Musica

Robert Plant, la voce dei Led Zeppelin che ha scelto le strade secondarie invece della reunion

Penelope H. Fritz
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Robert Plant
Robert Plant
Photo: Raph_PH / CC BY 4.0, via Wikimedia Commons
Nascita20 agosto 1948
West Bromwich
ProfessioneCantautore
PremiCommendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico · Premio Silver Clef · Premio Americana per Duo/Gruppo dell'anno

A Robert Plant hanno offerto cifre da stadio per tornare a cantare con i Led Zeppelin, ma lui continua a dire di no. Il cantante, il cui acuto graffiato è diventato il modello per i frontman dell’hard rock, oggi passa le serate nei teatri e, ogni tanto, nelle cattedrali, interpretando brani folk e blues di altri autori con una band che, fino a pochi anni fa, pochi spettatori avrebbero saputo nominare. I fan, e almeno un ex compagno di band, hanno letto quel rifiuto come un atto di ostinazione. Plant ha risposto continuando a muoversi: più si allontana dal dio del rock che un tempo incarnava, più riconoscimenti riceve per la musica che ha scelto al suo posto.

Robert Anthony Plant nacque a West Bromwich, nel Black Country, il 20 agosto 1948, da un ingegnere civile che aveva prestato servizio nella Royal Air Force e da una madre di origini rom. Crebbe nei pressi di Halesowen; a dieci anni si nascondeva dietro le tende di casa per provare a imitare Elvis Presley e lasciò la grammar school di Stourbridge verso la metà dell’adolescenza. Un corso per diventare commercialista durò appena due settimane. «Me ne andai di casa a 16 anni», ha raccontato, «e cominciai la mia vera formazione musicale, passando da un gruppo all’altro». Quel percorso passò per Willie Dixon e Robert Johnson e per una serie di band delle Midlands, tra cui i Band of Joy, con un batterista di nome John Bonham. Un anno dopo, Jimmy Page, in cerca di un cantante dopo lo scioglimento degli Yardbirds, incassò il rifiuto di Terry Reid, che gli consigliò di andare ad ascoltare Plant. Plant suggerì Bonham e il gruppo, inizialmente presentato come New Yardbirds, diventò i Led Zeppelin.

All’inizio Plant non scriveva i testi. Fu Page a spingerlo a farlo per Led Zeppelin II, dove Thank You era dedicata alla moglie Maureen. In seguito arrivarono la spavalderia blues di Black Dog, Tolkien in Ramble On, i predoni vichinghi di Immigrant Song e le colline gallesi che conosceva fin dall’infanzia. Gran parte del testo di Stairway to Heaven, contenuta in Led Zeppelin IV, gli venne in mente a Headley Grange nel 1970, mentre la band era al lavoro sulle registrazioni. Tra Houses of the Holy e Physical Graffiti, i lunghi capelli biondi, il torso nudo e la posa spavalda con una mano sul fianco definirono un’immagine che avrebbero ripreso cantanti da Freddie Mercury a Jack White.

Quel decennio ebbe anche un lato più cupo. Nel 1975 Plant e Maureen rimasero gravemente feriti in un incidente d’auto a Rodi e, in seguito, lui definì l’album successivo, Presence, «completamente segnato dal dolore». Nel 1977, durante la tournée americana della band, il figlio Karac, di cinque anni, morì per una malattia gastrointestinale; All My Love è dedicata a lui. Quando Bonham morì, nel 1980, i Led Zeppelin si sciolsero.

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Il primo istinto di Plant fu quello di allontanarsi da tutto. Pictures at Eleven e The Principle of Moments entrarono entrambi nella top ten statunitense, mentre Big Log aveva un suono che non somigliava a nulla di ciò che la sua vecchia band aveva inciso. Now and Zen, uscito nel 1988, ottenne il triplo disco di platino ed è ancora il suo album solista più venduto. Negli anni Novanta tornò a lavorare con Page alle proprie condizioni: No Quarter: Jimmy Page and Robert Plant Unledded rielaborava i brani degli Zeppelin avvicinandoli alla musica nordafricana che Plant amava fin dai suoi viaggi a Marrakesh, mentre Walking into Clarksdale fruttò al duo un Grammy per Most High.

