Musica

Jimmy Page, l’architetto dei Led Zeppelin diventato custode del proprio archivio

Penelope H. Fritz
Aggiungici su Google
Jimmy Page
Jimmy Page
Photo: Avda / CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Nascita9 gennaio 1944
Heston, Middlesex, England
ProfessioneChitarrista e produttore discografico
Noto perBlow-up, Led Zeppelin – The Song Remains the Same, It Might Get Loud
Premi2 Grammy · Grammy (alla carriera) · Rock and Roll Hall of Fame · Kennedy Center Honors · Officer of the Order of the British Empire

Oggi Jimmy Page dedica una parte crescente del suo lavoro a decidere chi può ascoltare i Led Zeppelin, anziché a comporre nuova musica. Il chitarrista che fondò la band, produsse tutti i suoi dischi e scrisse la maggior parte dei suoi riff non pubblica un nuovo album in studio da quasi trent’anni, eppure continua a sorvegliarne il catalogo con l’attenzione di un tecnico che ricontrolla un mix. Quando Greta Gerwig gli chiese il permesso di usare Stairway to Heaven, un brano che per anni la band aveva tenuto lontano da film e pubblicità, prima dovette mostrargli, insieme a Robert Plant, un montaggio del film. Page accettò e scrisse online di esserne entusiasta. La domanda che la sua carriera continua a porre è se l’uomo che un tempo inseguiva un suono nuovo in ogni sala in cui registrava abbia scelto di diventare il curatore del proprio passato.

La chitarra arrivò per prima, per caso. Quando i suoi genitori, un responsabile del personale e la segretaria di un medico, si trasferirono da Heston, nella periferia occidentale di Londra, dove nacque James Patrick Page, a Epsom, nel Surrey, nella nuova casa trovarono una chitarra spagnola e nessuno sapeva di chi fosse. Imparò da autodidatta ascoltando i dischi, a partire dal modo di suonare di Scotty Moore in Baby Let’s Play House di Elvis Presley. A 13 anni partecipò al talent show della BBC All Your Own con un gruppo skiffle e disse al presentatore, Huw Wheldon, che dopo la scuola voleva «fare ricerca biologica» sul cancro. Invece lasciò gli studi a 15 anni e andò in tournée con Neil Christian and the Crusaders, finché ripetuti episodi di febbre ghiandolare non lo costrinsero a iscriversi al Sutton Art College.

Il passo successivo furono gli studi di registrazione londinesi. Lì era noto come «Lil’ Jim Pea», per distinguerlo dal chitarrista di studio Big Jim Sullivan, e arrivava a lavorare a tre sessioni al giorno: I Can’t Explain degli Who, Baby, Please Don’t Go dei Them, Goldfinger di Shirley Bassey, Downtown di Petula Clark. Il produttore Shel Talmy si servì di lui per dare più grinta agli artisti meno incisivi, tra cui un David Bowie adolescente: alcune delle sessioni di Bowie del 1965 con Talmy, in parte con Page alla chitarra, sono state raccolte in una nuova uscita questo settembre. Page se ne andò quando, come raccontò, «cominciai a ricevere telefonate per fare Muzak», ma gli anni trascorsi in sala di registrazione gli insegnarono dove piazzare un microfono e come evitare di registrare male un batterista.

YouTube video

Page aveva rifiutato il posto di Eric Clapton negli Yardbirds per lealtà nei confronti dell’amico. Nel 1966 entrò comunque nel gruppo, prima al basso e poi alla chitarra solista in coppia con Jeff Beck, e vi rimase fino allo scioglimento, nel 1968. Con alcune date in Scandinavia da rispettare, reclutò Plant, il batterista John Bonham e il bassista John Paul Jones: i New Yardbirds divennero presto i Led Zeppelin. Page aveva le idee chiare fin dall’inizio: «una fusione di blues, hard rock e musica acustica, coronata da ritornelli potenti». Per usare le sue parole, «tanta luce e ombra».

Produsse tutto il repertorio. In Led Zeppelin, Led Zeppelin II, Led Zeppelin IV e Physical Graffiti collocò un secondo microfono lontano dall’amplificatore per catturare il suono della sala, fece scorrere l’eco al contrario in Whole Lotta Love, suonò le corde con un archetto da violoncello in Dazed and Confused e scrisse parti che descrisse come «orchestrare la chitarra come un esercito». Si alternò alla guida delle registrazioni con diversi tecnici per una ragione precisa: «Volevo che la gente sapesse che ero io». Tutti e nove gli album in studio entrarono nella top ten statunitense e sei raggiunsero il primo posto; la Gibson a doppio manico che imbracciava sul palco per Stairway to Heaven diventò un simbolo della band tanto quanto i capelli di Plant.

