Calcio

TreVeyon Henderson dei Patriots: esami rassicuranti, ma nessuna causa per i sintomi neurologici

Jack T. Taylor
Aggiungici su Google

TreVeyon Henderson ha costruito il suo gioco su qualità che un running back non può fingere: il primo passo, il cambio di direzione secco, l’accelerazione che lascia un linebacker ad afferrare il vuoto. Ora il running back dei Patriots ha raccontato al mondo che qualcosa, ancora senza nome, sta intaccando proprio queste capacità. Ha trascorso diversi giorni in ospedale per quelli che ha definito sintomi neurologici inspiegabili, si è sottoposto a una serie di esami e ne è uscito con risultati che ha descritto come rassicuranti. La maggior parte dei titoli si è fermata lì. Ma la frase più importante è arrivata subito dopo: la causa, ha detto, «resta sconosciuta e inspiegabile».

Per un atleta è una situazione difficile da affrontare. Un infortunio ha un nome, una risonanza, un protocollo, una tempistica indicativa. Un legamento lacerato ha tempi di recupero definiti. Quello che ha descritto Henderson è un avversario di cui non si possono studiare i filmati, e lui è stato preciso su ciò che ha colpito: la forza, la coordinazione e «alcune delle mie funzioni fisiche». Per un running back che fonda tutto il proprio gioco sulla velocità, è un elenco che coincide con la descrizione del suo lavoro. La buona notizia è concreta. Per ora, però, riguarda soprattutto ciò che i medici hanno escluso.

Che cosa ha detto Henderson e come lo ha detto

Il suo messaggio, pubblicato sui social venerdì, sembrava meno un bollettino medico che una lettera. Ha parlato di «un’emergenza medica inaspettata e insolita», di esami e valutazioni approfonditi, e poi ha spiegato il piano: continuare a lavorare con specialisti e fisioterapisti e fare «tutto il necessario per tornare in piena salute». Una frase spicca, per un giocatore alla sua seconda stagione che sta ancora lottando per trovare spazio: «La mia salute e il mio benessere a lungo termine restano le mie priorità assolute». Ha scelto di guardare al lungo periodo e lo ha detto apertamente.

Ha ringraziato la moglie, Mackenzie, per essergli rimasta accanto, insieme alla sua famiglia, all’organizzazione dei Patriots e a tutti coloro che hanno pregato per lui. Si è affidato alla fede, citando Romani 8:28 e scrivendo di avere il cuore in pace. Ha chiesto di continuare a pregare per lui e di rispettare la sua privacy, poi ha concluso come si fa con gli amici: «Con affetto, Trey».

La cautela di Vrabel

Mike Vrabel aveva tutti i motivi, da allenatore, per parlare di gestione del roster. Non lo ha fatto. Henderson salterà la partita di domenica contro Green Bay e il coach ha detto che sarebbe prematuro, oltre che ingiusto nei confronti del giocatore, parlare di un inserimento nella lista degli infortunati a lungo termine. Non c’è una tabella di marcia e Vrabel non ha finto di averne una. Ha parlato invece di come stargli vicino. «Il modo migliore che conosco per sostenerlo è prendermi cura di lui, ascoltarlo e fare tutto il possibile perché torni in salute», ha detto, aggiungendo che Henderson è «molto amato e rispettato nella nostra squadra».

Una stagione che lo stava già mettendo alla prova

Fino a questa settimana, intorno a Henderson si parlava di un calo al secondo anno. Un infortunio alla caviglia a fine agosto e una scivolata durante un cambio di direzione in allenamento lo avevano tenuto fuori dalla partita d’esordio, la rivincita del Super Bowl contro Seattle. Poi è arrivata una distorsione alta alla caviglia. Nella sconfitta di fine ottobre a Chicago ha giocato 13 dei 54 snap offensivi e, come riassunto quella settimana da Fantasy Nerds, si discuteva della sua visione di gioco, della protezione sui passaggi e di un reparto running back affollato alle spalle di Rhamondre Stevenson. La settimana successiva si è allenato due volte, poi il 29 ottobre è stato inserito nell’elenco degli indisponibili per malattia e da allora non si è più allenato.

Né Henderson né la squadra hanno collegato questo avvio di stagione a ciò che lo ha portato in ospedale, e nulla di quanto si sa giustifica un simile collegamento. A cambiare è il peso della discussione. Il numero di snap è una questione che ci si pone quando un giocatore è in salute.

Le cifre mostrano una netta differenza tra le sue due stagioni. In sei partite quest’anno ha totalizzato 203 yard su corsa e un touchdown, oltre a cinque ricezioni per 45 yard. Da rookie, dopo che i Patriots lo avevano scelto al secondo giro del draft 2025 proveniente da Ohio State, dove aveva contribuito alla corsa al titolo nazionale del 2024, ha corso per 911 yard e nove touchdown, aggiungendo 35 ricezioni per 221 yard e un altro touchdown: 1.132 yard complessive dalla linea di scrimmage. A dicembre il Boston Globe lo inseriva tra i candidati al premio di Offensive Rookie of the Year; quella stagione, inoltre, era stato uno dei soli quattro portatori di palla a superare le 22 miglia orarie.

Domenica scorsa New England ha battuto Miami 24-19 anche senza di lui e può contare su tre running back: Stevenson, Corey Kiner e Lan Larison. Anche il ricevitore A.J. Brown sarà assente contro i Packers, a causa di infortuni alla caviglia e al ginocchio.

Stevenson, Kiner e Larison possono farsi carico delle corse. Il lavoro più difficile spetta soltanto a Henderson, nelle stanze degli specialisti e dei fisioterapisti: ricostruire la forza e la coordinazione su cui fa affidamento un running back nei cambi di direzione, mentre cerca di affrontare una causa che nessun esame è ancora riuscito a individuare.

Tag: , , , ,

Aggiungici su Google

Discussione

Ci sono 0 commenti.