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Martin Mull, il comico di Pappa e ciccia che si considerava un pittore

Penelope H. Fritz
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Martin Mull
Martin Mull
Photo: Life, Love, and Pop-Culture/ Danielle Delgado / CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
Nascita18 agosto 1943
Chicago, Illinois, U.S.
Morte27 giugno 2024 (80)
ProfessioneAttore, comico e pittore
Noto perMrs. Doubtfire – Mammo per sempre, Signori, il delitto è servito, I protagonisti

Martin Mull passò la vita lavorativa a essere scambiato per ciò che faceva per pagare le bollette. In televisione era l’ospite sornione con il completo verde lime in pelle di squalo, il colonnello con un segreto in Signori, il delitto è servito, il capo che assumeva Roseanne Conner, il detective privato i cui travestimenti ingannavano soltanto Lucille Bluth. Lui si considerava un pittore. La comicità, disse una volta a Terry Gross, durante Fresh Air, pagava «quasi tutta la vernice»; aggiunse che quella frase era più vera di quanto sembrasse.

La frattura si manifestò presto. Mull nacque a Chicago, figlio di Betty Mull, attrice e regista, e di Harold Mull, ingegnere acustico. Crebbe prima a North Ridgeville, una piccola cittadina agricola a ovest di Cleveland, e poi a New Canaan, nel Connecticut, dove la famiglia si trasferì quando lui aveva quindici anni. Alla Rhode Island School of Design, le domande che lo avevano reso un outsider diventarono, come disse lui stesso, «non solo accettabili, ma necessarie». Il suo giudizio sull’istituto fu netto: «Dire che la scuola d’arte mi ha cambiato la vita sarebbe un enorme eufemismo. Me l’ha creata».

Nel 1965 si laureò in pittura alla RISD e nel 1967 conseguì un master, poi si rese conto che non c’erano altri titoli da inseguire. Così si guadagnò da vivere suonando la chitarra. Scrisse il singolo country del 1970 di Jane Morgan, «A Girl Named Johnny Cash», incise i propri dischi per la Capricorn a partire dal 1972, con Levon Helm tra i musicisti di supporto, e nel 1973 sfiorò la Billboard Hot 100 con il brano comico «Dueling Tubas». Sul palco disponeva divani e lampade comprati nei negozi dell’usato: quell’allestimento diede il nome al suo spettacolo, Martin Mull and His Fabulous Furniture. Fece da spalla a Frank Zappa e Bruce Springsteen. «Sono un cantante terribile», disse, «e così ho finito per parlare un sacco».

Quel parlare lo portò a Los Angeles dopo un divorzio, con «un paio di chitarre e una valigia». Dopo essere stato respinto per un posto da sceneggiatore in Mary Hartman, Mary Hartman di Norman Lear, sei mesi dopo fu richiamato per un provino nel ruolo di Garth Gimble, un uomo che picchiava la moglie. Ottenne la parte nel 1976. Per lui «non c’era assolutamente nulla di divertente nella violenza domestica» e, dopo una scena, dovette fare «una lunghissima, lunghissima passeggiata». Garth morì infilzato da un albero di Natale di alluminio, ma Lear apprezzava abbastanza Mull da costruire Fernwood 2 Night attorno al fratello gemello di Garth, Barth, conduttore di un talk show senza speranza in una piccola città, affiancato da Fred Willard nel ruolo del suo assistente, Jerry Hubbard. Un anno dopo il programma diventò nazionale con il titolo America 2-Night. Mull disse di aver modellato Barth sui presentatori locali «mal equipaggiati e ambiziosi oltre misura» e riassunse così la collaborazione con Willard: «noi due, insieme, abbiamo fatto fare alla televisione un salto quantico all’indietro». Non fu mai un successo, ma il critico di NPR David Bianculli sostenne che aveva smontato il talk show anni prima che lo facesse David Letterman.

Poi arrivò il cinema. Esordì nel 1978 nei panni di un disc jockey nevrotico in FM, ottenne un raro ruolo da protagonista nella satira ambientata nella contea di Marin Serial nel 1980, per poi assestarsi nei ruoli secondari che lo definirono: il capo predatore della moglie in Mister mamma, il colonnello Mustard in Signori, il delitto è servito, una piccola parte in Mrs. Doubtfire – Mammo per sempre. Nel 1985 fu tra i creatori del falso documentario The History of White People in America, che in seguito l’Associated Press definì ciò che molti consideravano il suo lavoro migliore.