La storia del canone ha anche un bilancio meno lusinghiero. I Led Zeppelin costruirono diverse canzoni partendo da materiale altrui, riconoscendone la paternità solo in seguito o sotto pressione: nel 1985 Willie Dixon fece causa per Whole Lotta Love e fu inserito nei crediti dopo un accordo; Jake Holmes, autore della versione originale di Dazed and Confused, raggiunse un’intesa con Page in una causa chiusa nel 2012, dopo la quale il credito divenne «By Page – Inspired by Jake Holmes». Nel 2016 una giuria e, nel 2020, l’intera corte d’appello del Nono Circuito stabilirono che Stairway to Heaven non violava i diritti di Taurus degli Spirit. Gli anni Settanta videro anche l’eroina, di cui Page disse in seguito di non pentirsi perché «quando avevo bisogno di essere davvero concentrato, lo ero davvero», e una relazione ampiamente documentata con Lori Mattix, iniziata quando lei aveva 14 o 15 anni e lui 28. Un resoconto onesto dell’eroe della chitarra deve affiancare questi fatti ai riff.

Bonham morì nella casa di Page a Windsor nel 1980 e la band si sciolse. Per un periodo Page non volle nemmeno toccare la chitarra. La strada del ritorno passò dalle colonne sonore, a cominciare da Death Wish II per Michael Winner, dai concerti di beneficenza A.R.M.S. con Beck e Clapton, da due album con Paul Rodgers come The Firm e da Outrider, ancora oggi il suo unico album solista al di fuori delle colonne sonore. Con David Coverdale realizzò Coverdale–Page. Con Plant tornò a suonare come Page and Plant: No Quarter, filmato per la serie Unplugged di MTV e, all’epoca, lo speciale più visto nella storia del canale, e Walking into Clarksdale, il cui brano Most High vinse un Grammy.

YouTube video

Poi arrivò la lunga attesa. La reunion di una sola sera alla O2 Arena di Londra nel 2007 attirò circa 20 milioni di richieste di biglietti e diventò Celebration Day, premiato con un Grammy. In seguito Page, Jones e Jason Bonham provarono in segreto e fecero audizioni a diversi cantanti, tra cui Myles Kennedy degli Alter Bridge, mentre Plant declinò l’invito. Nel 2014 Page disse al New York Times di essere «stufo» di aspettare e ammise: «Non canto, quindi non posso farci molto». Il disco solista che aveva promesso nel 2006 non vide mai la luce. Arrivarono invece una ristampa rimasterizzata del catalogo, accompagnata da dischi di materiale inedito, il Kennedy Center Honors nel 2012 e, nel 2025, Becoming Led Zeppelin, il primo documentario a cui la band accettò di partecipare. «Credo che il futuro dei Led Zeppelin sia il passato», disse a Metro in occasione dell’uscita.

Quest’anno il lavoro si è concentrato sull’archivio. A marzo Page ha pubblicato la demo casalinga di Ten Years Gone, registrata a Plumpton Place prima di portarla alla band a Headley Grange. Ad agosto ha rilanciato il suo sito web, rimasto offline per oltre due anni, promettendo la discografia completa e l’elenco delle date dal vivo; nel giro di poche settimane il suo team ha corretto discretamente 56 errori nella lista dei concerti. A ottobre è arrivato il trailer di Narnia, accolto con favore da Page su Instagram. Dal 2014 il suo compagno è la poetessa e attrice Scarlett Sabet; sua figlia Scarlet Page, nata dalla relazione con la modella Charlotte Martin, è una fotografa.

Il prossimo appuntamento in calendario riguarda qualcun altro. Narnia: The Magician’s Nephew di Gerwig uscirà nelle sale il 12 febbraio 2027 e arriverà su Netflix ad aprile, portando Stairway to Heaven davanti a un pubblico nato decenni dopo la sua composizione. Che Page torni o meno a suonare in pubblico un nuovo brano dipende, come quasi tutto nella sua carriera, da lui stesso.

Discografia selezionata

  • Don’t Send Me No Flowers (1968)
  • No Introduction Necessary (1968)
  • Whatever Happened to Jugula? (1985)
  • Outrider (1988)
  • Coverdale · Page (1993)

Tag: , , , , ,

Aggiungici su Google

Discussione

Ci sono 0 commenti.