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Norm Macdonald, il comico che i colleghi consideravano il migliore

Penelope H. Fritz
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Norm Macdonald
Norm Macdonald
Photo: BC NDP History Group / CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Nascita17 ottobre 1959
Quebec City, Quebec, Canada
Morte14 settembre 2021 (61)
ProfessioneComico, attore e autore
Noto perKlaus – I segreti del Natale, Un weekend da bamboccioni, Man on the Moon

Norm Macdonald preferiva le battute che lasciavano il pubblico nel dubbio: era una battuta oppure no? Seduto sul divano di un programma notturno, poteva passare quattro minuti a raccontare di una falena che entra nello studio di un podologo, caricando l’insetto di tante disgrazie familiari quante ne riempirebbero un romanzo russo, mentre il conduttore perdeva poco a poco la compostezza, per poi chiudere tutto con quattro parole: «la luce era accesa». A un roast di celebrità, dove dominavano le volgarità, leggeva battute volutamente sciocche e adatte a tutti, come ripescate dal libro di barzellette di un nonno, lasciando che la sala gemesse. I dirigenti che lo pagavano raramente coglievano il senso. I comici che lo guardavano, invece, lo capivano subito: la distanza fra quei due pubblici attraversa tutto ciò che ha fatto.

È cresciuto parlando inglese a Quebec City, figlio di due insegnanti dell’Ontario orientale che lavoravano alla base militare di Valcartier. Suo padre non gli permise di imparare il francese. In seguito la famiglia si trasferì a Ottawa e il fratello maggiore, Neil, intraprese una lunga carriera come corrispondente della CBC. Norm finì presto il liceo, frequentò senza laurearsi corsi di matematica e filosofia alla Carleton University e svolse lavori manuali, tra cui quello di chokerman in una squadra di taglialegna.

Per un uomo nato il 17 ottobre 1959, la stand-up arrivò relativamente tardi. La sua prima serata da dilettante allo Yuk Yuk’s di Ottawa, nel 1985, andò abbastanza bene da spaventarlo. Uscì dicendo che non si sarebbe mai più esibito, e il proprietario del club dovette convincerlo a tornare sul palco. Sei mesi dopo era al Just for Laughs di Montreal, dove il Montreal Gazette lo definì uno dei comici più in voga del Paese. Poi arrivò la televisione americana; David Letterman disse in seguito che, se avesse potuto, lo avrebbe invitato ogni settimana. Macdonald scrisse per The Dennis Miller Show e Roseanne, prima di lasciare tutto per entrare nel cast di Saturday Night Live nel 1993.

Il lavoro che lo rese famoso cominciò nel 1994, quando prese il posto di Weekend Update. Leggeva le notizie inventate come se sfidasse lo studio a ridere. Settimana dopo settimana, durante e dopo il processo, definì O.J. Simpson un assassino. Frank Stallone diventò il suo bersaglio buono per ogni occasione, responsabile tanto dei rifiuti tossici quanto della disoccupazione. Se una battuta non funzionava, la lasciava morire e passava oltre.

All’inizio del 1998 Don Ohlmeyer, responsabile della divisione NBC della costa occidentale, lo tolse dalla scrivania, adducendo gli ascolti e un calo della qualità; a gennaio prese il suo posto Colin Quinn. Ohlmeyer era un caro amico di Simpson e Macdonald disse, nello show di Letterman e alla trasmissione radiofonica di Howard Stern, che erano state le battute su Simpson a costargli il posto. Ohlmeyer lo negò e, quando quell’estate Dirty Work – Agenzia lavori sporchi, il film scritto e interpretato da Macdonald, arrivò nelle sale, NBC prima rifiutò gli annunci pubblicitari e poi impedì che andassero in onda durante Saturday Night Live. Invitato a tornare come conduttore nell’ottobre 1999, Macdonald disse al pubblico che immaginava di essere stato chiamato solo perché lo show era diventato davvero pessimo dopo la sua partenza.

Dirty Work – Agenzia lavori sporchi, diretto da Bob Saget con Artie Lange al suo fianco, fu anche l’ultimo film di Chris Farley. Nello stesso anno Macdonald diede la voce a Lucky, il cane, accanto a Eddie Murphy in Il dottor Dolittle, ruolo che mantenne nei sequel. ABC gli affidò The Norm Show, con Laurie Metcalf, per tre stagioni. Screwed, una commedia con Dave Chappelle, andò male al botteghino, e Macdonald continuò a comparire nei film di Adam Sandler, da Billy Madison a Grown Ups.