Il disco che ne riscrisse la reputazione arrivò nel 2007. Raising Sand, realizzato con la cantante e violinista bluegrass Alison Krauss sotto la guida del produttore T Bone Burnett, raggiunse il secondo posto della Billboard 200 e nel 2009 vinse tutti e cinque i Grammy per cui era stato candidato, tra cui quelli per l’album dell’anno e per la registrazione dell’anno, assegnato a Please Read the Letter. Plant riprese il nome della band della sua adolescenza per Band of Joy, con Patty Griffin e Buddy Miller: nel 2011 l’Americana Music Association lo nominò album dell’anno. Seguì Carry Fire, con i Sensational Space Shifters, e nel 2021 Krauss e Burnett tornarono insieme a lui per Raise the Roof.

Niente di tutto questo ha messo fine alle discussioni che lo accompagnano. Dopo che i Led Zeppelin suonarono un set completo al tributo ad Ahmet Ertegun, a Londra, nel dicembre 2007, secondo quanto riferito Plant rifiutò un’offerta da 200 milioni di dollari per una tournée, dicendo di non voler «andare in tour come un gruppo di vecchi annoiati che segue in giro i Rolling Stones». Nel 2014 Page disse al The New York Times: «Sta solo giocando, e a dire il vero ne ho abbastanza». Plant ha dichiarato di non riuscire a prendere «troppo sul serio» il personaggio che portava sul palco, eppure i concerti si chiudono ancora con brani degli Zeppelin rivisitati. Uno scettico potrebbe anche chiedersi se la strada della musica delle radici sia più coraggiosa di una reunion o semplicemente più elegante: il suo album più recente contiene dieci cover e il circuito Americana premia la capacità di selezionare i brani tanto quanto quella di inventarli. La lettura più equa è che Plant abbia costruito la sua seconda carriera come interprete e che sia più bravo a farlo di quasi chiunque altro della sua generazione.

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Oggi quella carriera si chiama Saving Grace, il gruppo acustico che ha fondato nel 2019 con la cantante Suzi Dian, il batterista Oli Jefferson, il chitarrista Tony Kelsey, il banjoista Matt Worley e il violoncellista Barney Morse-Brown. Saving Grace, accreditato a Robert Plant with Suzi Dian, è uscito per Nonesuch il 26 settembre 2025. Registrato nell’arco di sei anni nei Cotswolds e lungo il confine gallese, attinge a Memphis Minnie, Blind Willie Johnson, Moby Grape e Low e ha raggiunto il quarto posto nel Regno Unito. Plant ha detto a Rolling Stone che la band gli aveva «salvato la sanità mentale». Nello stesso anno è apparso in Becoming Led Zeppelin, il primo documentario a cui i membri della band hanno accettato di partecipare.

Da allora il gruppo si è fermato a malapena. Una tournée primaverile negli Stati Uniti si è conclusa nell’aprile 2026 alla Cathedral of St. John the Divine di New York. Il 16 settembre Plant ha ricevuto il premio alla carriera dell’Americana Music Association al Ryman Auditorium di Nashville e ha cantato Angel Dance. La tournée statunitense Up the Sharp End è partita due giorni dopo e si è chiusa al Chicago Theatre il 15 ottobre, sei giorni dopo l’uscita per Nonesuch di Saving Grace: All That Glitters…, un EP di quattro brani con canzoni di Gillian Welch e Bert Jansch.

Lontano dal palco, Plant vive nei pressi di Bewdley, nel Worcestershire. Studioso di storia gallese, ha contribuito a finanziare una statua di Owain Glyndŵr a Pennal; dal 2009 è vicepresidente dei Wolverhampton Wanderers, lo stesso anno in cui è stato nominato CBE per i servizi resi alla musica.

Al momento non sono state annunciate date oltre a Chicago. Se gli ultimi sette anni sono un’indicazione, quel che verrà arriverà dalla stessa direzione: una piccola band, canzoni di altri, una voce ormai verso la fine dei settant’anni che continua a cercare le note più alte e la domanda sulla reunion a cui Plant continuerà a rispondere con garbo, e no.

Discografia selezionata

  • Pictures at Eleven (1982)
  • The Principle of Moments (1983)
  • Shaken ’n’ Stirred (1985)
  • Now and Zen (1988)
  • Manic Nirvana (1990)
  • Fate of Nations (1993)
  • Dreamland (2002)
  • Band of Joy (2010)
  • Lullaby and… The Ceaseless Roar (2014)
  • Carry Fire (2017)
  • Saving Grace (2025)

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