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Benoît Saint Denis, l’ex soldato delle forze speciali che vince solo prima del limite

Penelope H. Fritz
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Benoît Saint Denis
Benoît Saint Denis
Photo: Gowdu59 / CC0, via Wikimedia Commons
Nascita18 dicembre 1995
Nîmes, France
ProfessioneLottatore di arti marziali miste
PremiCroce del Combattente

Nessun incontro di Benoît Saint Denis si è mai concluso con i giudici che gli assegnassero la vittoria leggendo i cartellini. Avanza, incassa tutto quello che gli arriva addosso, spinge l’avversario contro la gabbia e continua a lavorare finché qualcuno non ferma il match. È questo stile ad aver trasformato un ex commando francese nel peso leggero per cui il suo Paese si alza prima dell’alba, e ad averlo portato nella top five della divisione più competitiva della UFC. Ma, per la crudele aritmetica di questo sport, è anche il motivo per cui le sue prove più dure si sono concluse anzitempo e con una sconfitta.

La sua strada verso la gabbia partiva da tutt’altra parte. Prima ancora di avere un record da professionista, Saint Denis aveva prestato servizio nei paracadutisti della fanteria di marina delle forze speciali francesi, nel reggimento di stanza nei pressi di Bayonne, ed era stato inviato in Mali come operatore. Si avvicinò alle arti marziali miste per affinare le proprie capacità nel combattimento ravvicinato; nel giro di pochi mesi vinse un torneo amatoriale oltre confine, a San Sebastián, e cominciò a chiedersi se quella passione potesse diventare un lavoro. Dopo aver lasciato l’esercito, al termine di cinque anni di servizio, si diede due anni di tempo e mise da parte i propri risparmi per arrivare alla UFC.

La storia della sua famiglia passa per le caserme. Saint Denis, il maggiore di cinque fratelli, nacque a Nîmes nel dicembre 1995, figlio di un ufficiale dell’esercito che praticava judo e di una madre insegnante. La famiglia seguì i trasferimenti del padre tra Francia e Germania, e il judo accompagnò il ragazzo: iniziò a otto anni e continuò fino a conquistare la cintura nera. Nel 2017, il servizio militare gli valse la Médaille de la Reconnaissance de la Nation e la Croix du Combattant. Il soprannome arrivò più tardi: glielo suggerirono i fratelli dopo la sua terza vittoria da professionista. God of War è rimasto, perché lega il combattente al soldato.

Il percorso professionistico passò per Daniel Woirin, l’allenatore francese che aveva lavorato all’angolo di Anderson Silva e Lyoto Machida e che lo selezionò tra una trentina di aspiranti durante un provino nel settembre 2018. Saint Denis passò professionista all’inizio dell’anno successivo, vinse sei incontri in undici mesi e rimase imbattuto dopo otto successi per finalizzazione, metà dei quali nella Brave CF, dove era il principale contendente dei superleggeri quando arrivò la chiamata della UFC. Il suo debutto, accettato con poco preavviso a UFC 267 nell’ottobre 2021, fu una sconfitta ai punti contro Elizeu Zaleski dos Santos nei pesi welter. Resta l’unico incontro professionistico in cui i giudici abbiano dovuto decidere l’esito.

Sceso nei pesi leggeri, diventò un avversario di tutt’altra caratura. Nel giugno 2022 sottomise Niklas Stolze; a settembre fermò Gabriel Miranda al primo evento UFC mai organizzato a Parigi, diventando il primo francese a vincere in una card UFC nel proprio Paese. L’estate successiva sottomise Ismael Bonfim al primo round. Thiago Moisés cedette al secondo, davanti a un altro pubblico parigino, mentre a UFC 295, nel novembre 2023, Matt Frevola fu messo KO in meno di un round. Cinque vittorie consecutive prima del limite gli valsero un posto in classifica e un avversario di primo piano.

