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Ian Gillan, il cantante dei Deep Purple che non vuole fissare l’ultimo concerto

Penelope H. Fritz
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Ian Gillan
Ian Gillan
Photo: Stefan Brending (2eight) / CC BY-SA 3.0 de, via Wikimedia Commons
Nascita19 agosto 1945
Chiswick, Middlesex, England
ProfessioneCantante e paroliere
PremiOrdine dell'Insegna d'Onore

Un tempo i Deep Purple chiamarono un tour The Long Goodbye, poi continuarono semplicemente ad andare avanti. Nell’ultimo anno il loro cantante ha spiegato più volte perché non ci sarà una conclusione ufficiale: Ian Gillan dice che si fermerà quando non avrà più le forze, e che la band preferisce proseguire finché non sarà costretta a fermarsi, invece di annunciare un’ultima serata. L’ultimo fine settimana di ottobre, però, questa posizione si è scontrata con qualcosa a cui non poteva opporsi: la band ha rinviato i concerti di Lipsia e Amburgo per quella che, nel comunicato, ha definito «un’emergenza medica che coinvolge Ian Gillan e ha comportato il suo attuale ricovero in ospedale». Non sono state fornite né una diagnosi né una data per il suo ritorno.

La voce che la maggior parte delle persone associa ai Deep Purple è la sua: l’urlo che si leva da «Child in Time», il racconto asciutto di «Smoke on the Water». È anche il membro che lasciò la band all’apice del successo commerciale, venne licenziato dopo la reunion e fu richiamato ogni volta perché nessun altro aveva il timbro giusto. Gli piace descriversi come un uomo senza ambizioni. La sua storia, però, racconta di qualcuno che ha sempre saputo esattamente dove fossero i propri limiti, e se n’è andato quando li ha raggiunti.

La sua formazione cominciò in chiesa. Da bambino Gillan cantava come voce bianca a Hounslow, nella periferia ovest di Londra dove crebbe dopo essere nato al Chiswick Maternity Hospital il 19 agosto 1945; il padre di sua madre era stato un cantante lirico. I dischi di Elvis Presley lo distolsero dagli studi per gli esami O-level. Nel 1965 entrò negli Episode Six e cominciò a scrivere canzoni con il bassista del gruppo, Roger Glover.

Nel giugno 1969 Ritchie Blackmore, Jon Lord e Ian Paice videro gli Episode Six in un pub, proposero a Gillan di unirsi a loro e presero anche Glover. Uno dei primi contributi di Gillan alle prove fu la melodia, insieme al testo, di «Child in Time», brano centrale di Deep Purple in Rock (1970), e il suo urlo colpì Tim Rice. Gillan cantò il ruolo di Gesù nella registrazione originale del 1970 di Jesus Christ Superstar di Andrew Lloyd Webber e Rice, incidendo tutta la sua parte in tre ore. Per il film chiese 250.000 sterline, più un compenso per la band, il cui tour sarebbe stato interrotto dalle riprese; i produttori scelsero invece Ted Neeley.

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Machine Head (1972) regalò alla band «Highway Star» e «Smoke on the Water», ma il ritmo cominciava a logorarlo. Nel novembre 1971 era collassato a Chicago per un’epatite, beveva molto e scrisse «Smooth Dancer» su Blackmore. Per Who Do We Think We Are (1973) registrò la voce dopo che gli altri avevano finito e poi se ne andò. Durante il tour, a Dayton, in Ohio, scrisse ai manager per rassegnare le dimissioni dalla band, con effetto dal 30 giugno 1973.

Gli anni lontano dai Deep Purple furono altalenanti. Un hotel vicino a Oxford e una società di motociclette fallirono, mentre i Kingsway Studios di Londra si rivelarono un successo. La Ian Gillan Band, orientata al jazz-rock, si scontrò con l’arrivo del punk e vendette poco; i più duri Gillan andarono meglio, riportandolo nelle classifiche britanniche con Mr. Universe (1979) e a Top of the Pops con Glory Road (1980), un disco che considerava il suo migliore dai tempi di Machine Head. Nel 1983 sostituì Ronnie James Dio nei Black Sabbath per Born Again e il tour mondiale, leggendo i vecchi testi da una cartellina di plexiglas che il ghiaccio secco di scena continuava a nascondere. Lo definì «la festa più lunga a cui avessi mai partecipato».

