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Michael Jai White, il lottatore che Hollywood ha lasciato in seconda fila

Penelope H. Fritz
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Michael Jai White
Michael Jai White
Photo: David Shankbone / CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
Nascita10 novembre 1967
Brooklyn, New York City, United States
ProfessioneAttore, regista e artista marziale
Noto perIl cavaliere oscuro, Undisputed II: Last Man Standing, Blood and Bone
PremiBruce Lee

Da tre decenni Michael Jai White è l’uomo fisicamente più credibile del cinema d’azione americano, e solo di rado quello attorno a cui uno studio costruisce un film. Ha cinture nere in sette arti marziali. Ha interpretato Mike Tyson per HBO, un assassino governativo ucciso e rispedito dall’inferno per New Line e il gangster che ascolta il primo racconto del Joker sulle sue cicatrici ne Il cavaliere oscuro. Eppure i ruoli più adatti alle sue capacità finivano spesso sugli scaffali dei videonoleggi, mentre quelli arrivati nelle multisala tendevano a sprecarle. A un certo punto ha smesso di aspettare l’offerta giusta e ha cominciato a produrre i film da sé.

La disciplina è arrivata molto prima della macchina da presa. White è nato a Brooklyn e ha iniziato ad allenarsi a sette anni, prima nel jujutsu e poi nel karate Shotokan, conquistando in seguito cinture nere nel Kyokushin, nel Goju-ryu, nel taekwondo, nel Tang Soo Do, nel kobudo e nel wushu. Quando era adolescente la sua famiglia si è trasferita a Bridgeport, nel Connecticut, dove ha terminato le scuole superiori. Prima che la recitazione gli permettesse di mantenersi, ha insegnato sostegno per tre anni, lavorando con studenti con problemi comportamentali: un’esperienza che cita ancora quando spiega la sua diffidenza verso quello che definisce il lato distruttivo della cultura hip-hop.

La televisione gli ha aperto la prima porta. Nel film HBO Tyson di Uli Edel, nel 1995, ha interpretato il campione dei pesi massimi, in un ruolo che chiedeva di esprimere minaccia e fragilità nello stesso corpo. Due anni dopo è diventato Al Simmons in Spawn, l’adattamento di Todd McFarlane spesso indicato come il primo grande film di uno studio a mettere un attore afroamericano al centro di una storia di supereroi tratta da un fumetto. Il film ha attirato il pubblico e ricevuto recensioni durissime; il franchise che sembrava promettere non è mai arrivato e White ha ottenuto una candidatura ai Blockbuster Entertainment Awards come miglior esordiente maschile.

Quello che è venuto dopo ha definito il modello. Ha interpretato SETH, il computer ribelle a cui viene dato un corpo, al fianco di Jean-Claude Van Damme in Universal Soldier: The Return, e ha condiviso lo schermo con Steven Seagal in Exit Wounds. La vera vetrina, però, è arrivata con l’home video. In Undisputed II: Last Man Standing di Isaac Florentine era George «Iceman» Chambers, un pugile incastrato e rinchiuso in una prigione russa, costretto a un incontro clandestino con Yuri Boyka, interpretato da Scott Adkins. Le coreografie hanno fatto conoscere entrambi agli appassionati di arti marziali. Anche Blood and Bone, un altro film di combattimento uscito direttamente in video, era costruito quasi interamente su quello che White sapeva fare con mani e piedi.

I ruoli più vicini al grande pubblico sono arrivati da altre strade. Tyler Perry lo ha scelto per il ruolo di Marcus in Why Did I Get Married?, che nell’ottobre 2007 ha debuttato al primo posto del box office statunitense, e lo ha richiamato per Why Did I Get Married Too?. In seguito Perry ha portato Marcus e sua moglie Angela, interpretata da Tasha Smith, nella serie Tyler Perry’s For Better or Worse. Christopher Nolan gli ha affidato Gambol, il boss della malavita che mette una taglia sulla testa del Joker e ne paga presto le conseguenze in Il cavaliere oscuro. In televisione è diventato Ben Turner, l’assassino noto come Bronze Tiger, in Arrow, e Jax nella serie web Mortal Kombat: Legacy.

