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Lee Dong-ha, il romanziere che ha affidato gli anni della guerra di Corea a un narratore bambino

Penelope H. Fritz
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Lee Dong-ha
Nascita30 settembre 1995
Osaka, Japan
ProfessioneRomanziere
Premi individualiPremio dell'Accademia Nazionale delle Arti, Letteratura · Premio Letterario O Yeong-su · Premio Hyundae Munhak · Premio Scrittore Letterario Coreano · Premio dell'Associazione dei Critici Letterari Coreani · Premio per la Scrittura Creativa Coreana · Premio di Narrativa Coreana · Premio Letterario Mu-yeong · Premio Letterario Yosan

Per gran parte della sua carriera letteraria, Lee Dong-ha ha lasciato che fosse un bambino a parlare. Il narratore di Toy City, il libro che ha portato il suo nome oltre i confini della Corea, è Yun, un alunno di quarta elementare che osserva la sua famiglia sprofondare nella povertà in una città tanto piccola e crudele da sembrare irreale. Questo autunno, l’uomo che si cela dietro quel bambino, oggi sulla metà degli ottant’anni, ha ricevuto il premio per la letteratura della National Academy of Arts della Corea: un riconoscimento che di solito arriva quando tutti concordano sul significato di una carriera. Nel caso di Lee, quell’accordo ha tardato ad arrivare; i suoi libri, del resto, suggeriscono che lui non avesse mai fretta.

Lo sradicamento che attraversa la sua narrativa ha origine nella sua stessa storia. Lee nacque a Osaka quando la Corea era ancora una colonia giapponese; dopo la liberazione, la sua famiglia tornò in patria e si stabilì a Gyeongsan, nella provincia del Gyeongsang Settentrionale, dove lui crebbe. Il suo nome legale è Lee Yong; quello che compare sui suoi libri è il nome scelto quando cominciò a pubblicare. Studiò scrittura creativa al Seorabeol College of Arts e poi letteratura coreana alla Konkuk University.

Entrò nel mondo letterario coreano dalla porta principale: i concorsi primaverili dei quotidiani. Nel 1966 il Seoul Shinmun selezionò il suo racconto Jeonjaenggwa daramjwi («Guerra e scoiattolo») e, nel giro di un anno, Lee vinse altri due concorsi aperti a tutti, tra cui il primo premio per romanzi organizzato dalla rivista Hyundae Munhak con Uulhan gwihyang («Ritorno a casa malinconico»). I primi testi restarono vicini alla guerra. Negli anni Settanta, mentre lavorava per riviste e giornali universitari, spostò l’attenzione sulla città e sui suoi impiegati salariati, in libri come Morae («Sabbia») e Dosiui neup («La palude della città»), dove il danno è più silenzioso e perlopiù interiore.

Toy City nacque da tre novelle collegate, pubblicate tra il 1979 e il 1982. La seconda, «The Hungry Soul», vinse il Korean Creative Writing Award nel 1981; quando, nel 1982, Moonji riunì tutte e tre in un unico volume, il libro si aggiudicò il primo premio assegnato dalla Korean Literary Critics Association. È un’opera apertamente autobiografica. Il padre di Yun, figura rispettata nella cittadina che la famiglia è costretta a lasciare, in città diventa uno sconosciuto impacciato; il cibo si trasforma in qualcosa da temere; i bulli della classe che picchiano il ragazzo finiscono per proteggerlo. Lee mantiene ogni scena entro i limiti della comprensione parziale del bambino, ed è proprio da lì che il libro trae la sua forza.

Negli anni Ottanta Lee portò allo scoperto il tema della violenza. Il racconto «Shrapnel» gli valse il Korean Literary Writer Award nel 1983, mentre Pongnyeok yeongu («Uno studio sulla violenza») vinse l’Hyundae Munhak Award nel 1986. Sono storie di vite individuali intrappolate tra la guerra e la dittatura, osservate da vicino e narrate con frasi brevi e precise. Quello che manca è il verdetto. Lee di rado alza la voce contro chi tormenta i suoi personaggi o interviene per spiegarne le ragioni, e lascia aperti i finali, affidando il giudizio a chi tiene il libro tra le mani.

È anche per questa misura che all’estero è facile sottovalutarlo. Quando la prima novella di Toy City uscì da sola in inglese nel 2003, nella Portable Library of Korean Literature di Jimoondang, il critico Charles Montgomery la giudicò affollata di sottotrame e simboli che non sembravano mai entrare in relazione, concludendo che «Lee si sforza troppo». La traduzione integrale di Chi-Young Kim, pubblicata da Koryo Press nel 2007, offrì per la prima volta ai lettori anglofoni l’intero arco narrativo; LTI Korea la presenta come un libro fondamentale per capire come la guerra si insinuò nella vita quotidiana e nelle classi popolari della Corea degli anni Cinquanta. In seguito, Kim avrebbe tradotto in inglese anche Please Look After Mom di Shin Kyung-sook.

I racconti brevi furono accolti con maggiore calore. Shrapnel and Other Stories, tradotto da Hyun-jae Yee Sallee per White Pine Press nel 2002, raccoglie testi come «The Blazing Sun», in cui alcuni bambini intenti a giocare si imbattono in un toro ucciso da un colpo vagante sparato dai militari. Kirkus definì il libro «asciutto, impegnativo, memorabile: l’opera di un talento letterario straordinario» e descrisse Lee come «uno scrittore coreano esperto di cui i lettori americani vorranno sapere di più». In inglese, la sua presenza sugli scaffali si limita ancora a poco più di quei due titoli. Toy City è arrivato più lontano: nel 2013 ne sono uscite edizioni vietnamita e cinese, oltre a una traduzione araba; un suo racconto è stato pubblicato in tedesco nell’antologia del 2021 Friedensmorgen.

Ha insegnato alla Mokpo National University e poi nel dipartimento di scrittura creativa della Chung-Ang University, dove è rimasto fino al pensionamento; è stato presidente della Korean Novelists’ Association e ha guidato la società che rende omaggio al romanziere Kim Dong-ri. I premi sono proseguiti anche nei decenni successivi: il primo O Yeong-su Literature Award nel 1993, il Mu-yeong Literature Award nel 2008, lo Yosan Literature Award e, nel 2013, il Bogwan Order of Cultural Merit. Tra i suoi libri più recenti figurano il romanzo Naenghokhan hyeo, le raccolte Mun apeseo e Ureonggaksineun alkka e il primo volume di saggi, Sesangsarigwa soseolsseugi, uno sguardo retrospettivo sui difficili inizi della sua vita.

Il premio dell’Accademia mette il suggello ufficiale su tutto questo. Il 26 giugno 2026 la National Academy of Arts lo ha proclamato vincitore del suo 71° premio per la letteratura; la cerimonia si è tenuta il 7 settembre nella sede dell’Accademia, a Seoul. Il riconoscimento è accompagnato da 50 milioni di won. I resoconti coreani sul premio hanno riassunto la sua opera come una narrativa sulle ferite della divisione e della guerra e sulle persone lasciate indietro dalla modernizzazione, scritta con stile realistico e meticoloso; tra i suoi libri più importanti hanno citato Morae e Barameui jip («La casa del vento»).

È una descrizione calzante, ma lascia fuori il bambino. La scelta più duratura di Lee è stata affidare i decenni più duri del suo paese a un narratore troppo giovane per giudicarli, fidandosi poi dei lettori e lasciando a loro il compito di farlo. Per chiunque si trovi fuori dalla Corea, la porta d’accesso è ancora Yun, fermo ai margini di una città che sembra un giocattolo ma si comporta come tutto fuorché uno.

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