L’anno seguente la formazione classica si riunì per Perfect Strangers (1984). Nel 1989 le vecchie tensioni riaffiorarono: Blackmore convocò una prova senza di lui e, dopo un litigio, Glover gli disse: «Ian, questa volta hai esagerato». Era fuori. Quello stesso anno cantò anche nella nuova versione di «Smoke on the Water» realizzata da Rock Aid Armenia, dando inizio a un legame duraturo con l’Armenia, che in seguito portò alla creazione di una scuola di musica a Gyumri e al progetto benefico WhoCares con Tony Iommi. Glover, Lord e Paice lo richiamarono nel 1992 per The Battle Rages On, lavorando su materiale iniziato con Joe Lynn Turner. Blackmore lasciò l’anno successivo, arrivò Steve Morse e Purpendicular (1996) inaugurò il periodo di stabilità più lungo della band. Nel 2016 Gillan è entrato nella Rock and Roll Hall of Fame come membro dei Deep Purple.

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Il modo in cui Gillan racconta se stesso non sempre coincide con quanto emerge dai fatti. «Non ho mai avuto ambizioni nella vita», ha detto, eppure alla fine degli anni Settanta cercò di ricostruire a proprio nome il successo a cui aveva rinunciato. Non amava Made in Japan, né gli album dal vivo in generale; oggi è considerato uno dei dischi dal vivo più celebrati della sua epoca. E dalla metà degli anni Novanta la band ha ottenuto risultati migliori sul palco che nei negozi. La questione del ritiro mostra la stessa discrepanza. In un’intervista a Uncut del novembre 2025 ha dichiarato: «Mi è rimasto solo il 30 per cento della vista. Non migliorerà», aggiungendo: «Penso che mi fermerò se perderò le energie. Non voglio essere una figura imbarazzante per nessuno. Non siamo lontani da quel punto». Nel luglio 2026 ha detto a The Independent: «Non l’ho detto affatto, non l’ho mai detto», e, a proposito della vista: «Beh, non canto con gli occhi». Entrambe le dichiarazioni sono agli atti.

Considera le parole il suo compito principale nella band: «Le parole devono suonare bene. Devono sembrare uno strumento». Sua moglie Bron, a cui dedicò «Keep It Warm» su Born Again, è morta per un’insufficienza cardiaca a Exeter il 19 novembre 2022, dopo quasi quarant’anni insieme; si erano sposati nel 1984. Anche la loro figlia, Grace, è una cantante. Gillan vive nei pressi di Lyme Regis, nel Dorset.

Bob Ezrin ha prodotto tutti gli album dei Deep Purple da Now What?! (2013) in poi; nel 2022 Simon McBride ha sostituito Morse alla chitarra e, dopo =1 (2024), il 3 luglio 2026 è uscito Splat!, basato su un’idea di Gillan: la fine dell’umanità, «non in un senso apocalittico e brutale, ma come metamorfosi oltre l’esistenza fisica», come ha scritto nelle note di copertina. «Guilt Trippin’» ha riportato in primo piano la sua voce urlata, che non usava su disco da anni, e l’album ha raggiunto il terzo posto in Germania e il secondo in Austria. Dieci giorni dopo la band ha suonato al Montreux Jazz Festival, nella città in cui nacque «Smoke on the Water», nell’ambito di un tour mondiale di 86 date in 28 paesi.

Sarà quel tour a decidere il suo futuro. All’inizio di novembre 2026 la band era alla ricerca di nuove date per Lipsia e Amburgo, mentre il calendario proseguiva verso la Royal Albert Hall il 25 novembre e l’America Latina a dicembre. Per il periodo successivo, Gillan ha fissato un appuntamento inedito: Talking Gib’rish, un tour di spettacoli parlati sui palchi britannici, da Bournemouth a Londra, nei mesi di aprile e maggio 2027. Per ora, il prossimo impegno sulla sua agenda personale è uno in cui non dovrà cantare.

Registrazioni principali

  • Accidentally on Purpose (1988)
  • Naked Thunder (1990)
  • Toolbox (1991)
  • Dreamcatcher (1997)
  • Gillan's Inn (2006)
  • One Eye to Morocco (2009)
  • Greatest (2012)
  • Ian Gillan & The Javelins (2018)

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