La versione più diffusa racconta che Hollywood non abbia mai capito cosa farsene di lui. Ma così lo si assolve un po’ troppo facilmente. Non gli piaceva recitare nei normali sketch comici e, nei filmati dietro le quinte di Dirty Work – Agenzia lavori sporchi, parla della sua riluttanza a recitare in generale. Raccontò a Marc Maron di aver perso tutto al gioco tre volte, una delle quali dopo aver bruciato 400.000 dollari in una sola giocata, e dichiarò bancarotta due volte. Nel settembre 2018, il mese in cui debuttò il suo talk show su Netflix, rilasciò un’intervista in cui sembrò criticare alcuni aspetti del movimento #MeToo e difendere Louis C.K. e Roseanne Barr; NBC cancellò la sua partecipazione a The Tonight Show Starring Jimmy Fallon. La testardaggine che aveva reso possibile la battuta sulla falena era la stessa caratteristica che lo rendeva così difficile da proteggere.

Il posto in cui quella testardaggine dava i suoi frutti era il salotto degli ospiti. La battuta sulla falena arrivò a The Tonight Show with Conan O’Brien nel 2009, un anno dopo il roast di Bob Saget. Nel 2013 lanciò con Adam Eget il podcast video Norm Macdonald Live. Il 15 maggio 2015 fu l’ultimo comico di stand-up che Letterman invitò mai al Late Show; concluse raccontando di nuovo una battuta che aveva sentito fare a Letterman sulla televisione canadese quando aveva 13 anni e sedeva tra il pubblico in studio, poi si commosse dicendogli che gli voleva bene. L’anno dopo uscì Based on a True Story, un memoir in gran parte inventato.

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Nessuno di quel pubblico sapeva che nel 2013 gli era stato diagnosticato un mieloma multiplo. Lo confidò alla famiglia, al suo agente e all’ex moglie, ma a nessun altro; in seguito il fratello Neil disse che Norm temeva che la notizia avrebbe cambiato il modo in cui la gente lo vedeva. All’inizio del 2020 i medici scoprirono una malattia del midollo osseo legata alle cure, che in seguito si trasformò in leucemia mieloide acuta. Il 28 giugno di quell’anno, mentre la pandemia teneva lontano il pubblico, registrò un’ora intera di materiale inedito da solo nell’appartamento della sua socia di produzione, Lori Jo Hoekstra, come prova per uno speciale che non riuscì mai a girare. Dal letto d’ospedale registrò alcune battute per Yaphit, l’ingegnere gelatinoso a cui dava voce in The Orville. Morì al City of Hope di Duarte, in California, il 14 settembre 2021, a 61 anni.

Nel 1988 aveva sposato Connie Vaillancourt; ebbero un figlio e divorziarono nel 1999. La prova fu pubblicata da Netflix nel maggio 2022 con il titolo Norm Macdonald: Nothing Special, accompagnata da una tavola rotonda di amici tra cui Chappelle, Letterman e Sandler; gli valse le prime candidature ai Primetime Emmy della sua carriera, tre in tutto, ma nessuna vittoria. I critici colsero la mortalità nascosta dietro la sua impassibilità. Chappelle gli dedicò The Closer e in seguito gli riconobbe il merito di avergli fatto ritrovare l’amore per la comicità.

Norm: The Tale of Norm Macdonald di Judd Apatow arriva su Netflix il 16 ottobre 2026. Il film è composto interamente da filmati d’archivio, fotografie personali e video casalinghi inviati da amici e fan, così che sia Macdonald stesso a raccontare la propria storia. Nel trailer lo si vede spiegare a Letterman il licenziamento da Weekend Update e intervistare Jane Fonda e Jim Carrey nel suo show. È una forma adatta a un film su un uomo che tenne nascosta al suo pubblico la propria malattia e gli lasciò un’ora di battute da scoprire: la risata poteva arrivare in ritardo, oppure non arrivare affatto, ma la battuta era comunque compiuta.

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