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Luke Woodhouse, il giocatore di freccette sbocciato tardi che ha battuto Littler e poi lo ha difeso

Penelope H. Fritz
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Luke Woodhouse
Luke Woodhouse
Photo: DARTS NOW / CC BY 3.0, via Wikimedia Commons
Nascita13 ottobre 1988
Bewdley, Worcestershire, England
ProfessioneGiocatore di freccette
Premivincitore del PDC Players Championship 18 · vincitore del Baltic Sea Darts Open · vincitore del PDC Challenge Tour 14

La cosa più rivelatrice che Luke Woodhouse abbia fatto a Leicester questo autunno è successa dopo la partita. Aveva appena eliminato il campione del mondo dal World Grand Prix, il risultato più prestigioso della sua carriera, e davanti ai microfoni il suo primo pensiero è stato chiedere al pubblico delle freccette di non essere troppo duro con il ragazzo che aveva appena battuto. «Luke non è un robot», ha detto. «Potremmo non vedere mai più un altro Luke Littler». Un discorso insolito per festeggiare una vittoria, ma sincero, pronunciato da un giocatore che per gran parte della carriera ha dovuto fare i conti con la consapevolezza che il suo avversario più temibile fosse lui stesso.

Woodhouse non è uno che conquista il pubblico con lo spettacolo. Entra sulle note degli Stereophonics, cambia appena espressione da una leg all’altra e ammette che sua moglie lo definisce «davvero noioso» sul palco. Quella sua apparente impassibilità è voluta. Per anni, a suo dire, il talento c’era, ma non il giusto equilibrio mentale: sbagliare un doppio poteva rovinargli le tre leg successive e un mese difficile poteva compromettere un’intera stagione. A cambiare, quando si avvicinava ai quarant’anni, non è stato tanto il modo di lanciare, quanto ciò che si concedeva di provare di fronte ai risultati.

Bewdley, la cittadina del Worcestershire sulle rive del fiume Severn dove è nato il 13 ottobre 1988, è ancora casa sua. Ha iniziato a dedicarsi seriamente alle freccette intorno al 2008 e nel 2013 ha vinto una tappa del Challenge Tour a Reading. Nel 2015 è arrivato il debutto allo UK Open, seguito dalla prima apparizione all’European Tour nel 2017. La porta si è aperta davvero alla Q-School del gennaio 2018, quando ha conquistato una tour card. Circa sei mesi dopo è passato al professionismo a tempo pieno, perché il lavoro che faceva allora non gli permetteva di ridurre l’orario.

Nei primi anni sul circuito non è mancato qualche exploit, ma non si è ancora delineata una crescita costante. Alle Players Championship Finals del 2019 ha battuto 6-5 il campione in carica, Daryl Gurney. Al debutto al World Championship nel 2020 ha superato Paul Lim e poi Michael Smith, finalista l’anno precedente: un risultato che considera tuttora uno dei più importanti della sua carriera. Nel 2021 ha centrato un nine-darter contro Danny Noppert in un torneo disputato sul floor. Eppure, in classifica, si è mosso poco: 47º, poi 49º. La sua prima stagione intera gli aveva fruttato 14.250 sterline e le freccette erano ormai la sua unica fonte di reddito.

Il momento più difficile è arrivato nel 2022. La percentuale di vittorie è scesa al 50 per cento, ha chiuso a pari merito all’ultimo posto nel suo girone del Grand Slam of Darts e ha detto ad alta voce quello che i numeri già suggerivano: «Non sono contento della mia posizione e probabilmente ci ho messo più tempo della maggior parte dei giocatori». La ripartenza è stata soprattutto mentale. Sua moglie e il suo manager, Mark, continuavano a dirgli di smettere di tormentarsi, e lui ha preso quella che definisce una decisione consapevole: affrontare le cose con più serenità. Nel 2023 ha battuto Dave Chisnall al debutto al World Grand Prix e raggiunto il suo primo quarto di finale in un major alle Players Championship Finals. Un anno dopo, da testa di serie numero 24 all’European Championship di Dortmund, ha superato Ross Smith, Ryan Searle e Dirk van Duijvenbode, prima di arrendersi in semifinale a Ritchie Edhouse per 11-5.

