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Rosie O’Donnell torna a Broadway da Dublino dopo ventun anni di assenza

Penelope H. Fritz
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Rosie O'Donnell
Rosie O'Donnell
Photo: Photographer not credited. / Public domain, via Wikimedia Commons
Nascita21 marzo 1962
Commack, New York, United States
ProfessioneComica, attrice e conduttrice televisiva
Noto perTarzan, Pitch Perfect 2, Ragazze vincenti
Premi2 Emmy · Tony

Allo Studio 54, un teatro nato per l’eccesso, Rosie O’Donnell ha preso il posto di Rachel Dratch nel ruolo del Narratore di The Rocky Horror Show, la figura asciutta e professorale che ferma l’azione per spiegare al pubblico che cosa sta guardando. È un impegno di due settimane, e per onorarlo è volata da Dublino. È anche il suo primo ruolo a Broadway da quando fu Golde in Fiddler on the Roof. Per un’interprete che l’America ha conosciuto prima come regina della gentilezza e poi come una delle sue polemiste più ostinate, la parte calza meglio di quanto sembri: il narratore è l’unico in scena che non finge mai che lo spettacolo sia qualcosa di diverso da ciò che è.

Quell’istinto viene da Commack, a Long Island, dove Roseann O’Donnell è cresciuta in una famiglia cattolica di origine irlandese. Sua madre, anche lei Roseann, morì di cancro al seno il 17 marzo 1973, giorno di San Patrizio, quando la figlia aveva dieci anni. Mezzo secolo dopo O’Donnell avrebbe aperto uno spettacolo solista con quella data, seguita da un colpo di cannone spara-coriandoli: basta questo per capire come porta il lutto in pubblico.

Nata il 21 marzo 1962, faceva stand-up già alla fine dell’adolescenza, molto prima che qualcuno sapesse cosa farne davanti a una macchina da presa. Passò dal Dickinson College e poi dalla Boston University, lasciandoli entrambi. La vera scuola furono i comedy club. Nel 1984 vinse cinque settimane di fila a Star Search, il talent televisivo, e le sale cominciarono a riempirsi.

Hollywood le trovò un posto all’inizio degli anni Novanta, quasi sempre lo stesso. Penny Marshall la scelse per Doris Murphy, la rumorosa terza base delle Rockford Peaches in Ragazze vincenti, accanto a Geena Davis, Madonna e Tom Hanks. Nora Ephron ne fece la collega dalla battuta pronta di Meg Ryan in Insonnia d’amore. Fu Betty Rubble ne I Flintstones, Ole Golly, la tata che lascia la bambina che ha contribuito a crescere, in Harriet, la spia, e la voce di Terk, la gorilla spiritosa del Tarzan Disney. L’amica buffa, mai la protagonista.

Fu la televisione a darle il ruolo principale. The Rosie O’Donnell Show andò in onda in syndication dal 1996 al 2002 e la trasformò nella conduttrice più generosa del daytime americano: i cast di Broadway cantavano in studio, gli ospiti venivano accolti con entusiasmo da fan e la stampa finì per chiamarla la regina della gentilezza. Il programma vinse un Daytime Emmy dopo l’altro, per sé e per lei. Poi lei cominciò a smontare quell’immagine pezzo dopo pezzo. Nel 2002 lasciò Rosie, la rivista che portava il suo nome, per un contrasto sul controllo editoriale, e nello stesso anno, mentre il talk show si congedava, fece coming out come lesbica sul palco di un comedy club durante una serata di beneficenza.

Il teatro c’era sempre stato. Fu Rizzo in Grease a Broadway nel 1994, subentrò come Gatto col Cappello in Seussical nel 2001, investì denaro proprio per produrre Taboo, che chiuse nel 2004 dopo un centinaio di repliche, e interpretò Golde in Fiddler on the Roof fino al 2005. Ha presentato più volte i Tony Awards e ha vinto un Emmy per una di quelle dirette. Nel 2003 ha fondato quella che oggi si chiama Rosie’s Theater Kids, che forma gratuitamente in danza, canto e recitazione gli studenti delle scuole pubbliche di New York; nel 2014 i Tony le hanno conferito per questo l’Isabelle Stevenson Award.

Il capitolo più ruvido è quello che tutti ricordano. Da moderatrice di The View, dal 2006, prese in giro in diretta Donald Trump per il concorso di Miss USA, e lui rispose con insulti che non si sono mai davvero fermati, arrivati perfino dal palco di un dibattito presidenziale nove anni dopo. Lei lasciò il programma nel 2007, ci tornò nel 2014 e se ne andò di nuovo dopo pochi mesi; il suo talk show su OWN non arrivò a sei mesi. Secondo i critici, lo scontro è diventato il numero principale e ha soffocato la comicità. Qualcosa di vero c’è. La regina della gentilezza è sempre stata un ritratto parziale, e la O’Donnell combattiva non è un’invenzione tardiva: è la stessa artista con il volume alzato. Perfino il suo nuovo spettacolo ha ricevuto la critica dal lato opposto: su Slate, Scaachi Koul l’ha trovato un po’ goffo e un po’ confuso, ricordando che lasciare il Paese è una via d’uscita che la maggior parte del suo pubblico non ha.

Tra una battaglia e l’altra, il lavoro d’attrice è migliorato senza clamore. È stata Tutu, la madre caotica della protagonista, in SMILF su Showtime, un’assistente sociale nella miniserie HBO Un volto, due destini – I Know This Much Is True e Vi, proprietaria di un bar gay clandestino, nella versione seriale di Ragazze vincenti lanciata da Prime Video nel 2022, tre decenni dopo il film. Nel 2025 Cynthia Nixon ha fatto il suo nome per And Just Like That…, dove ha interpretato Mary, una suora che perde la verginità con Miranda. È sopravvissuta a un infarto nel 2012 e ha cinque figli; il più piccolo, Clay, è autistico.

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È Clay la ragione del capitolo attuale. Nel gennaio 2025 O’Donnell si è trasferita con lui a Dublino e ha chiesto la cittadinanza irlandese attraverso i nonni. Lo spettacolo solista Common Knowledge, costruito intorno alla vita con Clay, ha debuttato quell’estate al 3Olympia di Dublino, ha fatto il tutto esaurito per dieci sere al Fringe di Edimburgo, è passato dalla Sydney Opera House ed è arrivato nel luglio 2026 al Daryl Roth Theatre di New York con la regia di Gabriel Barre. Ad agosto ha condotto per una settimana Jimmy Kimmel Live! come ospite e l’ha chiusa cantando al presidente una versione riscritta di Danny Boy.

La sua parentesi in Rocky Horror si chiude il 18 ottobre e Dratch rientra due giorni dopo. Poi O’Donnell tornerà a Dublino, dove a settembre ha raccontato al Late Late Show che i documenti della cittadinanza sarebbero arrivati, parole sue, da un giorno all’altro. Il narratore scende dal palco, e la prossima parte si scriverà in Irlanda.

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