Con Black Dynamite è diventato anche autore. Ha scritto il film insieme al regista Scott Sanders e all’attore Byron Minns: una parodia impassibile della blaxploitation degli anni Settanta, girata in 20 giorni in Super 16. White interpreta con assoluta serietà il suo eroe, ex agente della CIA, ed è proprio questo a far funzionare le battute. Nel 2009 il film è rimasto nelle sale statunitensi per due settimane, ottenendo buone recensioni; il pubblico lo ha scoperto in seguito, con l’home video e la serie animata di Adult Swim, nella quale White è tornato a dare voce al personaggio per due stagioni.

La regia è stata il passo successivo. Ha esordito dietro la macchina da presa con Never Back Down 2: The Beatdown, uscito in home video nel 2011, e nel 2016 è tornato a dirigere con Never Back Down: No Surrender. Outlaw Johnny Black, una commedia western concepita come successore spirituale di Black Dynamite, è nato da una campagna Indiegogo che non ha raggiunto l’obiettivo; White ha raccolto il resto grazie ai sostenitori e ai donatori e ha portato il film nelle sale nel settembre 2023. Nel 2021 aveva persino presentato i piani per un proprio studio, Jaigantic Studios, sul lungomare di New Haven. Trouble Man, omaggio ai polizieschi con un investigatore privato, con Method Man e La La Anthony e uscito nel 2025, è il suo quarto lungometraggio da regista.

L’obiezione più che legittima è che i film che controlla hanno l’aspetto dei film realizzati con i loro budget. Recensendo Trouble Man per Variety, Dennis Harvey ha lodato la «divertita autorevolezza da maschio alfa» di White e ha attribuito a Method Man i momenti migliori, ma ha giudicato anonimo il look da piccolo schermo del film, anche nelle scene di lotta. Resta anche una domanda sincera: quanto del divario nella sua carriera è responsabilità dell’industria e quanto delle sue scelte? White lavora a ritmi che pochi protagonisti accetterebbero, e questa mole di progetti ha significato una lunga serie di thriller digitali intercambiabili, accanto ai film a cui tiene chiaramente di più. Anche le sue opinioni pubbliche hanno diviso il pubblico, soprattutto le critiche all’hip-hop, che alcuni fan hanno letto come moralismo e che lui presenta come una lezione imparata negli anni trascorsi in classe.

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Quest’anno mette in luce entrambi i lati della medaglia. Uscito a gennaio, Oscar Shaw gli ha affidato il ruolo del titolo: un detective in pensione che dà la caccia ai responsabili della morte del suo migliore amico, con Tyrese Gibson al suo fianco. Ad aprile sono arrivati il dramma familiare pasquale The Secret Between Us e la commedia d’azione Special Op: Rent-a-Cop, con Chuck Liddell. Il 9 settembre è tornato a interpretare Marcus in Why Did I Get Married Again?, terzo capitolo della saga di Tyler Perry, presentato in anteprima su Netflix: le coppie originali si ritrovano a un matrimonio sul lago di Como e al cast si unisce Taraji P. Henson. Due giorni dopo Drive Through Fire, thriller sul traffico di esseri umani diretto al suo primo lungometraggio da Lauren Bond e Jim Carlson, è arrivato sulle piattaforme digitali con White nel ruolo di un detective.

Il mondo delle arti marziali aveva già emesso il suo verdetto. Nel novembre 2025 l’Asian World Film Festival gli ha assegnato il Bruce Lee Award, consegnato da Shannon Lee: White è diventato così il primo vincitore non asiatico. È sposato con l’attrice Gillian Iliana Waters, sua co-protagonista in Take Back, e ha una figlia, Morgan, nata dal matrimonio con Courtenay Chatman, oltre a due figli maschi.

Il suo prossimo ruolo confermato è quello del preside Rafferty in Karate Ghost, una commedia su un adolescente che vive in una città governata da assurde leggi sul karate, con Tim Rozon e Jim Belushi. È una parte secondaria in una presa in giro del genere in cui White ha trascorso la vita, e lui ha sempre capito quella battuta meglio di chi continuava ad affidargli ruoli al suo interno.

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