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Stephanie Hsu trova a Broadway lo spazio che lo schermo le nega

Penelope H. Fritz
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Stephanie Hsu
Stephanie Hsu
Photo: John Sears / CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Nascita25 novembre 1990
Torrance, California, United States
ProfessioneAttrice
Noto perIl robot selvaggio, Everything Everywhere All at Once, Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli
PremiSAG · Independent Spirit · SAG (condiviso)

Sul palco dello Studio 54, Janet Weiss, la fidanzata perbene che in The Rocky Horror Show esiste soprattutto per scandalizzarsi, è diventata un’altra cosa quando a interpretarla è stata Stephanie Hsu: una donna che si gode la propria corruzione un po’ più di chiunque altro in sala. Il regista, Sam Pinkleton, le aveva presentato il ruolo, racconta lei, come «una creatura saffica che si risveglia» e una «Frank 2.0». I Tony l’hanno candidata. È stata la prova più evidente di ciò che l’attrice di Jobu Tupaki sa fare davanti a un pubblico in carne e ossa, e di quanto di rado lo schermo le abbia concesso lo stesso spazio.

Quello scarto è la vera storia della sua carriera dopo Everything Everywhere All at Once. La candidatura all’Oscar avrebbe dovuto aprirle la strada dei ruoli da protagonista. Ne sono arrivati due, e nessuno è sopravvissuto a una seconda stagione. Nel frattempo la sua voce è diventata una delle più richieste dell’animazione, e Netflix chiude l’anno con tre progetti costruiti intorno a lei.

Hsu è nata a Torrance, in California, il 25 novembre 1990, e lì l’ha cresciuta la madre da sola. La nonna materna era fuggita dalla Cina continentale a Taiwan durante la guerra civile; la madre era poi passata da Taiwan agli Stati Uniti da adolescente. Dopo il liceo alla Palos Verdes Peninsula High School, Hsu è approdata alla Tisch School of the Arts della New York University, dove si è formata nell’Experimental Theatre Wing con Elizabeth Swados, ha studiato con l’Atlantic Theater Company e ha fatto sketch comedy con gli Hammerkatz, un gruppo in cui a volte compariva un giovane Bowen Yang. Si è laureata nel 2012.

È seguito il tratto meno glamour, quello che forma un’interprete. Lei stessa ha descritto i suoi inizi «negli scantinati e nell’off-off-Broadway», il circuito più piccolo di New York, e si pagava l’affitto come commentatrice in video in Girl Code, su MTV, dove è comparsa più di cinquanta volte, prima di ottenere il primo ruolo ricorrente sullo schermo, Joy Armstrong in The Path, il dramma di Hulu su una setta. In quel periodo, a un provino per uno spot, le chiesero di ripetere la battuta «con un accento più asiatico». Rispose che quel ruolo non faceva per lei e se ne andò.

Il teatro le ha dato i primi ruoli su misura. Ha creato Christine Canigula in Be More Chill, un musical su un liceale invisibile che ingoia un supercomputer in forma di pillola, e l’ha seguito dal debutto in New Jersey nel 2015, attraverso la stagione off-Broadway del 2018 spinta dal passaparola in rete, fino al Lyceum di Broadway nel 2019. Nel mezzo è stata Karen, la moglie computer di Plankton, in SpongeBob SquarePants, ancora a Broadway. Poi è arrivata la televisione: nei panni di Mei Lin, la studentessa di medicina che diventa la fidanzata di Joel Maisel, è entrata nelle ultime tre stagioni de La fantastica signora Maisel e nel 2020 ha condiviso con il cast il premio SAG per il miglior ensemble.

Poi è arrivata Joy Wang. Nella commedia multiversale dei Daniels Everything Everywhere All at Once, Hsu è una figlia che non riesce a farsi vedere dalla madre e, in un altro universo, Jobu Tupaki, una nichilista che ha visto tutto e ha costruito un bagel «con tutto» per contenerlo. Il ruolo chiedeva dolore impassibile e annientamento gioioso nella stessa scena, e il passaggio dall’uno all’altro è diventato il motore emotivo del film. Dopo l’anteprima al South by Southwest, il film di A24 è diventato il caso della stagione dei premi. Hsu ha vinto il primo Independent Spirit Award per l’interpretazione rivelazione, ha condiviso il premio del sindacato degli attori per il miglior cast ed è stata candidata all’Oscar come miglior attrice non protagonista, una corsa vinta dalla collega Jamie Lee Curtis.