Dal 1991 al 1997 interpretò Leon Carp in Pappa e ciccia, il capo pignolo e apertamente gay di Roseanne, poi suo socio in affari, in una delle commedie più seguite degli Stati Uniti. In «December Bride», trasmesso nel dicembre 1995, Leon sposò il compagno Scott; a interpretare lo sposo fu Fred Willard, che si ritrovò così all’altare con il suo vecchio compagno di Fernwood.

La sua carriera ebbe anche un lato più difficile. Dopo Serial, i ruoli da protagonista andarono per lo più ad altri. Domestic Life, la sitcom della CBS che aveva creato e interpretato, si fermò a dieci episodi nel 1984; Rented Lips, che scrisse e produsse nel 1988, non cambiò granché la situazione. Nel 1995 fu lo stesso Mull a sollevare la questione di Leon: disse a Gross che si era aspettato «un sacco di critiche» per essere «un uomo eterosessuale» scelto per quella parte. All’epoca il ruolo fu elogiato, ma oggi una scelta del genere sarebbe oggetto di discussione. E il mondo dell’arte non riuscì mai del tutto a decidere se avesse davanti un pittore o un personaggio famoso che dipingeva. I suoi acquirenti più affezionati erano amici dello spettacolo: Steve Martin comprò circa diciannove sue opere e Norman Lear ne acquistò altre.

I dipinti non erano un hobby. Nel 1980 un medico della UCLA lo chiamò per dirgli che aveva un melanoma terminale e due anni di vita; si scoprì che il suo dermatologo lo aveva già asportato tutto. «Da quel momento dipingere è diventata la cosa più importante della mia vita», disse, perché «probabilmente era la cosa più autentica per me». Quello stesso anno tenne la sua prima vera mostra personale, alla Molly Barnes Gallery di Los Angeles, che in seguito il pittore Mark Kostabi indicò come un evento che aveva contribuito a lanciare la sua carriera. Le tele di Mull mescolavano la tecnica del fotorealismo, la pop art e il collage. Nel 1995 pubblicò Paintings, Drawings and Words. Un suo dipinto finì sulla copertina del romanzo di Joyce Carol Oates My Sister, My Love; After Dinner Drinks, di proprietà di Steve Martin, diventò invece la copertina di Love Has Come for You, l’album di Martin con Edie Brickell. Nel 1982 sposò la cantante Wendy Haas. Ebbero una figlia, Maggie Mull, che sarebbe diventata sceneggiatrice televisiva.

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La televisione continuò a chiamarlo. Fu il vicepreside Willard Kraft in Sabrina, vita da strega, diede voce al cattivo Vlad Masters in Danny Phantom e interpretò Gene Parmesan, il detective dai travestimenti assurdi, in Arrested Development – Ti presento i miei, dal 2004 fino al revival di Netflix. Interpretò un farmacista che spacciava droga in Due uomini e mezzo e, nel 2016, il suo Bob Bradley in Veep – Vicepresidente incompetente gli valse una candidatura ai Primetime Emmy quando aveva 72 anni. L’ultimo ruolo in una serie arrivò nel 2023, con Afterparty. Morì nella sua casa di Los Angeles il 27 giugno 2024, a 80 anni (era nato il 18 agosto 1943), dopo quella che la figlia definì «una valorosa lotta contro una lunga malattia».

Il 7 ottobre 2026 Netflix ha pubblicato Who Is Martin Mull?, un documentario avviato da Bob Saget, che aveva intervistato Mull faccia a faccia prima di morire nel 2022, e completato da Neil Berkeley come co-regista. Vi compaiono Steve Martin, Tom Waits, David Alan Grier e il compianto Fred Willard. Il titolo pone la domanda a cui la carriera di Mull non ha mai risposto sullo schermo; le tele lo fanno meglio: l’uomo che per decenni interpretò un tipo ordinario convinto di essere alla moda era, a suo dire, prima di tutto un pittore.

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