Cinema

Primetime, perché il film di Robert Pattinson su Chris Hansen ha scelto Jonathan Lipnicki come predatore

Camille Lefèvre
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Quasi tutto ciò che è stato scritto finora su Primetime si concentra su un solo volto. I critici vedono nel Chris Hansen di Robert Pattinson un uomo svuotato dalla telecamera che dirige, mentre lo stesso Hansen definisce l’intera vicenda una finzione. Il volto più rivelatore del film di Lance Oppenheim appartiene a qualcuno che il pubblico ha conosciuto da bambino: Jonathan Lipnicki, il ragazzino di Jerry Maguire e Stuart Little, scelto per interpretare uno degli uomini che il programma del conduttore era stato concepito per stanare.

Sarebbe facile liquidare la scelta come un colpo di casting a effetto, e Oppenheim ne era consapevole. È piuttosto una riflessione sulla forma. Un film su un programma televisivo che si nutriva dell’esposizione pubblica prende in prestito l’unica cosa che una sceneggiatura non può inventare da zero: la storia di un attore sullo schermo. Poi lascia che sia la memoria del pubblico a fare il resto.

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Distribuito da A24, Primetime porta sullo schermo il periodo più oscuro della carriera di Hansen in To Catch a Predator, il format-trappola della NBC realizzato insieme al gruppo di vigilanza civica Perverted Justice. Ajon Singh, al suo esordio come sceneggiatore per il cinema, ne ha tratto un adattamento libero dall’articolo di Luke Dittrich pubblicato su Esquire; Pattinson interpreta Hansen, Merritt Wever la sua produttrice e Skyler Gisondo Dan, un giovane esca. Secondo The Hollywood Reporter, Lipnicki è un uomo noto soltanto con il suo nickname, Crazyfrog73, sorpreso nella cucina della casa usata per l’operazione mentre spera di incontrare il ragazzo interpretato da Gisondo; la scena prevede nudità frontale integrale e una bomboletta di panna montata.

Oppenheim ha spiegato chiaramente le ragioni della scelta. Alla conferenza stampa di Venezia ha detto di aver scelto Lipnicki e Gisondo per il loro passato da attori bambini, «per prendere il bagaglio che si portavano dietro dai film precedenti e trovare nuovi modi per aiutarli a liberarsi della pelle dei personaggi che erano stati in altri film». A THR ha raccontato che Jerry Maguire è stato un riferimento durante la preproduzione e che, dopo averlo proiettato alla troupe, continuava a chiedersi che fine avesse fatto Lipnicki. Il nome dell’attore era rimasto per anni nelle note del suo telefono. Quando gli è stato offerto il ruolo, ricorda Lipnicki, il regista lo ha chiamato per dirgli: «Non voglio che sembri una scelta fatta solo per fare scalpore».

La scelta di casting colpisce per la traiettoria personale dell’attore, che procede nella direzione opposta rispetto all’uomo al centro del film. Lipnicki ha raccontato a THR di aver lasciato Los Angeles, essersi sbarazzato di tutto ciò che possedeva e aver girato il Paese con la sua Jeep Wrangler: il suo «momento Mangia, prega, ama». Poi è approdato in Oklahoma, dove oggi insegna recitazione e produce. Ricorda le trasferte promozionali di Stuart Little, durante le quali i giornalisti chiedevano a un bambino se avrebbe fatto uso di droghe, e un’adolescenza vissuta con «una forte pressione per non diventare un disastro». Accettare questo ruolo, dice, ha fatto parte della decisione di smettere di preoccuparsi di ciò che pensano gli altri.

Accostiamo questa vicenda alla lettura condivisa dai critici. La recensione di Variety da Venezia descrive un Hansen «arrogante e dipendente dalla fama», che scambia «l’ammirazione del pubblico televisivo per una reale rettitudine morale»; il saggio di Wired sul nucleo del film dominato dall’ego osserva che il suo Hansen sembra bramare riconoscimenti e si lamenta del fatto che il programma non abbia mai vinto un Emmy. A muovere quell’uomo è il giudizio altrui. La libertà dichiarata da Lipnicki consiste nel rifiutarlo. L’attore che si è sottratto allo sguardo del pubblico viene collocato nella casa costruita per alimentarlo, e l’ego descritto dalle recensioni smette di sembrare la patologia di un singolo conduttore e comincia ad assomigliare all’appetito degli spettatori.

Lipnicki, dal canto suo, evita di spingersi troppo oltre nell’interpretazione. Alla domanda se affidare a ex attori bambini dei ruoli in un film su To Catch a Predator dica qualcosa sul modo in cui Hollywood tratta i minori, ha risposto a THR che «ci sono molti modi di leggerla», definendo il film «una riflessione su alcuni aspetti di quel mondo». È una cautela appropriata. Oppenheim, documentarista al suo primo lungometraggio di finzione dopo Some Kind of Heaven e Ren Faire, usa la biografia reale di un attore come farebbe il cinema documentario con il suo soggetto: materiale che arriva già carico di significati.

È anche il punto in cui Primetime si espone maggiormente. MovieWeb osserva che nel programma originale nessuno si è mai spalmato addosso della panna montata; Films Fatale, mettendo a confronto la scena e l’operazione a cui si ispira, elenca quanto si discosti da ciò che andò in onda. L’immagine più discussa del film, dunque, è un’invenzione. Hansen, che lo ha visto in un cinema affollato di Times Square, ha invitato gli spettatori a entrare in sala sapendo che si tratta di «una rappresentazione assolutamente fittizia di me, dei miei colleghi e della serie»; quando Jesse Watters gli ha chiesto un giudizio, ha dato un D all’interpretazione di Pattinson. Roger Moore, su Movie Nation, assegna al film due stelle e sostiene che le sue «licenze con i fatti lasciano fuori dal quadro le vittime». Se l’argomentazione di Oppenheim si trova nella finzione, anche le accuse rivoltegli si trovano lì.

Primetime è stato presentato in concorso alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia il 5 settembre e distribuito nelle sale statunitensi da A24 il 25 settembre, due giorni dopo l’uscita in Francia e Germania. Lipnicki, 35 anni, sta inoltre producendo una serie di progetti propri, tra cui Williston, in uscita a novembre.

È ancora noto soprattutto per aver detto a Tom Cruise che una testa umana pesa otto libbre. Primetime costruisce la sua scena più scomoda proprio su quel ricordo: il pubblico entra nella cucina di Hansen aspettandosi di trovare il bambino, ma ad attenderlo c’è invece il vero prodotto del programma.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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