Il seguito sembrava il percorso di rito. È stata Kat, l’amica star delle soap che nasconde il proprio passato, in Joy Ride, la scatenata commedia on the road di Adele Lim, e Alma Milan, assistente di una vanitosa star del cinema, in The Fall Guy di David Leitch. In Laid, di cui era anche produttrice esecutiva, ha finalmente avuto un ruolo da protagonista tutto suo: Ruby Yao, organizzatrice di feste a Seattle i cui ex amanti cominciano a morire nell’ordine in cui ci è andata a letto. La critica l’ha apprezzata; la sintesi di Rotten Tomatoes l’ha definita una vetrina leggera per il suo talento comico. Peacock l’ha cancellata dopo una stagione, senza mai entrare nelle classifiche streaming di Nielsen. Not Suitable for Work, la commedia di Mindy Kaling per Hulu in cui interpretava Chrys Lee, ha fatto la stessa fine quest’estate, tre mesi dopo il debutto.

In quelle recensioni nulla fa pensare a un problema di talento. La domanda più scomoda l’ha posta Hsu stessa. Durante la pandemia e le proteste di Black Lives Matter, ha raccontato, decise di smettere di «cancellarsi» come attrice asiatica e di rimpicciolirsi in un cameo solo per aggiungere una riga al curriculum. Quel principio restringe il campo in un’industria che scrive ancora pochi ruoli da protagonista per donne asiatico-americane al di fuori di un repertorio di storie ben noto, e una parte del suo lavoro attuale sta proprio dentro quel repertorio. Quando Netflix ha diffuso il trailer di Dang!, il pubblico online lo ha fatto a pezzi perché riciclava lo schema della commedia familiare asiatico-americana, genitori severi e aspettative impossibili, prima ancora che andasse in onda un solo episodio.

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Dang!, creata da Andrew Law, ha debuttato su Netflix l’8 settembre 2026, con Hsu che dà la voce a Ruthie, la primogenita perfezionista che si presenta a New York incinta e in fuga da un marito che non è il padre. È il primo di tre titoli. Il 20 novembre Netflix fa uscire Steps, una Cenerentola raccontata dal punto di vista delle sorellastre, con Ali Wong nei panni di Lilith e Hsu in quelli di Margot, la sorella che passa buona parte del film trasformata in rana. L’11 dicembre arriva In Waves, l’adattamento firmato da Phuong Mai Nguyen della graphic novel di AJ Dungo su un giovane skater e la surfista che ama durante la malattia di lei. Il film ha aperto la Semaine de la Critique di Cannes, gemella della nostra Settimana della Critica veneziana, primo film d’animazione a riuscirci, e Hsu dà la voce a Kristen nella versione inglese, accanto a Will Sharpe.

Il palcoscenico ha riempito il resto dell’anno. Il revival di The Rocky Horror Show della compagnia Roundabout ha debuttato allo Studio 54 il 23 aprile 2026, con Luke Evans nei panni di Frank-N-Furter, Juliette Lewis come Magenta e Rachel Dratch voce narrante. La sua Janet le è valsa la prima candidatura ai Tony, come miglior attrice in un musical; il premio è andato a Caissie Levy, di Ragtime. Hsu, che si definisce queer, ha detto che il ruolo «contiene così tanto della mia stranezza». Ha recitato per l’ultima volta il 23 agosto, lasciando Janet a Lorna Courtney, e a settembre ha firmato con l’agenzia Range Media Partners.

Il prossimo ruolo da protagonista che valga la pena potrebbe arrivare di nuovo da una strada diversa dall’ordine di un episodio pilota. Quello che è già in calendario è concreto: una sorellastra trasformata in rana a fine novembre e una surfista che affronta il cancro prima di Natale. Dietro entrambe c’è una voce di cui l’industria ha imparato a fidarsi molto prima di imparare a costruire una serie dal vero attorno al volto che le appartiene.

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