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Cédric Pioline, l’ex tennista che ha portato il Masters di Parigi da Bercy a La Défense

Penelope H. Fritz
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Cédric Pioline
Cédric Pioline
Photo: Robbie Mendelson / CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
Nascita15 giugno 1969
Neuilly-sur-Seine, France
ProfessioneDirettore di torneo di tennis
PremiCoppa Davis · Masters di Monte Carlo

Cédric Pioline perse nove finali prima di riuscire a vincerne una, e le due che lo definirono, a New York e a Wimbledon, si conclusero entrambe contro lo stesso uomo, Pete Sampras, senza che il francese conquistasse neppure un set. Oggi Pioline, la cui carriera sembra una lunga sequenza di secondi posti, dirige il torneo che ogni autunno decide chi proseguirà la stagione alle ATP Finals e per chi, invece, si fermerà a Parigi. Alla guida del Rolex Paris Masters, ha spostato la manifestazione da Bercy, la sua unica sede fino ad allora, e ha scommesso sull’arena di rugby di Nanterre per l’evento di punta della federazione francese.

Il tennis entrò nella sua vita grazie a due pallavolisti. Sua madre, Adriana, faceva parte della nazionale rumena arrivata in finale ai campionati del mondo organizzati a Parigi; suo padre, Maurice, giocava nel Racing de Paris, e i due si conobbero durante quel torneo. Il figlio crebbe con un fisico che in seguito sarebbe stato frainteso. Un intervento chirurgico da bambino gli lasciò una gamba più corta di due centimetri rispetto all’altra e una rigidità alle anche che gli dava un’andatura ondeggiante in campo. Nella sua autobiografia, Le Tennis m’a sauvé, raccontò che il tennis era stato ciò che lo aveva allontanato dai piccoli furti durante un’infanzia segnata dal divorzio dei genitori: da bambino rubava fumetti dagli scaffali dei Monoprix di Parigi.

Pioline nacque il 15 giugno 1969 a Neuilly-sur-Seine e diventò professionista nel 1989. Alto e destro, con un rovescio a una mano, raggiunse la sua prima finale a Lione nel 1992, dove perse contro Sampras. La stagione della svolta, il 1993, fu singolare. Giocò cinque finali e non ne vinse nessuna: Sergi Bruguera lo batté a Monte Carlo, Arnaud Boetsch a Tolosa, Jonathan Stark a Bolzano e Sampras, ancora una volta, a Lione. La quinta fu quella degli US Open, dove Sampras vinse 6-4, 6-4, 6-3. Grazie a quelle finali entrò nella top 10, primo giocatore di sempre a riuscirci senza aver conquistato un titolo.

Il primo trofeo arrivò solo nel marzo 1996, a Copenaghen, al decimo tentativo. Quello stesso anno fece parte della squadra francese che vinse la Coppa Davis. Nel 1997 seguì Praga, poi la sua seconda finale del Grande Slam, a Wimbledon, dove Sampras lo batté 6-4, 6-2, 6-4. Nel 1998 raggiunse le semifinali del Roland-Garros, perdendo contro Àlex Corretja, e la finale della Hopman Cup in coppia con Mary Pierce.

Il suo tennis migliore arrivò nella fase finale della carriera. Nel 1999 vinse sull’erba a Nottingham, poi nel febbraio 2000 a Rotterdam contro Tim Henman e, due mesi dopo, conquistò a Monte Carlo il titolo più importante della sua carriera, battendo Dominik Hrbatý 6-4, 7-6, 7-6 in un torneo nel quale aveva perso le finali del 1993 e del 1998. Quell’anno salì al numero 5 del mondo. Nel 2001 vinse per la seconda volta la Coppa Davis con la Francia, due anni dopo aver perso contro Mark Philippoussis l’incontro decisivo della finale del 1999. Cinque titoli in diciassette finali: è questo il bilancio consegnato agli annali.

