Ai Mondiali del 2022 ha segnato contro l’Iran e ha festeggiato agitando le braccia, come gli aveva chiesto Finlay, un giovane tifoso del City con paralisi cerebrale. È stato escluso dalla rosa definitiva per Euro 2024; la sua 39ª presenza, con quattro gol all’attivo, è arrivata nell’ottobre 2024.

L’Everton gli ha offerto ciò che il City non poteva: una squadra costruita intorno a lui. Ceduto in prestito nell’agosto 2025, al debutto da titolare ha servito entrambi gli assist nella vittoria sul Brighton: il primo assist in una partita ufficiale all’Hill Dickinson Stadium. È stato poi nominato miglior giocatore di Premier League del mese di agosto, il primo riconoscimento del genere della sua carriera. Il gol decisivo nei minuti di recupero contro il Crystal Palace ha interrotto la serie di diciannove partite senza sconfitte degli avversari; a dicembre ne è arrivato un altro, contro il Bournemouth. Poi, il 18 gennaio 2026, nella vittoria per 1-0 a Villa Park, ha riportato una frattura da stress al piede. L’intervento chirurgico ha chiuso la sua stagione, con due gol e sei assist in venti partite di campionato, e ha cancellato ogni possibilità di partecipare ai Mondiali del 2026.

L’estate gli ha concesso un altro assaggio della versione City. Ha giocato il secondo tempo della sconfitta per 3-0 contro l’Arsenal in Community Shield ed è subentrato nel finale della gara d’esordio in Premier League contro il Bournemouth. Il 1º settembre 2026 è tornato all’Everton con un prestito di una stagione, di nuovo alla corte di David Moyes, parlando apertamente di quanto contassero per lui la fiducia dell’allenatore e quella dei tifosi. La sua prima presenza nella nuova stagione è arrivata entrando dalla panchina contro il Manchester United, al posto di Brennan Johnson.

Fuori dal calcio, Grealish sta con Sasha Attwood da quando si sono conosciuti a scuola, a sedici anni; la loro figlia, Mila Rose, è nata il 27 settembre 2024. Tra gli episodi della sua vita pubblica figurano anche una sospensione della patente di nove mesi e una multa di 82.499 sterline per due infrazioni di guida imprudente commesse nel 2020, una multa del Villa per aver violato le regole del lockdown e un furto nella sua casa nel Cheshire nel dicembre 2023. Ha detto che, se la carriera calcistica non fosse andata in porto, gli sarebbe piaciuto fare il promoter di serate in discoteca a Ibiza o Tenerife.

Resta una stagione con una scadenza precisa. Il contratto con il City termina nel giugno 2027, e questo rende l’annata all’Everton l’ultima occasione per porre la questione dei 100 milioni di sterline alle condizioni di un altro club. Emiliano Martínez una volta lo ha definito il giocatore più talentuoso che avesse mai visto. A 31 anni, di nuovo in forma e di nuovo desiderato, Grealish ha nove mesi per dimostrare se il problema sia mai stato il suo talento o, semplicemente, il club.

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