Musica

Franck Vigroux, il compositore che ha trasformato una distopia di Zamjatin in rumore elettronico

Penelope H. Fritz
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Franck Vigroux
Nascita1973
Marvejols, Lozère, France
ProfessioneCompositore e musicista elettronico
PremiPremio Villa Médicis hors les murs

Franck Vigroux costruisce macchine pensate per sopraffare il pubblico, per poi chiedergli di accorgersi di ciò che gli sta accadendo. In Atotal, il concerto audiovisivo che realizza con l’artista digitale Antoine Schmitt, suono e immagini convergono verso un unico battito serrato, una sincronia assoluta che le note di presentazione dell’opera paragonano al modo in cui i regimi totalitari, attraverso la ripetizione, appiattiscono il pensiero critico. Il compositore francese esegue il lavoro dal vivo, a tutto volume, senza dire una parola. Resta la domanda che lo accompagna dai club di noise ai teatri d’opera: uno spettacolo può svelare questo genere di condizionamento senza limitarsi a metterlo in atto?

Viene dalla Lozère, il dipartimento meno popolato della Francia continentale, e i suoi impegni continuano a riportarlo lì. Vigroux è nato a Marvejols, una piccola cittadina di mercato nell’antica Gévaudan; anni dopo si esibisce nelle notti all’aperto attorno al falò organizzate dall’etichetta tedesca Raster a Bagnols-les-Bains, mentre il teatro di Mende coproduce la sua opera più recente. Ha iniziato come chitarrista nella scena francese dell’improvvisazione e del jazz sperimentale, e fin da subito ha costruito una propria struttura: nel 2002 l’etichetta DAC Records, poi, nel 2008, la compagnia di arti performative D’Autres Cordes, attraverso cui da allora è passato quasi tutto il suo lavoro per il palcoscenico.

I primi dischi erano lavori d’ensemble. Il ciclo Lilas, avviato nel 2003, riuniva il chitarrista Marc Ducret, la percussionista e arpista Hélène Breschand, il contrabbassista Bruno Chevillon e il batterista Michel Blanc attorno ai suoi montaggi e alle sue composizioni. Con Elliott Sharp ha inciso Hums de terre per l’etichetta Signature di Radio France, ha realizzato Pituitary Desert con lo scrittore giapponese Kenji Siratori e ha suonato con Joey Baron, Chevillon e Sharp in Venice dal Vivo. Nel 2009 una residenza Villa Médicis hors les murs lo ha portato a New York, dove ha conosciuto il cantante Ben Miller e fondato il duo Transistor. Intorno al 2010 ha smesso quasi del tutto di suonare la chitarra sul palco, tornando a imbracciarla soltanto per l’album solista Ciment, nel 2014.

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Al posto della chitarra sono arrivate l’elettronica e un romanzo. We di Yevgeny Zamyatin, la distopia sovietica degli anni Venti fatta di case di vetro e cittadini identificati da numeri, attraversa tre suoi album solisti: Camera Police, We (Nous autres) e Rapport sur le désordre. La Encyclopedia of Science Fiction li descrive come opere che evocano un’atmosfera distopica e opprimente attraverso rumori aspri, ritmi fortemente distorti e voci filtrate dal vocoder, anziché adattare il libro. Un radiodramma tratto dallo stesso romanzo, D503, realizzato per France Culture, ha rappresentato Radio France al Prix Italia nel 2011; nel 2019 Vigroux ha portato We in scena con il pianista Matthew Bourne, suo compagno di lavoro in Radioland: Radio-Activity Revisited, una rilettura del 2015 di Radio-Aktivität dei Kraftwerk per l’etichetta Leaf.

La collaborazione più significativa è stata quella con Mika Vainio, del duo finlandese Pan Sonic. Il loro album Peau froide, léger soleil è uscito per Cosmo Rhythmatic nel 2015; Vainio è morto nel 2017 e nel 2018 è arrivato Ignis, assemblato a partire dalle loro sessioni. In seguito Raster ha ricordato di aver incontrato Vigroux per la prima volta durante un soundcheck al Berghain, mentre si esibiva con Vainio. La traccia d’apertura di Ballades sur lac gelé, pubblicato da Raster nel 2020, risale a quel periodo; Vigroux ha completato il disco all’inizio della pandemia. È dedicato a Vainio: in superficie, strutture lente e minimali; sotto, un suono distorto che cresce come la pressione sotto il ghiaccio. Con Reinhold Friedl, dell’ensemble Zeitkratzer, ha inoltre realizzato due album Tobel.

