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Tim Rice, il paroliere di Evita premiato con un Tony per un libretto senza battute parlate

Penelope H. Fritz
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Tim Rice
Tim Rice
Photo: Thecharmschool / CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Nascita10 novembre 1944
Amersham, Buckinghamshire, Inghilterra
ProfessioneParoliere
Noto perIl risveglio della magia, La musica di 007
Premi3 Tony · 3 Oscar · Grammy · Songwriters Hall of Fame · Emmy · Johnny Mercer

Evita non ha dialoghi parlati. Ogni battuta è cantata, dal funerale che apre lo spettacolo fino all’ultimo respiro della protagonista, eppure i giurati dei Tony le assegnarono il premio per il miglior libretto di un musical, riconoscimento destinato alle scene che collegano le canzoni. A ritirarlo fu Tim Rice, autore di un libretto che racconta tutta la storia in rima. Sulle locandine il suo nome compare di solito dopo quello di Andrew Lloyd Webber o Elton John: una gerarchia che ha nascosto la sua vera natura, quella di uno scrittore i cui versi sono stati cantati molto più spesso di quanto siano state lette le poesie della maggior parte dei poeti.

Questa stagione offre due occasioni per seguirlo. La Evita essenziale di Jamie Lloyd, l’allestimento londinese in cui Rachel Zegler ha cantato dal balcone esterno al Palladium il suo numero più celebre, si trasferisce al Winter Garden Theatre di Broadway. E nel nord di Londra arriva una commedia natalizia su Sherlock Holmes, con le sue canzoni e un compositore diverso al fianco di Rice: Howard Goodall al posto di Lloyd Webber, che aveva condiviso i crediti quando lo spettacolo debuttò a Birmingham. I produttori non hanno spiegato il cambiamento. Rice disse una volta che la loro collaborazione aveva ormai fatto il suo corso; dopo gli anni Settanta, la maggior parte dei suoi maggiori successi arrivò senza Lloyd Webber.

Sir Timothy Miles Bindon Rice nacque il 10 novembre 1944 a Shardeloes, una residenza di campagna vicino ad Amersham, nel Buckinghamshire, che durante la guerra fu adibita a ospedale di maternità. Frequentò la St Albans School e il Lancing College, rinunciò all’università, lavorò come praticante in uno studio legale londinese e trascorse un anno alla Sorbona, prima di entrare alla EMI nel 1966 come apprendista dirigente. Due anni dopo divenne assistente del produttore Norrie Paramor e lavorò con Cliff Richard. Aveva già iniziato a scrivere con Lloyd Webber: la loro prima opera, The Likes of Us, fu completata nel 1965, ma arrivò in scena soltanto nel 2005.

Quello che seguì fu un curioso capitolo della storia del teatro, in cui il disco arrivava prima dello spettacolo. Joseph and the Amazing Technicolor Dreamcoat nacque nel 1968 come breve opera destinata a una scuola londinese. Jesus Christ Superstar uscì come album-concept nel 1970, prima di approdare sulle scene; Evita seguì lo stesso percorso, con un doppio album inciso nel 1976 da Julie Covington e Colm Wilkinson, prima del debutto londinese nel 1978. Rice scriveva come chi si era formato sulle canzoni pop: parole semplici e rime che cadono sul tempo. Le sue fonti erano i libri di storia e la Bibbia. Nel 1982 disse a un intervistatore che avrebbe «sempre preferito una storia vera a una inventata»; aver portato Gesù in un’opera rock gli valse l’accusa di blasfemia.

Nove anni dopo Superstar, si trovò dall’altra parte della disputa. Nelle vesti di conduttore di Friday Night, Saturday Morning della BBC, moderò il dibattito in studio su Monty Python’s Life of Brian: John Cleese e Michael Palin difesero il film dalle critiche di Malcolm Muggeridge e del vescovo di Southwark.

Dopo la collaborazione con Lloyd Webber arrivò una serie di nuovi sodalizi. Con Björn Ulvaeus e Benny Andersson degli ABBA scrisse Chess nel 1984; il duetto «I Know Him So Well» raggiunse il primo posto delle classifiche britanniche nella versione di Elaine Paige e Barbara Dickson. Per Disney completò Aladdin con Alan Menken dopo la morte del paroliere Howard Ashman, e «A Whole New World» vinse l’Oscar per la migliore canzone originale, regalando a Rice il suo unico singolo al primo posto negli Stati Uniti. Con Elton John scrisse le canzoni di Il re leone nel 1994, poi quelle di Aida, che nel 2000 vinse il Tony per la migliore colonna sonora. Il suo terzo Oscar arrivò con «You Must Love Me», scritto insieme a Lloyd Webber per il film del 1996 di Alan Parker tratto da Evita.

La sua attività editoriale si sviluppa in parallelo agli spettacoli. Nel 1977 fondò la Guinness Book of British Hit Singles con il fratello Jo, Paul Gambaccini e Mike Read, e la curò per quasi vent’anni: l’uomo che scriveva successi da classifica era anche l’autore del registro che li documentava. Nel 1981 fondò la casa editrice Pavilion Books insieme a Colin Webb e Michael Parkinson. L’autobiografia, Oh, What a Circus, pubblicata nel 1999, prende il titolo da una canzone di Evita e si ferma alla sera del debutto londinese dello spettacolo, come se tutto ciò che venne dopo appartenesse a un secondo volume. Dal 2017 al 2022 è stato presidente della London Library.

I riconoscimenti sono arrivati soprattutto dagli Stati Uniti. Ha vinto tre Oscar, tre Tony, compreso quello per il libretto di Evita, e cinque Grammy. Nel settembre 2018, con un Primetime Emmy per la versione dal vivo di Jesus Christ Superstar, lui, Lloyd Webber e John Legend entrarono nella stessa sera nel gruppo degli artisti EGOT, vincitori di Emmy, Grammy, Oscar e Tony. Nel 1994 fu nominato cavaliere, nel 1999 entrò nella Songwriters Hall of Fame e nel 2002 fu nominato Disney Legend.

https://www.youtube.com/watch?v=1lddMjq_bgg

Lontano dal teatro, è stato presidente del Marylebone Cricket Club e voce abituale di Just a Minute su Radio 4. Durante la pandemia ha lanciato il podcast Get Onto My Cloud, in cui legge brani della sua autobiografia tra una registrazione e l’altra. Sua figlia Eva Rice, chiamata così in onore di Eva Perón, è una romanziera.

Evita inizierà le anteprime al Winter Garden il 27 febbraio 2027, con la prima ufficiale fissata per il 25 marzo. La commedia su Sherlock Holmes sarà in scena all’Alexandra Palace Theatre dal 24 novembre al 17 gennaio, con la serata stampa il 1° dicembre. Uno spettacolo ripropone parole che Rice scrisse poco più che trentenne, l’altro porta in scena testi composti dopo gli ottant’anni. Entrambi si fondano sulla stessa qualità riconosciuta dal Tony nel 1980: il compositore appare in primo piano, ma la storia continua a essere raccontata con le parole di Rice.

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