Cinema

Liza Johnson, dalla videoarte alla regia di The Last of Us e The Diplomat

Penelope H. Fritz
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Liza Johnson
Liza Johnson
Photo via The Movie Database (TMDB)
Nascita13 dicembre 1970
Portsmouth, Ohio, Stati Uniti
ProfessioneRegista di cinema e televisione
Noto perReturn, Elvis & Nixon, Saving Bikini Bottom
PremiPremio Rappaport, deCordova Sculpture Park and Museum

In un breve saggio sui lavori diurni che permettono ai cineasti indipendenti di tirare avanti, Liza Johnson ha elencato una volta il vantaggio più insolito dell’essere docente universitaria di ruolo in una facoltà d’arte. «Ho letteralmente una tomba nel cimitero della facoltà, inclusa con il mio incarico di ruolo», ha scritto. «Non sto scherzando!» Era una battuta sulla sicurezza, ma anche un’affermazione seria: secondo lei, uno stipendio regolare le consentiva di correre rischi creativi. La carriera che ne è seguita sembra un lento allontanamento da quella tomba. L’artista video che un tempo filmava gli allievi di una scuola di circo nella sua città natale in Ohio dirige oggi alcuni degli episodi più seguiti della televisione americana: da quello di The Last of Us che è valso un Emmy a Storm Reid ai corridoi dell’ambasciata di The Diplomat su Netflix.

La domanda che attraversa il suo lavoro è che cosa succede allo sguardo di un’artista quando si mette al servizio delle storie altrui. I suoi lungometraggi hanno una cifra riconoscibile: inquadrature pazienti, persone comuni messe sotto pressione, un umorismo obliquo che non cerca mai la risata. I suoi episodi televisivi più riusciti sono racconti da camera costruiti sugli stessi istinti: due adolescenti sole in un centro commerciale buio, oppure due matrimoni che si sgretolano sotto lo stesso tetto a Long Island. La tensione che percorre tutta la sua produzione sta proprio qui: capire se queste due carriere appartengano davvero alla stessa regista.

La sua storia comincia a Portsmouth, in Ohio, nel 1970, l’anno in cui Elvis Presley si presentò alla Casa Bianca chiedendo un distintivo federale: un incontro che Johnson avrebbe ricreato sullo schermo più di quattro decenni dopo. Ha studiato arti visive al Williams College, in Massachusetts, laureandosi nel 1992, e nel 1995 ha conseguito un MFA all’Università della California, San Diego. Per anni il suo lavoro ha fatto parte del mondo dell’arte più che dell’industria cinematografica: installazioni video all’Artists Space di New York, all’Institute of Contemporary Art di Philadelphia e al Mass MoCA; un saggio accademico sul cinema femminista e queer; programmi curati per l’Anthology Film Archives e l’Asia Society. È tornata al Williams per insegnare cinema e video e ha ottenuto borse di studio dal DAAD Berliner Künstlerprogramm e dal Sundance Institute.

I cortometraggi di quel periodo anticipano i lungometraggi successivi. Johnson lavorava con interpreti non professionisti in luoghi ben precisi, lasciando che fosse il contesto a plasmare la storia. In the Air, selezionato nel 2010 per la sezione Berlinale Shorts, è stato girato a Portsmouth con gli allievi della Cirque D’Art, la scuola di circo della città: un intreccio di finzione e documentario che ritrae una comunità colpita da una crisi economica cominciata molto prima di quella nazionale. Karrabing! Low Tide Turning, co-diretto con l’antropologa Elizabeth Povinelli, applica lo stesso metodo a una comunità indigena nel nord dell’Australia. Nel 2010 il deCordova Sculpture Park and Museum le ha assegnato il Rappaport Prize, un premio dedicato agli artisti contemporanei.

