Calcio

Il rosso di Mateo Chávez contro gli Stati Uniti non spiega la sconfitta del Messico

Kenji Nakamura
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Dopo il fischio finale, Mateo Chávez ha trascorso parte della notte a ricostruire per Jorge Campos, ex portiere della nazionale messicana diventato commentatore di TV Azteca, la scena della sua espulsione: di nuovo entrambe le mani alzate, il doppio schiaffo a Sebastian Berhalter mimato davanti a lui, come ha raccontato Récord. È questa l’immagine che resterà. Ma è anche l’aspetto meno utile per capire perché il Messico abbia perso contro gli Stati Uniti a Glendale.

L’espulsione è la spiegazione più facile, ma il risultato al momento del cartellino rosso la smentisce. Quando il difensore dell’AZ Alkmaar ha lasciato il campo, il Messico era già sotto e l’inferiorità numerica non aveva causato lo svantaggio. Se si legge la partita come un sistema, il fattore decisivo non è un momento di nervosismo: è una costruzione dal basso che ha continuato a regalare il pallone proprio nella zona del campo in cui perderlo equivale a concedere un tiro.

Perché Mateo Chávez è stato espulso

La dinamica non è in discussione. Chávez, 22 anni, entrato nella ripresa, ha commesso un duro fallo. Berhalter si è avvicinato per protestare e, secondo Fox Sports México, lo ha spinto. Chávez ha reagito colpendo con entrambe le mani il volto del centrocampista statunitense. Al 67° minuto l’arbitro gli ha mostrato il cartellino rosso diretto per condotta violenta, mentre Berhalter è stato ammonito per il suo intervento. Nessuna delle testate che hanno seguito la partita ha messo in dubbio la decisione o riferito di discussioni sull’intervento del VAR; l’unico elemento controverso è la parola usata nei titoli. TUDN ha sottolineato che si è trattato della prima espulsione da quando Rafa Márquez è alla guida della squadra.

Da dove sono arrivati davvero i gol

A quel punto gli Stati Uniti erano in vantaggio per 2-0. Julian Hall ha sbloccato il risultato al 28° minuto, dopo che il cross di Gio Reyna era stato respinto e José Rangel, nel tentativo di controllare il pallone vagante, se l’era lasciato sfuggire nella propria area. Il secondo gol, al 62° minuto, è quello che spiega la serata: Rangel ha provato ad avviare l’azione con un passaggio corto, Cavan Sullivan ha letto la giocata, ha intercettato il pallone e lo ha battuto da una trentina di metri. A 17 anni e cinque giorni, Sullivan è diventato il più giovane marcatore nella storia della USMNT, secondo U.S. Soccer.

Il terzo gol è arrivato quando il Messico era in dieci, ma non per gli spazi in più creati dall’assenza di un giocatore. All’84° minuto Malik Tillman ha intercettato un passaggio messicano in uscita dalla difesa e ha concluso all’incrocio dei pali; El Futbolero ha ricondotto la palla persa a un’incomprensione tra Álvaro Fidalgo e Diego Campillo. Due dei tre gol, dunque, sono nati da un passaggio messicano nella propria metà campo. Il terzo da un portiere che non è riuscito a controllare il pallone nella propria area. Anche il Messico ha creato occasioni, e La-Lista segnala gli errori sotto porta di Santiago Giménez e Roberto Alvarado. Ma agli Stati Uniti, schierati da Mauricio Pochettino con un 4-2-3-1 contro il 4-3-3 messicano, è bastato pochissimo per superare la difesa avversaria e segnare.

Le parole di Rafa Márquez e il loro significato

La diagnosi dello stesso Márquez va nella medesima direzione, anche se lui ha parlato di errori individuali. «Son errores muy groseros, que casi casi le regalas el resultado al rival», ha detto: errori gravissimi, che sono quasi un regalo del risultato all’avversario. Ha distribuito la responsabilità tra tutta la squadra, invece di addossarla a Rangel, e questa è la lettura più corretta. Un portiere che sbaglia un passaggio corto commette un errore. Una squadra che continua a chiedere alla prima linea di impostare sotto pressione e perde ripetutamente il pallone in quella zona pone un problema di impostazione.

L’espulsione va considerata, ma in secondo piano. Ha cancellato ogni possibilità concreta di rimonta negli ultimi venti minuti e oltre, trasformando l’inseguimento in una gestione dei danni. Non ha causato lo svantaggio, né ha generato il problema ricorrente.

Il contesto e i prossimi impegni

L’amichevole al State Farm Stadium ha richiamato 64.932 spettatori, in gran parte messicani secondo Proceso. Márquez, 47 anni, ha preso il comando a settembre e ora è senza vittorie da tre partite, dopo i pareggi con Perù e Colombia. Dal 2021 gli Stati Uniti hanno battuto il Messico sei volte, perdendo due incontri e pareggiandone altrettanti. Martedì il Messico affronterà il Cile.

Chávez può spiegare la sua espulsione con un solo gesto, e lo ha già fatto. La dimostrazione più difficile spetta a Márquez contro il Cile: dove va il primo passaggio del Messico quando l’avversario sale a pressare. A Glendale è finito sui piedi degli avversari.

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