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Disney+ porta L’imperatrice risposata: il divorzio accettato in cambio di un nuovo marito

Martha O'Hara
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Un imperatore dice alla moglie che vuole divorziare per sposare la schiava fuggitiva di cui si è innamorato. Lei accetta e, nello stesso respiro, chiede alla corte di approvare le sue nuove nozze con il principe del regno rivale. È questa richiesta a innescare «L’imperatrice risposata», la serie coreana romance fantasy di Disney+ (negli Stati Uniti è un Hulu Original, disponibile anche in streaming su Disney+), con Shin Min-a, Ju Ji-hoon, Lee Jong-suk e Lee Se-young. La serie è tratta dalla versione Naver Webtoon del web novel di Alphatart, un webtoon che ha totalizzato quasi tre miliardi di visualizzazioni.

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La cornice è quella di un dramma di palazzo, ma il motore della storia è una trattativa. Shin Min-a interpreta Navier, imperatrice dell’Impero Orientale, il cui matrimonio con l’amico d’infanzia, l’imperatore Sovieshu (Ju Ji-hoon), è stato sereno ma privo d’amore. Sovieshu si innamora di Rashta (Lee Se-young), una schiava fuggita, e decide di portarla sul trono al suo fianco. Navier accetta il divorzio a una condizione: poter sposare Heinrey (Lee Jong-suk), principe ereditario del Regno Occidentale, che nella storia originale può trasformarsi segretamente in un uccello.

Sui poster coreani compare la battuta di Navier, «Jaehon seungineul yoguhamnida», che significa «Chiedo il permesso di risposarmi». In Giappone, la serie porta proprio il titolo di quella frase: «Saikon shōnin o yōkyū shimasu». La campagna promozionale mette al centro la controproposta, non il tradimento: è questa la scelta più incisiva del K-drama. Nel rofan, abbreviazione usata nel mondo dei webtoon per indicare il romance fantasy, la vita privata di un’eroina è anche una questione di Stato. Lo conferma la guida alla serie pubblicata da Disney: qui i gesti romantici si intrecciano con le motivazioni politiche.

Il teaser presenta il patto prima di mandarlo in frantumi. Sovieshu promette a Navier che, qualunque cosa accada, lei sarà la sua unica moglie. Poi arriva Rashta, Sovieshu annuncia il divorzio e Navier risponde con la sua richiesta. Heinrey le si avvicina per consolarla, mentre Sovieshu, l’uomo che l’ha respinta, non riesce a nascondere la gelosia. La premessa fa pensare a una storia che non riguarda tanto chi ama chi, quanto chi ha il potere di approvare le future nozze degli altri.

Il regista Cho Su-won, già noto per Pinocchio e Still 17, ha compiuto la scelta più evidente e non ha nascosto i rischi. L’impero ha costumi e ambientazioni occidentali, le riprese si sono svolte a Praga e ogni personaggio conserva il nome con cui i lettori già lo conoscono. Alla première mondiale del Busan International Film Festival, il regista ha sollevato lui stesso la questione: «Penso che alcuni possano chiedersi perché i costumi e l’ambientazione siano occidentali». Ha spiegato che mantenere Navier, Sovieshu, Heinrey e Rashta come nel webtoon «è stato il motivo principale». Ha anche ammesso di sentire la pressione: «A dire il vero, ho un po’ paura dei fan dell’opera originale. La mia preoccupazione più grande era capire come convincerli».

Cho non ha promesso un adattamento senza sbavature. Ha avvertito che potrebbero esserci momenti impacciati e imbarazzanti, e ha detto di sperare che il pubblico riesca a superarli poco alla volta. Si aspettava commenti che paragonassero la serie ad altri titoli, e le reazioni online al teaser non si sono fatte attendere: alcuni spettatori l’hanno già definita «una Bridgerton in versione Joseon». Ha ringraziato la casa di produzione Studio N e il cast per averlo aiutato a mantenere la rotta, aggiungendo di ritenere che un mondo di questo tipo si adatti bene a Disney+.