Poi arrivò il limite, per due volte. Contro Dustin Poirier, nel co-main event di UFC 299 a Miami, nel marzo 2024, si aggiudicò il primo round, perse lucidità e fu messo KO nel secondo. In Francia circa 600.000 spettatori avevano puntato la sveglia alle sei del mattino: un record per questo sport nel Paese. In seguito Saint Denis disse di essersi presentato all’incontro in condizioni fisiche non ottimali. Sei mesi dopo, nel main event di Parigi contro Renato Moicano, perse quando il medico fermò il combattimento alla fine del secondo round a causa dei danni all’occhio destro. Le due sconfitte misero in luce ciò che i video delle sue imprese non mostrano. Un combattente che accetta i contrattacchi come parte del proprio piano scommette di spezzare l’avversario per primo, ma i pesi leggeri d’élite non cedono a comando. Cambiò allenatore capo e passò a Nicolas Ott, che allena anche Nassourdine Imavov.

La versione rinnovata di Saint Denis vinse quattro incontri in nove mesi. A UFC 315, nel maggio 2025, Kyle Prepolec, chiamato all’ultimo momento, fu costretto alla resa da uno strangolamento a triangolo con il braccio. A settembre, di nuovo a Parigi, Maurício Ruffy cedette a una presa al volto. A UFC 322, a novembre, Beneil Dariush durò sedici secondi: aveva mancato il peso e consegnò al francese un quarto del proprio compenso. A Sydney, il 1° febbraio 2026, Saint Denis fermò Dan Hooker al secondo round e salì al quinto posto in classifica, il più alto mai raggiunto. MMA Junkie ha contato nove sue vittorie per finalizzazione in UFC dal 2022: più di chiunque altro nel roster.

Quello che è successo dopo rappresenta il momento di svolta della sua carriera, finora. Gli fu proposto Michael Chandler per la card UFC alla Casa Bianca di giugno, ma rifiutò: spiegò che quattro incontri in nove mesi gli avevano lasciato bisogno di recuperare. Scelse invece Paddy Pimblett, nel co-main event di UFC 329 a Las Vegas, l’11 luglio. L’incontro durò cinquantadue secondi. Pimblett lo intrappolò in una cravatta peruviana, infliggendogli la prima sconfitta per sottomissione della carriera professionistica; ora Saint Denis occupa il settimo posto.

Fuori dalla gabbia, la Francia ha deciso comunque di considerarlo un personaggio pubblico. Per una parte del 2025 ha girato The Arena, il talent competitivo di Netflix lanciato il 30 settembre, insieme a Ciryl Gane e Cédric Doumbé: i tre allenavano 38 combattenti amatoriali in corsa per 100.000 euro e un contratto da professionisti. In Street Fighter, l’adattamento di Kitao Sakurai uscito nelle sale francesi il 14 ottobre, dà la voce francese a Zangief, interpretato sullo schermo da Olivier Richters. Nel 2024 è uscita la sua autobiografia a fumetti, Benoît Saint Denis, God of War, e la sua immagine compare nei videogiochi UFC di EA Sports. Fa il suo ingresso sulle note di un canto dei commando francesi montato insieme a «Seine Saint-Denis Style» dei Suprême NTM: un brano che, per coincidenza, porta il suo cognome.

Ha sposato Laura, ex nazionale francese di futsal, una settimana prima della sua prima vittoria a Parigi; oggi lei è la sua agente e si occupa dei suoi sponsor. Hanno una figlia, nata nel luglio 2023, e un figlio, nato nell’agosto 2025. Saint Denis parla apertamente della propria fede cattolica, e l’esercito non è mai uscito del tutto dalla sua vita: nel 2024, su richiesta delle Forze armate, è diventato padrino della squadra militare francese di MMA e ha sostenuto associazioni benefiche per i soldati feriti.

A trent’anni, con un record di 17-4 e tutte le vittorie ottenute prima del limite, non ha un avversario già fissato e ha detto ai suoi follower di essere tornato in palestra. Il prossimo nome che la UFC metterà dall’altra parte della gabbia dirà se la promozione vede ancora in lui un contendente, oppure il modo più affidabile per scoprire quanto vale qualcun altro.

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