Quel bilancio è anche l’argomento a suo sfavore, e va detto senza giri di parole. In Francia Pioline era considerato un giocatore di talento che tendeva a smarrirsi nei momenti decisivi, e i numeri danno un certo peso a questa accusa: perse sei partite dopo essere stato in vantaggio di due set a zero, un record che condivide con altri quattro giocatori. Eppure, una parte della sua reputazione nacque da un’interpretazione sbagliata. L’andatura ciondolante e lenta che in televisione veniva scambiata per noncuranza era dovuta a una gamba più corta di due centimetri. Inoltre, entrambe le finali del Grande Slam lo videro affrontare Sampras al massimo della forma, un campione che avrebbe chiuso la carriera con 14 titoli major e battuto sullo stesso palcoscenico avversari molto più decorati. Il finale fu poco romantico. Nell’agosto 2002, testa di serie numero 13 nelle qualificazioni degli US Open e a pochi metri dal campo della finale del 1993, contestò la chiamata di un giudice di linea e assegnò un ace al suo avversario, poi si ritirò dalla partita contro Marco Chiudinelli. Quell’anno smise di giocare nel circuito.

La sua seconda carriera cominciò all’interno delle istituzioni del tennis. Dal 2003 al 2009 fu co-direttore del torneo indoor di Parigi a Bercy e, dal 2007 al 2009, responsabile del settore maschile di alto rendimento della federazione francese. Diventò una voce familiare su France Télévisions, Orange sport e L’Équipe 21 e, dal 2019, su Eurosport, mentre dal 2011 conduce le interviste in campo al Roland-Garros. Tra ottobre 2015 e aprile 2018 fu vicecapitano di Yannick Noah in Coppa Davis, in un periodo che comprese il titolo francese del 2017. Non tutte le sue apparizioni pubbliche andarono a segno: nel 2011 partecipò su TF1 alla seconda stagione di Danse avec les stars con Katrina Patchett e fu il primo concorrente eliminato.

Nel febbraio 2022 la federazione francese lo nominò direttore del Paris Masters, al posto di Guy Forget. La decisione destinata a segnare il suo mandato arrivò nel 2025, quando il torneo lasciò Bercy, dove si disputava dal 1986, per trasferirsi alla Paris La Défense Arena. Il campo centrale può ora accogliere 17.500 persone e le presenze sono salite dalle 176.000 del 2024 alle 220.000. Jannik Sinner ha battuto Félix Auger-Aliassime nella prima finale disputata nella nuova sede, e per la prima volta la manifestazione ha ospitato il tennis in carrozzina. «Avevamo detto che il Rolex Paris Masters stava entrando in una nuova era e credo che ora si possa dire che la scommessa è stata vinta», ha dichiarato Pioline in seguito. È stato altrettanto franco sui costi: ha spiegato ai giornalisti che una sede più grande non aveva significato maggiori profitti, con spese che andavano dalle nuove tribune ai 9.000 metri quadrati di tende necessarie per separare i campi.

La 40ª edizione, in programma dal 2 all’8 novembre 2026, è quella che definisce l’anno della conferma. Nel frattempo l’arena ha cambiato nome in Plenitude Arena e, a fine settembre, è stata acquistata da Live Nation; Pioline ha dichiarato che il contratto decennale della federazione, firmato a partire dal 2025, non gli desta particolari preoccupazioni. Ha promesso interventi sulla principale telecamera televisiva grandangolare, un settore separato da 500 posti per il Court 1 e posti a 19,86 euro in omaggio all’anno di fondazione. Il campione in carica Sinner si è ritirato per infortunio, lasciando in cima al tabellone Carlos Alcaraz, Alexander Zverev e Novak Djokovic. La finale dell’8 novembre dirà se la scommessa sul trasferimento è diventata una consuetudine per Parigi, proprio ciò che la carriera da giocatore non gli ha mai concesso del tutto: una domenica che si conclude con il trofeo.

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