Il cast racconta lo stesso problema dall’interno. Ju Ji-hoon ha spiegato che trasformare una fantasia inventata in un’opera dal vivo porta gli spettatori a immaginare un’ambientazione medievale e a vedere un sistema di classi sociali che la sceneggiatura, in realtà, non ha mai creato; per questo, un modo di parlare formale, tipico dei drammi in costume, è diventato inevitabile. La soluzione gli è venuta durante la prima lettura a tavolino: affrontare la serie meno come una storia realistica e più come uno spettacolo teatrale o un musical. «Quando si mette in scena Amleto, nessuno prova resistenza, no?», ha detto. Ha anche scherzato sul fatto di interpretare un marito che il pubblico detesterà: è un ruolo fatto apposta per attirare insulti, quindi una reazione tiepida avrebbe significato che era riuscito bene.

Per Shin Min-a, alla sua prima interpretazione di un’imperatrice, la sfida è stata condensare la storia. L’opera originale è vasta, con molti episodi e personaggi, quindi tradimento, divorzio e nuove nozze dovevano comporre un arco narrativo completo in dieci episodi, riducendo nel frattempo il numero dei personaggi. La sua priorità era fare in modo che Navier conquistasse la simpatia degli spettatori. «Penso che emerga una Navier più umana», ha detto. Ha anche ammesso che indossare così tanti abiti da sera è stato un po’ faticoso.

Lee Jong-suk ha raccontato di aver pensato che non avrebbe mai avuto l’occasione di interpretare un principe. Lee Se-young, dopo una serie di ruoli positivi e integerrimi, ha detto di aver trovato molto forte il fascino di Rashta e che il comportamento eccentrico del personaggio ha dato vita a parecchie scene imbarazzanti da girare. La sua presenza collega la serie a The Red Sleeve e The Crowned Clown, due drammi coreani di corte di cui è stata protagonista. Ju Ji-hoon arriva da un’altra trasposizione Disney di un webtoon, Light Shop, mentre Shin Min-a è nota per Hometown Cha-Cha-Cha. La sceneggiatura è firmata da Yeoh Geena e Hyun Choong-yeol, autori di The Uncanny Counter.

Per Disney+ la posta in gioco è tanto commerciale quanto creativa. I media coreani definiscono la serie il primo K-romance fantasy della piattaforma, che le ha riservato un lancio da festival: i primi tre episodi sono stati proiettati nella sezione On Screen a Busan, dove tutte le proiezioni hanno registrato il tutto esaurito, e il trailer ha superato i tredici milioni di visualizzazioni nelle prime quarantotto ore. Il calendario di uscita sembra una scommessa sulla possibilità che i fan del webtoon seguano la storia anche con una programmazione settimanale in streaming.

Shin Min-a ha detto che al festival sono stati mostrati soltanto gli episodi iniziali e che il fascino di ciascun personaggio emerge più chiaramente nella seconda metà, insieme al conflitto, alla frustrazione e allo sfogo che i fan dei K-drama chiamano goguma e cider. Ju Ji-hoon ha invitato il pubblico di Busan ad aspettarsi un sapore nuovo.

La premessa lascia aperta una domanda a cui il titolo risponde fin troppo in fretta. L’autorità di Navier deriva da un matrimonio che non ha scelto per amore. Quando riesce a negoziare le condizioni per un secondo matrimonio, abbandona il sistema che l’ha resa imperatrice o si limita a spostare la sua corona in un’altra corte?

Disney+ ha anticipato la première di un giorno. I primi quattro episodi sono arrivati martedì 3 novembre 2026, prima della data inizialmente annunciata del 4 novembre, su Disney+ e, negli Stati Uniti, su Hulu. Dal mercoledì 11 novembre sono poi usciti due nuovi episodi ogni settimana, fino al finale del 25 novembre, per un totale di dieci episodi. La guida ufficiale di Disney indica l’audio originale coreano con sottotitoli in inglese e una versione doppiata in inglese.

«L’imperatrice risposata» è tratta da un webtoon? Sì. La serie adatta l’omonimo webtoon di Naver, a sua volta basato sul web novel di Alphatart.

Quanti episodi ha «L’imperatrice risposata»? Dieci, distribuiti con una première di quattro episodi seguita da due episodi a settimana.

Dove si può vedere «L’imperatrice risposata»? Su Disney+ e, negli Stati Uniti, anche su Hulu, dove è un Hulu Original.

Chi fa parte del cast di «L’imperatrice risposata»? Shin Min-a interpreta Navier, Ju Ji-hoon è Sovieshu, Lee Jong-suk è Heinrey e Lee Se-young è Rashta; nel cast di supporto ci sono Lee Bong-ryun, Choi Dae-hoon e Park Ho-san.

Cast

Foto: The Movie Database (TMDB)

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