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Haley Heynderickx, la cantautrice folk che ha trasformato la pausa in un metodo

Penelope H. Fritz
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Haley Heynderickx
Haley Heynderickx
Photo: Paul Hudson / CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
Nascita28 maggio 1993
Stockton, California, United States
ProfessioneCantautrice

L’ultima canzone di Seed of a Seed ripete due volte lo stesso verso, quasi che Haley Heynderickx si aspettasse che qualcuno gliene chiedesse conto: «C’è un’arte nell’andarsene». Detto da lei, suona come una difesa. Con il suo album d’esordio aveva trasformato la cantautrice di Portland in una delle voci più amate, seppure in sordina, del folk americano: una chitarrista fingerstyle capace di sdrammatizzare le proprie ansie scherzando sul latte andato a male. Poi è sparita per così tanto tempo che l’attenzione intorno a quel disco ha avuto il tempo di affievolirsi.

Quel silenzio è la chiave della sua carriera, e la domanda che continua a sollevare è se una cantante folk possa sottrarsi ai ritmi imposti dall’industria musicale e riuscire comunque a farsi ascoltare. Finora la sua risposta è stata fare quasi tutto il contrario di quanto prevede un piano di carriera. Il disco con cui ha rotto il silenzio parlava di proteggersi dal rumore. Quello successivo non era nemmeno soltanto suo, e il suo credito più recente compare sull’album di qualcun altro.

Heynderickx è nata a Stockton, in California, il 28 maggio 1993, ma il luogo che l’ha formata è Forest Grove, la cittadina a ovest di Portland, in Oregon, dove è cresciuta in una famiglia filippino-americana; sua madre è nata nelle Filippine. Ha imparato a cantare in chiesa e alle feste di karaoke in famiglia, poi a suonare in pubblico durante le serate open mic di Portland, sviluppando una tecnica fingerstyle influenzata in larga misura da Leo Kottke e John Fahey. Di persona è timida, e ha raccontato della «sudata sindrome dell’impostore» che la assale quando le chiedono di spiegare le proprie canzoni.

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A parlare, però, erano le canzoni. Il suo primo EP, Fish Eyes, è uscito a gennaio 2016 con quattro brani che Jerad Walker, di Oregon Public Broadcasting, avrebbe poi definito «così privi di difese da risultare quasi scomodi da ascoltare». Più o meno nello stesso periodo è nata una lunga amicizia creativa con Max García Conover, cantautore di Portland, nel Maine, con cui ha condiviso l’EP Among Horses III.

Realizzare il primo album è stata quasi un’impresa troppo grande. Heynderickx ha raccontato che ci sono voluti tre tentativi per registrare I Need to Start a Garden. Il primo, alla Pendarvis Farm di Happy Valley, in Oregon, si è interrotto dopo che un cavallo è morto durante una delle sue canzoni: «Ho perso fiducia nelle canzoni e in me stessa». Il secondo, in uno studio tradizionale, l’ha resa troppo preoccupata per il costo orario per riuscire a cantare liberamente. Il terzo si è svolto ai Nomah Studios, uno spazio gestito da amici, con Zak Kimball alla produzione. Mama Bird Recording Co. ha pubblicato l’album a marzo 2018: otto canzoni, trenta minuti e un brano centrale, «Oom Sha La La», che passa in rassegna con allegria la spesa andata a male e contiene il verso da cui il disco prende il nome. Heynderickx ha descritto la canzone come in parte motivazionale e in parte un promemoria a non prendersi troppo sul serio. Un altro brano, «No Face», è ispirato a La città incantata di Hayao Miyazaki. Già a gennaio Stereogum l’aveva inserita tra gli artisti da tenere d’occhio; ad agosto si esibiva al Tiny Desk di NPR, e l’album ha ottenuto un punteggio di 80 su Metacritic.

