Cinema

Panama ha una vera invasione tra le mani e la spreca nel montaggio

Veronica Loop

Dentro Panama si nasconde un film più affilato, ed è proprio quello da cui Mark Neveldine continua a staccare la macchina da presa. La premessa consegna alla produzione un evento storico autentico — una superpotenza sul punto di entrare in un Paese sovrano — e il film lo tratta come tappezzeria dietro una qualsiasi trattativa d’armi. È questo il problema centrale, e nessuna quantità di movimento riesce a nasconderlo.

Cole Hauser è James Becker, un ex marine in lutto che un contractor della difesa richiama dal ritiro. Quel committente, Stark, è interpretato da Mel Gibson in una manciata di scene che pesano più come richiamo da locandina che come personaggio. Il compito di Becker sembra semplice sulla carta: scendere a sud, chiudere un affare d’armi, non fare domande. Le domande arrivano comunque, perché il Paese in cui atterra è a poche settimane da un’invasione americana in piena regola.

Un regista in lotta con il proprio materiale

Neveldine si è fatto un nome con i film di Crank, dove l’irrequietezza era insieme la battuta e il motore. Qui lo stesso istinto lavora contro la storia. Stacchi rapidi, zoom bruschi e una colonna sonora che non smette di spingere lo spettatore verso un’emozione che le scene non si sono guadagnate. L’effetto stanca invece di trascinare, e appiattisce i pochi momenti che avrebbero potuto reggere una tensione vera.

‘Panama’ dovrebbe essere più divertente (…), ma è soprattutto tanto montaggio frenetico.

Amy Nicholson, The New York Times

Il cast

Hauser, sull’onda del successo di Yellowstone, regge il film con la solidità segnata che il ruolo richiede, ed è la cosa più guardabile in scena. Gibson fa ciò che il Gibson di questi anni fa in questi thriller finanziati dai contractor: presta il volto alla locandina, sbriga un paio di scene con autorità e lascia che sia il nome a fare il resto. Attorno a loro, i contatti locali, l’interesse amoroso e i picchiatori vicini al cartello entrano come tipi usciti da uno scaffale di videonoleggio anni Ottanta più che come personaggi con qualcosa da perdere.

Mel Gibson
Mel Gibson

È il tipo di action-thriller istantaneamente usa e getta che esibisce il proprio cinismo mentre si affanna a catturare l’attenzione con immagini dal montaggio nervoso.

Joe Leydon, Variety

Una vera invasione, solo sfiorata

L’invasione di Panama del 1989 non fu una nota a piè di pagina. Il presidente George H. W. Bush inviò più di ventimila soldati per deporre Manuel Noriega nell’operazione Just Cause, un intervento che ridisegnò l’istmo e la postura degli Stati Uniti nella regione. Per un film che mette quella macchina nel titolo e nel terzo atto, Panama se ne mostra sorprendentemente poco curioso. La politica è scenografia, e la lezione morale che Becker continua a promettere non attecchisce mai, perché il film non rallenta mai abbastanza per intenderla davvero.

Il verdetto

Eppure non è inguardabile. Le sequenze d’azione sono messe in scena con il mestiere sufficiente a riempire novantacinque minuti, e da qualche parte affiora un thriller più asciutto e più cattivo che un regista più paziente avrebbe trovato. Così com’è uscito, Panama è un’occasione mancata travestita da film indaffarato: la prova che un soggetto vero non vale nulla se il film è troppo irrequieto per guardarlo.

Regia

Mark Neveldine

Mark Neveldine

Cast

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