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Rob Reiner, il regista de La storia fantastica che si era liberato di Meathead

Penelope H. Fritz
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Rob Reiner
Rob Reiner
Photo: Montclair Film Festival / CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Nascita6 marzo 1947
The Bronx, New York City, United States
Morte14 dicembre 2025 (78)
ProfessioneRegista, attore e produttore
Noto perStand by Me – Ricordo di un'estate, Misery non deve morire, La storia fantastica
Premi3 Emmy · Hugo Award for Best Dramatic Presentation, The Princess Bride · Toronto International Film Festival People's Choice Award, The Princess Bride · Star on the Hollywood Walk of Fame

Nell’ultimo film che portò a termine, Rob Reiner tornò dietro la macchina da presa per filmare tre attempati rocker inglesi che non erano mai esistiti, riprendendo il ruolo del documentarista Marty DiBergi, proprio come aveva fatto nel suo esordio alla regia. Tra quei due film ci sono un dramma di formazione tratto da una novella di Stephen King, una fiaba che intere famiglie sanno recitare a memoria, la commedia romantica con cui il genere continua a misurarsi e un dramma giudiziario militare candidato all’Oscar come miglior film. Pochi registi americani hanno attraversato così tanti generi senza lasciare un’impronta riconoscibile; il dubbio che la sua opera lascia è se questa invisibilità fosse il suo dono o il motivo per cui la seconda metà della carriera non riuscì mai a raggiungere la prima.

La comicità era una tradizione di famiglia. Figlio degli attori Carl ed Estelle Reiner, nacque nel Bronx e crebbe in parte a New Rochelle, prima di diplomarsi alla Beverly Hills High. Studiò alla scuola di cinema della UCLA, ma se ne andò senza laurearsi; poco dopo cominciò a scrivere per The Smothers Brothers Comedy Hour.

Norman Lear lo scelse poi, quando aveva poco più di vent’anni (era nato il 6 marzo 1947), per interpretare Michael Stivic, il genero liberal dai capelli lunghi di Archie Bunker in Arcibaldo, la sitcom della CBS andata in onda dal 1971 al 1979, che portò in prima serata le discussioni su razza e classe sociale nelle case degli americani. Archie lo chiamava «Meathead», e il soprannome fece il giro del Paese: il ruolo fruttò a Reiner due Primetime Emmy Awards, ma diventò anche un’etichetta da cui non riuscì a liberarsi. «Potrei vincere il Nobel e scriverebbero: “Meathead vince il Nobel”», disse una volta.

La via d’uscita fu la sedia da regista. Nel 1984 This Is Spinal Tap inventò una band heavy metal e la filmò come se fosse vera, con Christopher Guest, Michael McKean e Harry Shearer che improvvisarono gran parte del materiale: per un film hollywoodiano, ricorrere all’improvvisazione era insolito. Quello che seguì fu una delle serie di successi più solide del cinema americano prodotto dagli studios. Nel 1986 Stand by Me – Ricordo di un’estate adattò la novella di King The Body. L’anno dopo La storia fantastica portò sullo schermo l’adattamento del suo stesso romanzo firmato da William Goldman e vinse un Hugo Award. Nel 1989 arrivò Harry, ti presento Sally…, scritto da Nora Ephron per Billy Crystal e Meg Ryan; nel 1990 fu la volta di Misery non deve morire, con un’interpretazione che valse a Kathy Bates l’Oscar come miglior attrice; nel 1992 uscì Codice d’onore, il dramma giudiziario di Aaron Sorkin con Tom Cruise e Jack Nicholson, che fruttò a Reiner la sua unica candidatura agli Oscar, condivisa in qualità di produttore, per il miglior film.

In quegli stessi anni nacque anche un’impresa. Nel 1987 Reiner fondò Castle Rock Entertainment insieme ad Alan Horn, Andrew Scheinman, Martin Shafer e Glenn Padnick. La società sostenne poi Seinfeld in televisione e Le ali della libertà al cinema, prima di essere acquistata da Turner Broadcasting alla fine del 1993. Tre suoi film, This Is Spinal Tap, La storia fantastica e Harry, ti presento Sally…, fanno oggi parte del National Film Registry della Library of Congress.

