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Shane Steichen, l’allenatore dei Colts sopravvissuto al suo general manager

Penelope H. Fritz
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Shane Steichen
Shane Steichen
Photo: All-Pro Reels / CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
Nascita11 maggio 1985
Sacramento, California
ProfessioneCapo allenatore di football americano

Dopo sei partite, nel peggior avvio della sua gestione, gli Indianapolis Colts hanno licenziato il general manager che aveva scelto Shane Steichen e hanno confermato l’allenatore. Davanti ai giornalisti, Steichen ha riportato su di sé la responsabilità: «Non credo che la colpa sia tutta di Chris. Sono io l’allenatore capo». L’uomo che lo aveva scelto non c’è più, il pubblico del Lucas Oil Stadium ha cominciato a fischiare e l’allenatore rimasto alla guida della squadra è ora quello che deve spiegare il record.

L’ironia è difficile da ignorare. Steichen era arrivato a Indianapolis con la fama di allenatore capace di far crescere i quarterback: l’assistente che aveva contribuito a plasmare la fase finale della carriera di Philip Rivers, la stagione da rookie di Justin Herbert e l’ascesa di Jalen Hurts. A Indianapolis, però, quel ruolo gli si è ritorto contro. Ha alternato un rookie costretto a fermarsi per un infortunio alla spalla, un veterano chiamato a fare da tappabuchi, un veterano sulla quarantina avanzata richiamato dal ritiro e un titolare rientrato dopo la rottura del tendine d’Achille; eppure, con lui alla guida, i Colts non hanno ancora disputato una partita di playoff.

È cresciuto nei dintorni di Sacramento, dove è nato l’11 maggio 1985, e giocava quarterback alla Oak Ridge High School di El Dorado Hills abbastanza bene da essere nominato miglior giocatore della zona dal The Sacramento Bee, dopo aver guidato la squadra al titolo di sezione. Alla UNLV è stato uno studente-atleta per quattro anni, ma ha disputato da titolare appena 13 partite. La sua miglior prestazione arrivò entrando dalla panchina contro New Mexico, nell’ottobre 2006: lanciò cinque passaggi da touchdown, eguagliando il record dell’università, nella sconfitta per 39-36 ai tempi supplementari. Lasciò Las Vegas con una laurea in giornalismo e media.

Il suo percorso da allenatore è stato lungo e poco appariscente. Rimase alla UNLV come assistente laureato, nel 2010 lavorò come assistente offensivo a Louisville e nel 2011 approdò alla NFL come assistente difensivo dei San Diego Chargers, sotto Norv Turner, il cui figlio Scott era stato suo compagno di squadra al college. Quando Turner fu licenziato, Steichen lo seguì di nuovo, a Cleveland, nel 2013, come allenatore addetto al controllo qualità; anche quello staff venne smantellato dopo una sola stagione.

San Diego lo richiamò nel 2014, e fu lì che Steichen si costruì la sua reputazione. Da allenatore dei quarterback, dal 2016 al 2019, lavorò ogni giorno con Rivers, che in quel periodo fu convocato al Pro Bowl per tre stagioni consecutive. Quando nell’ottobre 2019 i Chargers licenziarono il coordinatore offensivo Ken Whisenhunt, Steichen prese in mano le chiamate offensive. L’anno seguente, promosso a coordinatore a tempo pieno, si ritrovò a lavorare con Herbert, sesta scelta assoluta al draft: il quarterback stabilì i record NFL da rookie per passaggi completati e touchdown su passaggio, e fu nominato Offensive Rookie of the Year dall’AP.

Nel 2021 Philadelphia lo nominò coordinatore offensivo di Nick Sirianni, e gli anni con gli Eagles rappresentano la prova più convincente a suo favore. Nella sua prima stagione da titolare a tempo pieno, Hurts vide Steichen costruire l’attacco attorno alla sua capacità di correre: gli Eagles guidarono la lega con il record di franchigia di 2.715 yard su corsa. Nel 2022 chiusero con un bilancio di 14-3, segnarono 28,1 punti a partita e raggiunsero il Super Bowl LVII, dove persero 38-35 contro Kansas City. Due giorni dopo, il 14 febbraio 2023, i Colts lo nominarono allenatore capo con un contratto di sei anni, secondo quanto riportato da NFL Network.

