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Jonah Coleman, l’ultimo running back rimasto dei Broncos, ha vinto la partita che Denver stava perdendo

Una scelta al quarto giro che in primavera boxava in una palestra di Chandler è rimasta l'ultimo running back di Denver — e ha segnato il touchdown che ha piegato Jacksonville.
Jack T. Taylor
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Ogni box score della rimonta di Denver avrà in testa il ricevitore che ha preso tutto e il quarterback che finalmente ha smesso di buttare via il pallone. La partita l’ha decisa però il giocatore su cui nessuno aveva contato — l’unico rookie che i Broncos hanno vestito, un running back di riserva che negli ultimi minuti era l’ultimo corridore sano rimasto. Jonah Coleman non ha giocato da piano B. Ha giocato da piano A.

Questo è il segnale di Coleman, ed è così da Stockton. Mettilo nella posizione peggiore del campo, con il margine più sottile, e qualcosa in lui si calma invece di irrigidirsi. Quando entrambi i running back davanti a lui sono usciti per problemi ai muscoli posteriori della coscia, Denver non ha tanto pescato un ripiego quanto scoperto di avere già un lottatore — e Coleman, a quanto pare, lo è anche nel senso letterale.

È cresciuto facendo boxe a Stockton, in California, e ci è tornato in questa offseason, allenandosi in una palestra a Chandler, in Arizona, tra il draft e il minicamp dei rookie. «Ci sono tornato perché ti insegna davvero a pensare quando sei stanco e sfinito», ha detto. Non è una frase che un allenatore mette in bocca a un giocatore. È esattamente l’abilità che richiede un drive da quattro minuti, ed è per questo che la fine di una partita equilibrata poteva cadere sulle spalle dell’unico rookie della rosa senza che il tetto crollasse.

Il touchdown è stato da tre yard, primo down sulla goal line, a metà del quarto periodo — il primo rushing touchdown stagionale di Denver e il primo vantaggio della giornata. Coleman lo ha festeggiato con il Mile High Salute, la celebrazione che Terrell Davis ha trasformato in scrittura dei Broncos. Non era un rookie che prendeva in prestito la mossa di una leggenda per le telecamere: Coleman e Davis condividono un agente commerciale e hanno parlato più di una volta. «Devi solo portare rispetto a chi è venuto prima di te», ha detto Coleman. «Lui è uno dei migliori di sempre. Alla fine, giochi per qualcosa di più grande di te stesso.»

Poi ha chiuso la partita, che è la cosa più difficile. Nel drive che l’ha sigillata ha portato la palla sei volte, è rimasto in campo, ha preso quello che il cronometro richiedeva e non ha mai perso il pallone. «Ha gestito quella situazione in modo perfetto, nel migliore dei modi possibili», ha detto il ricevitore Courtland Sutton. «È uscito, si è abbassato, ha conquistato i primi down e ha protetto il pallone.» Sean Payton, che ha passato una carriera a diffidare dei rookie proprio in quei minuti, non si è preoccupato di usare giri di parole. «Quella di certo non sembrava una serie da rookie», ha detto l’allenatore. «È uscito alla grande, e ne avevamo bisogno.»

Il curriculum diceva che sarebbe stato troppo per lui. Coleman è 5 piedi e 8 pollici (173 cm) e 220 libbre (quasi 100 kg), una stazza che gli scout archiviavano come «compatta» quando intendevano «sottovalutata». Ha iniziato ad Arizona, è passato a Washington, e ha lasciato il college con più di 3.000 yard corse e una valutazione da quarto giro — la scelta 108, l’unico rookie che Denver ha messo in campo il giorno della partita. L’uomo su cui ha fatto affidamento per essere pronto era quello che ha sostituito. «J.K. mi predicava sempre: sii pronto per la tua occasione, sii pronto per il tuo momento», ha detto Coleman parlando di J.K. Dobbins, il titolare il cui infortunio al tendine del ginocchio ha aperto la porta.

Niente di tutto questo cancella il nome che la partita ricorderà. Jaylen Waddle, il ricevitore per cui Denver ha pagato una scelta del primo giro e altro pur di strapparlo a Miami, ha trasformato un esordio da una sola ricezione in un pomeriggio da 138 yard — il massimo per un Bronco in un debutto in casa da Rick Upchurch nel 1975 — e un lancio da 49 yard ha portato l’attacco sulla soglia della meta. Bo Nix, 24-11 da titolare e ora in pari con il record di John Elway dopo 35 partite, ha smesso di forzare dopo un intercetto in end zone e ha lanciato il touchdown che ha dato il via alla rimonta. Hanno meritato i riflettori.

Ma i riflettori non hanno vinto la partita. Denver era in svantaggio di dieci punti, era rimasta con il terzo running back, e ha battuto l’unica squadra che un anno prima aveva espugnato il loro campo — interrompendo una striscia di nove vittorie consecutive in regular season di Jacksonville — perché l’ultimo uomo nel backfield si allena come se si aspettasse che le luci si spengano. I Broncos sono andati a caccia di stelle in questa offseason e ne hanno trovata una che avevano scelto alla 108. La prossima volta che un tendine del ginocchio cede, sanno già qual è la risposta.

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