Da quel momento la sua parabola ha continuato a salire. All’Alexandra Palace, nel dicembre 2024, ha sorpreso Mike De Decker, campione in carica del World Grand Prix, e ha rimontato da 3-1 per battere Damon Heta e arrivare agli ottavi. Nel 2025 ha disputato la sua prima finale dell’European Tour, ha vinto tutte le partite del girone al Grand Slam ed è tornato agli ottavi al World Championship successivo, dove ha mancato il doppio 12 per un nine-darter nella sconfitta per 4-2 contro Krzysztof Ratajski. I titoli sono arrivati finalmente nel maggio 2026, a 37 anni: Players Championship 18, con la vittoria per 8-4 in finale su Andrew Gilding, e, dodici giorni dopo, il Baltic Sea Darts Open di Kiel, il suo primo titolo dell’European Tour, grazie all’8-4 contro Ryan Joyce. A giugno era salito al 18º posto nel mondo e ha attribuito il miglioramento delle sue giornate meno brillanti, con medie superiori a 95, al passaggio a un sistema integrato di alette.

Le ragioni per essere prudenti non mancano, e gli analisti le hanno sottolineate. Gran parte dei suoi successi nei tornei sul floor quest’anno è arrivata mentre i giocatori di vertice saltavano gli appuntamenti del Players Championship e dell’European Tour; a Kiel, la posizione media in classifica dei suoi avversari era la 43ª. Nathan Aspinall lo aveva battuto otto volte di fila prima di interrompere il suo cammino al World Grand Prix con un netto 3-0, e Kevin Doets lo ha sconfitto due volte quando entrambi erano in forma. Persino la vittoria contro Littler è stata poco brillante: entrambi hanno chiuso con una media intorno a 82 e Woodhouse ha ammesso di aver «tremato un po’» al suo primo incontro con il campione sul palco principale. In uno sport che sceglie i partecipanti alla Premier League anche in base alla presenza scenica, la compostezza che gli ha salvato la carriera rischia anche di farlo passare inosservato.

Ottobre ha dato qualche risposta. Nella serata inaugurale dell’European Championship ha centrato un nine-darter nella vittoria per 6-3 su van Duijvenbode, poi ha battuto il campione in carica e numero due del mondo, Gian van Veen, per 10-6. «Quando il numero due del mondo non è in giornata, devi approfittarne», ha detto, descrivendo il proprio gioco come solido. Ross Smith ha interrotto la sua corsa nei quarti di finale, vincendo 10-6, e ha poi conquistato il titolo.

Lontano dal bersaglio, Woodhouse frequenta una cerchia ristretta. Si allena con il fratello, ha seguito come allenatore un giovane giocatore nel circuito juniores e parla di sua moglie e del suo manager come delle persone che lo hanno aiutato a rimettere in sesto la testa. Ha anche parlato senza mezzi termini dei giocatori d’azzardo che scrivono ai professionisti dopo aver perso delle scommesse: dice di riuscire a lasciarsi scivolare addosso gli insulti rivolti a lui, ma che traccia una linea netta quando si arriva alle minacce contro la sua famiglia.

La prossima prova è quella che i suoi critici continuano a indicare: affrontare l’élite, sul palcoscenico più importante e nei formati più lunghi. A dicembre il World Championship tornerà all’Alexandra Palace, dove Woodhouse ha raggiunto gli ottavi in ciascuna delle ultime due edizioni. Dopo tanti anni passati a ostacolarsi da solo, si presenta da giocatore che il tabellone deve prendere sul serio, continuando a ripetersi di restare impassibile.

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