Sul palco tornano spesso due artisti visivi. Con il videoartista Kurt d’Haeseleer ha creato Aucun lieu, Flesh e Forêt, spettacoli incentrati sulla danza e di notevole intensità fisica; con Schmitt sono nati i concerti audiovisivi Tempest, Chronostasis e Atotal, pubblicato in versione album da Aesthetical alla fine del 2021. Nel 2023 ha scritto Chutes, un’opera elettronica per il sopranista Loïc Varanguien de Villepin, mentre i dischi continuavano a uscire: Magnetoscope per Raster, poi Grand Bal per Aesthetical nel 2024.

Nel suo lavoro la tensione nasce dal contrasto tra la cornice in cui viene presentato e il modo in cui lui stesso ne parla. Le note di Atotal evocano il demone di Laplace, Heisenberg, Gödel e la deviazione di Lucrezio per sostenere che l’opera si insinua nelle crepe di un universo deterministico. Presentando Grand Bal, Vigroux ha detto di non essere molto loquace sulla propria musica, a meno che non gli vengano poste domande, e l’ha definita «un vero sfogo, dove le cose nascono intuitivamente, per piacere», lasciando le grandi questioni al teatro. Le due cose possono coesistere, ma la tensione si avverte sul palco: un concerto costruito per mostrare come la sincronia annulli il giudizio dipende dal fatto che quella stessa sincronia agisca sulle persone presenti; e la breccia promessa dalle note è qualcosa che ogni spettatore deve trovare da solo, al buio e a tutto volume. C’è anche un paradosso più discreto. Per un artista che si esibisce in tournée in cinque continenti, i suoi dischi circolano in tirature sorprendentemente ridotte: Atotal, Grand Bal e il suo album più recente sono stati stampati ciascuno in 300 copie.

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Quest’ultimo album, Sonnailles, è uscito per Raster nel maggio 2026 in doppio LP. I suoi sette brani, da «Mordor» a «Elvis», sono nati da due inviti lontani dai contesti abituali di Vigroux: un festival rock e punk in Francia e una serie di date nei club techno in Cina. Raster lo presenta come un disco pensato innanzitutto per far muovere i corpi sulla pista da ballo, una nuova direzione per lui. Al suo interno affiorano frammenti della voce di Varanguien de Villepin. Le tournée sono state serrate: Brasile e Kenya nell’autunno 2025, una serie di tappe in città statunitensi a dicembre, Australia e Nuova Zelanda a marzo 2026, Taipei, Taichung e Hong Kong a settembre.

Poi è arrivato Hunger. La sua nuova opera elettronica ha debuttato il 1° ottobre 2026 al Festival Musica di Strasburgo, con gli interpreti François Malbranque e Amandine Bajou e i video di Schmitt. Racconta di un personaggio che, sotto la pressione crescente della modernità, vede riaffiorare istinti arcaici sepolti da tempo, sullo sfondo di un territorio rurale segnato dall’esodo e dallo sradicamento. È difficile non sentire, in questa descrizione, l’eco della Lozère.

Le prossime settimane sono fitte di appuntamenti. Dopo una data di Cascades all’Institut Français di Kinshasa il 7 novembre, Hunger farà tappa a Liegi l’11 novembre, a Bar-le-Duc il 13 e a Perpignan il 17. Il 28 novembre Atotal sarà a Málaga per il festival Transdisciplina, poi il 4 dicembre a Linz. Il 10 dicembre Hunger arriverà al teatro di Mende, e l’opera dedicata a una campagna che si spopola concluderà la sua prima tournée proprio nel dipartimento da cui ha preso le mosse.

Registrazioni principali

  • Evett Vigroux (2003)
  • Ciment (2014)
  • Tobel (2014)
  • Peau froide, léger soleil (2015)
  • Radioland: Radio-Activity Revisited (2015)
  • Camera (2016)
  • Ignis (2018)
  • Totem (2019)
  • BestiaIRE (2020)
  • Ballades sur lac gelé (2020)
  • Atotal (2021)
  • Sonnailles (2026)

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