La prima stagione a Indianapolis ha delineato uno schema destinato a ripetersi. Anthony Richardson, il quarterback scelto al primo giro dai Colts nella primavera di quell’anno, si fermò per un infortunio alla spalla nella quinta settimana; Gardner Minshew disputò il resto della stagione e la squadra, con un bilancio di 9-8, mancò i playoff perdendo l’ultima partita contro Houston. Nel 2024 i Colts chiusero 8-9, tra nuove polemiche sui quarterback, ma il proprietario Jim Irsay confermò sia Steichen sia il general manager Chris Ballard. Irsay morì nel maggio 2025 e sua figlia Carlie Irsay-Gordon ne assunse il ruolo di amministratrice delegata.

Poi è arrivata la stagione che continuerà a inseguire Steichen. Daniel Jones ebbe la meglio su Richardson nella corsa al posto da titolare e i Colts partirono 8-2, il loro miglior avvio dal 2009. A dicembre, a Jacksonville, Jones si è rotto il tendine d’Achille; con i suoi sostituti infortunati, Steichen ha telefonato a Rivers, il suo vecchio quarterback ai Chargers, che aveva 44 anni ed era in pensione da cinque. Rivers ha perso tutte e tre le partite da titolare. I Colts hanno chiuso con sette sconfitte consecutive, un bilancio di 8-9 e un primato negativo: sono diventati la prima squadra nella storia della NFL a iniziare 8-2 e finire con un record perdente. Irsay-Gordon ha comunque confermato l’allenatore, affermando in seguito che per lui e Ballard il senso di urgenza «di ottenere risultati e mantenere le promesse non è mai stato così alto».

L’etichetta di allenatore capace di far crescere i quarterback merita un esame più rigoroso del solito. Quando Steichen lo incontrò, Rivers era già una stella affermata; Herbert era arrivato da prospetto d’élite e Hurts resta la prova più chiara del suo lavoro. L’unico quarterback ancora acerbo affidatogli da allenatore capo, Richardson, non è mai andato oltre il ruolo di riserva e quest’anno ha chiesto di essere ceduto. Jones, rifirmato a marzo con un contratto biennale da 88 milioni di dollari, ha completato il 59,6% dei passaggi, la percentuale più bassa della sua carriera, e occupa il 30º posto della lega nel QBR. Anche le sue chiamate offensive sono finite sotto accusa. Nei tempi supplementari della seconda settimana, all’Arrowhead, sotto di tre punti e arrivato alle 17 yard di Kansas City, Steichen ha chiamato due corse per Jonathan Taylor, entrambe con perdita di yard; si è accontentato del field goal del pareggio e poi ha visto i Chiefs vincere con un field goal. Ha detto che voleva far segnare Taylor. Gli infortuni hanno scompaginato più di una volta i suoi piani per il ruolo di quarterback e sette delle nove sconfitte del 2025 sono arrivate con uno scarto di otto punti o meno; ma è proprio nelle partite equilibrate che si giudicano gli allenatori capo.

In questa stagione i Colts hanno perso contro Baltimore e Kansas City, battuto Houston e poi Washington a Londra, prima di cedere a Pittsburgh e subire in casa una sconfitta per 26-20 contro una squadra di Tennessee che non aveva ancora vinto una partita, dopo essere stata in vantaggio 13-0 all’intervallo. «Dobbiamo dare ai tifosi qualcosa per cui fare il tifo», ha detto Steichen. «Non li biasimo neanche un po’ per i fischi». Il giorno dopo Ballard è stato licenziato. Irsay-Gordon ha dichiarato che un cambio alla guida era «necessario» per raggiungere lo standard di una squadra che compete per i campionati; il vice general manager Ed Dodds ha assunto la direzione dell’area sportiva per il resto della stagione, mentre Steichen e il suo staff ora fanno capo alla proprietà. Il suo bilancio nella stagione regolare è di 27-30.

Steichen e sua moglie Nina hanno due figli, Hudson e Stella; suo fratello maggiore Sean era un punter a Boise State. La sua storia personale più nota è quella di un’occasione mancata per un soffio: poco dopo aver finito il liceo, nel 2003, si sedette tra i concorrenti di The Price Is Right ma non arrivò mai sul palco, superato di un solo dollaro. Una vicenda che raccontò una volta a Jason Kelce.

Il prossimo esame è a Minneapolis contro i Vikings, il 25 ottobre, con Jones ancora titolare e Steichen che insiste di essere «grato per ogni giorno che passo in questo edificio». Chiunque vinca la selezione del nuovo general manager si troverà davanti una decisione già in sospeso: l’allenatore scelto da Ballard è davvero quello che i Colts vogliono confermare?

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