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David Dorfman, il bambino di The Ring che ha lasciato il cinema per la legge

Penelope H. Fritz
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David Dorfman
Nascita7 febbraio 1993
Los Angeles, California, U.S.
ProfessioneAvvocato ed ex attore
Noto perThe Ring, Galaxy Quest, Non aprite quella porta

Per alcuni anni, quando un film americano aveva bisogno di un bambino che sembrasse capire più degli adulti intorno a lui, la parte andava a David Dorfman. In The Ring era Aidan Keller, il ragazzino silenzioso e inquietantemente imperturbabile che guarda la videocassetta maledetta e, nel finale, aiuta la madre a copiarla, chiedendole che cosa succederà alla prossima persona che la vedrà. In Panic era il nipote che un vecchio sicario addestrava pazientemente al mestiere di famiglia. Poi, proprio quando la richiesta di lui era al culmine, fece qualcosa che pochi attori bambini riescono a fare di propria iniziativa: si fermò e si costruì una seconda vita, senza nulla a che vedere con lo schermo.

Dorfman è nato a Los Angeles e aveva già alcune interpretazioni all’attivo a cinque anni. Iniziò con la televisione, prima nel film per la TV Invisible Child e poi nel ruolo del giovane Rupert Holt in Family Law, il legal drama della CBS creato da Paul Haggis e Anne Kenney, dove figurava in un cast guidato da Kathleen Quinlan. Era un lavoro costante, il genere di esperienza che insegna a un bambino a raggiungere i segni sul set e ad aspettare tra una ripresa e l’altra. I ruoli che lo avrebbero definito erano ancora a un paio d’anni di distanza.

Due film usciti nel 2000 mostrarono che cosa i direttori del casting vedevano in lui. In Bounce di Don Roos interpretava Joey Janello, il figlio più piccolo della famiglia che il personaggio di Gwyneth Paltrow si ritrova a tenere insieme dopo un incidente aereo, una piccola presenza ai margini della storia d’amore con Ben Affleck. Panic, il film crime di Henry Bromell presentato in anteprima al Sundance, gli affidò invece un ruolo più insolito. Era Sammy, il figlio del sicario a contratto riluttante interpretato da William H. Macy, e il ragazzo si rivela l’elemento decisivo dell’intera trama: quando il personaggio di Macy scopre che suo padre, interpretato da Donald Sutherland, sta preparando Sammy a diventare il prossimo assassino, finalmente si ribella al vecchio.

Con The Ring la posta in gioco cambiò. Il remake di Gore Verbinski del film horror giapponese del 1998, scritto da Ehren Kruger, affiancò Dorfman a Naomi Watts, Martin Henderson e Brian Cox nel ruolo di Aidan, il figlio di otto anni della giornalista interpretata da Watts. Il successo del film spinse Hollywood a rifare The Grudge e Dark Water negli anni successivi, e il bambino al centro della storia era parte integrante del progetto. L’interpretazione funziona perché Aidan non si comporta quasi mai come un bambino spaventato. È calmo, e proprio quella calma è la minaccia.

L’industria decise in fretta quale fosse il suo ruolo. Nel 2003 interpretò il giovane Dan Dark in The Singing Detective di Keith Gordon, tratto dalla sceneggiatura di Dennis Potter, con Robert Downey Jr. nella parte dell’adulto. In The Texas Chainsaw Massacre di Marcus Nispel era Jedidiah, il ragazzo degli Hewitt che disapprova ciò che fa la sua famiglia e aiuta le vittime a uscire di casa mentre Leatherface è distratto. Lo stesso anno interpretò Charles Wallace Murry, il bambino prodigioso e inquietante del romanzo di Madeleine L’Engle, nel film per la televisione della ABC A Wrinkle in Time, diretto da John Kent Harrison: una prova che gli valse una candidatura agli Young Artist Awards.

The Ring Two arrivò nel 2005 con Hideo Nakata, il regista dell’originale giapponese, dietro la macchina da presa. La storia trasferiva madre e figlio da Seattle ad Astoria e trasformava Aidan da testimone a bersaglio: la bambina morta Samara vuole il suo corpo. La critica fu molto più fredda nei confronti del sequel che del primo film, e il ruolo chiedeva a Dorfman di interpretare un ragazzo svuotato dall’interno, una prova più impegnativa dell’immobilità che lo aveva reso famoso.

È qui che il racconto consueto della sua storia diventa troppo lineare. Gli articoli «che fine hanno fatto?» dedicati a The Ring presentano Dorfman come una star bambina riuscita a scappare, quasi che la recitazione fosse stata una trappola da cui era riuscito a liberarsi. I fatti sono meno drammatici. Dopo il sequel continuò a lavorare: apparve in un episodio di Ghost Whisperer, ebbe una parte secondaria nel ruolo di Emmit, accanto a Owen Wilson, in Drillbit Taylor di Steven Brill nel 2008, il suo ultimo lungometraggio, e recitò in sei episodi della serie horror-comedy Zombie Roadkill con Thomas Haden Church nel 2010. Né la recitazione è stata cancellata dalla sua biografia professionale. Il profilo a lui dedicato presso il National Endowment for Democracy dice ancora che, prima di studiare legge, era «un attore di Hollywood pluripremiato». Il riconoscimento documentato è una candidatura agli Young Artist Awards, non una vittoria, quindi quella formula va oltre quanto attestato dai fatti; eppure compare in un curriculum costruito per una carriera nelle politiche pubbliche, il che lascia intendere che i film siano considerati esperienza, non qualcosa da nascondere.

Ciò che quegli articoli colgono è la rapidità della seconda fase della sua vita. Nato il 7 febbraio 1993, Dorfman fu ammesso alla UCLA a 13 anni, nel 2006, mentre continuava ad accettare ruoli, e si laureò nel 2011 con il massimo dei voti. Nel 2013 Business Insider lo incluse tra gli studenti più brillanti della Harvard Law School e ricordò che era stato ammesso a 18 anni. Il profilo del NED riporta la media perfetta ottenuta alla UCLA e la laurea in legge a Harvard con il massimo dei riconoscimenti, risultati che ne fecero uno dei laureati più giovani nella storia dell’università.

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La carriera legale che ne è seguita si è sviluppata nelle istituzioni federali. Stando al profilo, ha lavorato al Dipartimento di Giustizia, anche nella sua Divisione per la sicurezza nazionale e presso un ufficio del procuratore federale, come fellow di Harvard, e ha trascorso un periodo alla Motion Picture Association of America, dove si è occupato di redigere programmi internazionali di agevolazioni fiscali per il cinema: l’unico punto di contatto tra le sue due vite. Ha svolto attività legale per la Commissione Giustizia del Senato, ha lavorato come avvocato per uno studio legale internazionale a Hong Kong e ha ricoperto il ruolo di consigliere capo della sottocommissione per l’Asia, il Pacifico e la non proliferazione della Commissione Affari esteri della Camera. L’incarico più recente riportato dalle fonti pubbliche, che Wikipedia indicava ancora come attuale nel 2022, è quello di direttore legislativo e consulente legale generale alla Camera dei Rappresentanti, al servizio del vicepresidente della Commissione per l’Energia e il Commercio.

Non è stato annunciato alcun ritorno alla recitazione, e nulla nella sua biografia pubblica lascia pensare che ce ne sarà uno. Così, oggi convivono due David Dorfman: un avvocato sulla trentina che lavora in ambienti dove nessuno lo associa all’horror, e un bambino di otto anni che, ogni volta che qualcuno preme play su The Ring, finisce di copiare la videocassetta e chiede che cosa succederà dopo.

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