Ne sono seguiti sei anni senza un nuovo disco: in quel periodo è arrivata la pandemia e, secondo AllMusic, il silenzio si è interrotto soltanto quando Heynderickx si è convinta, «non senza qualche riluttanza», a pubblicare nuova musica. Il singolo «Seed of a Seed» è uscito finalmente a luglio 2024: aveva registrato una prima demo anni prima per l’amico Tré Burt, cantante che continuava a chiederle notizie del brano. Lei l’ha definito «gli ultimi quattro anni della mia vita condensati in una breve canzone». L’album omonimo è arrivato il 1º novembre 2024, ancora per Mama Bird, realizzato con il produttore Andrew Stonestreet e quella che lei chiama la sua «band di jazzisti del cuore»: Daniel Rossi alla batteria, Denzel Mendoza al trombone e Matthew Holmes al basso. Se l’album d’esordio era soprattutto una donna con la sua chitarra, questi arrangiamenti introducono batteria, basso e trombone, e cambiano anche i temi. «Gemini» tratteggia la doppia vita di una musicista in tournée; «Redwoods (Anxious God)» anela al canto degli uccelli, ma si ritrova invece tra «cellulari che squillano, squillano e squillano». Paste gli ha assegnato 8,4 su 10, mentre Pitchfork vi ha colto un’esplorazione delle «ansie interiori e della saggezza che si può ricavare al di fuori dei confini della nostra mente».

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In quel lavoro c’è una tensione che Heynderickx non ha risolto, e sembra esserne consapevole. Le sue canzoni mettono in guardia dall’economia dell’attenzione, mentre il suo sostentamento dipende dal fatto che quell’economia si accorga di lei. In What of Our Nature, l’album pubblicato con García Conover per Fat Possum Records a novembre 2025, la sua canzone «Mr. Marketer» affonda il coltello nel suo stesso mestiere: «L’artista vende foto di nudo tristi di sé stessa / dicendo: “Spero che serva”». Il disco è nato da un anno trascorso dai due a leggere i testi e le biografie di Woody Guthrie; hanno scritto cinque canzoni a testa e le hanno poi registrate su nastro in cinque giorni, in un fienile del Vermont. Pitchfork l’ha definito una «raccolta vivace e seria di protest folk, ispirata all’eredità di Woody Guthrie». Non tutti i critici sono rimasti convinti dalla formula. Seven Days, il settimanale del Vermont, ha osservato che l’alternanza tra i due autori fa sembrare il disco «più assemblato che scolpito», pur lodando le armonie cupe e intuitive che le loro voci creano insieme.

Nel 2026 il duo ha trascorso gran parte dell’anno in tournée con quei brani, con una tappa all’Harbor Stage del Newport Folk Festival il 24 luglio. Nel frattempo Heynderickx ha intrapreso un nuovo percorso. This Bed Was Made For Me, l’album d’esordio di Biita Houdei, cantautrice che aveva aperto un suo concerto nel 2018, è uscito il 18 settembre 2026 per Father/Daughter Records in Nord America e Basin Rock in Europa; per Heynderickx è il primo album da produttrice. È stato registrato in dieci giorni in uno studio ricavato da un garage a Portland, con il produttore e tecnico del suono Sahil Ansari, e Buck Meek dei Big Thief canta nel brano d’apertura. Per un’artista che un tempo non riusciva a portare a termine il proprio disco senza ricominciare da capo due volte, produrre quello di un’amica è una piccola, ma significativa, dichiarazione di fiducia.

Ora torna in tournée da sola. La sua agenzia la presenta come una rara serie di concerti in solitaria, dopo un anno trascorso con García Conover. Si parte il 7 novembre dalla Rockefeller Chapel di Chicago, poi si risale la costa occidentale da San Diego, con due serate all’Aladdin Theater di Portland il 22 e 23 novembre; il tour farà tappa alla Bowery Ballroom di New York il 15 dicembre e si concluderà il 19 dicembre all’Academy of Music di Northampton, in Massachusetts. Non è stato annunciato un terzo album solista e nulla, nella sua storia, lascia pensare che arriverà in fretta: l’ultima volta che è sparita, è tornata con un disco che spiegava perché ne avesse avuto bisogno.

Discografia selezionata

  • I Need to Start a Garden (2018)
  • Seed of a Seed (2024)
  • What of Our Nature (2025)

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