Return, il suo primo lungometraggio, di cui ha firmato anche la sceneggiatura, è stato presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes nel 2011, come unico film americano della sezione quell’anno. Linda Cardellini interpreta una riservista, moglie e madre appena rientrata da una missione in Medio Oriente, con Michael Shannon nel ruolo del marito e John Slattery in un ruolo secondario. Per questa interpretazione Cardellini ha ottenuto una candidatura agli Independent Spirit Awards. Nel 2013 è arrivato Hateship Loveship, adattamento di Mark Poirier del racconto di Alice Munro Hateship, Friendship, Courtship, Loveship, Marriage. Il film ha offerto a Kristen Wiig il suo primo ruolo da protagonista drammatico: interpreta una badante riservata coinvolta in una storia d’amore inventata per lei da due adolescenti, al fianco di Guy Pearce, Hailee Steinfeld e Nick Nolte. Nel 2016 è seguito Elvis & Nixon, con Shannon nei panni di Presley e Kevin Spacey in quelli del presidente, costruito attorno alla fotografia nello Studio Ovale che resta una delle immagini più richieste dei National Archives. Il film è stato presentato in anteprima al Tribeca ed è uscito con Amazon Studios e Bleecker Street.

L’accoglienza riservata a questi film mette in luce il limite di una lettura autoriale della sua carriera. La critica ne apprezzava la misura, ma dubitava che portasse a una vera svolta. A proposito di Hateship Loveship, presentato a Toronto, The Playlist scrisse che il suo «approccio rigoroso e formale non lascia spazio a scintille»; Screen Daily definì Elvis & Nixon una speculazione «irriverente e dimenticabile». Il controllo che rendeva precise le sue installazioni poteva apparire, sulla durata di un lungometraggio, come ritrosia. Il suo film più visto è quello che le somiglia meno: Saving Bikini Bottom, spin-off Netflix di SpongeBob SquarePants e suo primo lungometraggio d’animazione, che ha totalizzato 12,8 milioni di visualizzazioni nel weekend di apertura, con recensioni contrastanti. Il critico di MCM lo ha giudicato un divertimento leggero per i bambini, con una commistione di animazione e riprese dal vivo che non riesce mai del tutto a funzionare. E l’episodio che il pubblico ricorda meglio, «Left Behind», è stato scritto da Neil Druckmann. L’industria l’ha premiata molto più come interprete delle storie altrui che come autrice.

La televisione è arrivata attraverso la commedia. Ha diretto il pilot di Good Girls Revolt per Amazon, un episodio di Feud di Ryan Murphy, due episodi di A Series of Unfortunate Events e puntate di Silicon Valley, Barry, What We Do in the Shadows e Dead to me – Amiche per la morte. Per Physical, la serie Apple TV+ con Rose Byrne, ha diretto tre episodi e ricoperto il ruolo di produttrice esecutiva. Nel 2023 HBO le ha affidato il settimo episodio di The Last of Us, un flashback in cui Ellie e la sua amica Riley trascorrono una notte in un centro commerciale abbandonato. Reid ha vinto l’Emmy come miglior attrice guest star in una serie drammatica per il ruolo di Riley e ha riconosciuto a Johnson, insieme a Bella Ramsey e Craig Mazin, il merito di aver contribuito a definire il personaggio.

Da allora, la sua collaborazione più continuativa è stata con The Diplomat. Nel 2023 ha diretto due episodi della prima stagione e nel 2025 altri due della terza, tra cui «Amagansett», in cui Kate Wyler e il marito, ormai vicepresidente, trascorrono un fine settimana teso nella casa del presidente a Long Island. A gennaio 2026 l’episodio le è valso una candidatura ai Directors Guild of America Awards nella categoria serie drammatica; il premio è andato a The Pitt. Nel frattempo, ha diretto i primi quattro episodi di The Residence, il giallo ambientato alla Casa Bianca prodotto da Shondaland per Netflix, due episodi di The Franchise per HBO e due della seconda stagione di Paradise per Hulu, uscita a marzo 2026. Insegna inoltre regia nel dipartimento di cinema e televisione della UCLA.

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Il suo lavoro più recente è arrivato su Netflix il 15 ottobre 2026, con il debutto della quarta stagione di The Diplomat: Johnson ha diretto il terzo e il quarto episodio, «The Typo» e «Pagliacci», la parte di stagione che si chiude con le dimissioni del primo ministro britannico. Non è stato annunciato nessun nuovo lungometraggio a sua firma. La tomba al Williams è presumibilmente ancora lì; la regista a cui era destinata, intanto, continua a trovare motivi per essere altrove.

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