Poi arrivò Genitori cercasi. La commedia del 1994 su un bambino che divorzia dai genitori fu un flop al botteghino e venne stroncata dalla critica, in particolare da Roger Ebert, che si accanì con particolare ferocia. L’anno dopo Il presidente – Una storia d’amore, ancora da una sceneggiatura di Sorkin, rimise le cose in carreggiata; ma i decenni successivi vengono di solito raccontati come un lungo declino: The Story of Us, Alex & Emma, Rumor Has It, The Magic of Belle Isle, And So It Goes. È una ricostruzione fin troppo ordinata. Reiner non aveva mai avuto uno stile riconoscibile da perdere. I suoi film migliori mettevano in primo piano sceneggiatori dalla voce fortissima, da King e Goldman a Ephron e Sorkin, e il suo talento consisteva nel farsi da parte lasciando che gli attori fossero autentici. Quando la sceneggiatura era debole, la regia non riusciva a nasconderlo.

Le opere successive si fecero più personali. La rivoluzione di Charlie, nel 2015, fu scritto insieme dal figlio Nick e da Matt Elisofon e attinse agli anni trascorsi da Nick tra una riabilitazione e l’altra; Reiner ne parlò apertamente durante la promozione del film. Seguirono LBJ e Shock and Awe, poi Albert Brooks: Defending My Life, un ritratto documentario di un vecchio amico. Sullo schermo continuò a comparire nei progetti altrui: fu il padre di Jordan Belfort in The Wolf of Wall Street, Bob Day in New Girl e, più avanti, il consigliere Albert Schnur in The Bear.

Lontano dal set, presiedette la campagna del 1998 a favore della Proposition 10 della California, che istituì il programma per la prima infanzia First 5 California, di cui fu il primo presidente. In seguito fondò l’American Foundation for Equal Rights, che promosse il ricorso federale contro il divieto californiano dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Il suo primo matrimonio, con Penny Marshall, durò dal 1971 al 1981; Reiner adottò la figlia di lei, Tracy. Conobbe la fotografa Michele Singer durante la lavorazione di Harry, ti presento Sally…, e a lei viene attribuito il merito di avergli fatto cambiare idea sul finale del film. Si sposarono nel 1989 e ebbero tre figli: Jake, Nick e Romy.

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Nel settembre 2025 uscì Spinal Tap II: La fine è solo l’inizio, diretto da Reiner, che ne firmò la sceneggiatura insieme a Guest, McKean e Shearer e tornò a indossare il berretto di DiBergi. Quell’estate aveva anche filmato la band a Stonehenge per un film-concerto, Spinal Tap at Stonehenge: The Final Finale, che Bleecker Street prevedeva di distribuire nel 2026.

Il 14 dicembre 2025 Rob Reiner e Michele Singer Reiner furono trovati morti nella loro casa di Brentwood, a Los Angeles. Lui aveva 78 anni. Il medico legale della contea classificò entrambi i decessi come omicidi. Il figlio Nick fu arrestato quello stesso giorno e incriminato per due capi d’accusa di omicidio di primo grado; si è dichiarato non colpevole. A settembre 2026 il procuratore distrettuale di Los Angeles ha annunciato che l’accusa non chiederà la pena di morte, e il processo non dovrebbe iniziare prima del 2027.

Le opere continuarono ad arrivare anche dopo la sua scomparsa. Nel marzo 2026 Billy Crystal guidò un omaggio alla coppia durante la cerimonia degli Academy Awards. A luglio HBO trasmise la sua ultima apparizione sullo schermo: un cameo nei panni di George Washington nella serie di sketch storici di Larry David Life, Larry and the Pursuit of Unhappiness, girato un mese prima della sua morte. A settembre vinse postumo il suo terzo Emmy come miglior attore ospite in una serie comica per The Bear, quasi cinquant’anni dopo i due premi ottenuti per il ruolo di Meathead.

Il film girato a Stonehenge, sospeso dopo le morti, non ha ancora una data di uscita. Fino a quando non arriverà al pubblico, l’ultima parola nella filmografia di Reiner spetta alla band che inventò all’inizio della sua carriera e all’idea che i suoi film migliori continuano a sostenere a ogni visione: un regista può essere più presente proprio quando è più difficile accorgersi di lui.

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