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Anna Yamada, l’Asirpa di Golden Kamui che il Giappone vuole sempre lucida e in disparte

Penelope H. Fritz
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Anna Yamada
Anna Yamada
Photo via The Movie Database (TMDB)
Nascita8 gennaio 2001
Kōnosu, Saitama, Giappone
ProfessioneAttrice
Noto perGolden Kamui, Suicide Forest Village, Liverleaf
PremiPremio come miglior esordiente al Festival del cinema di Yokohama, Little Love Song · TAMA Film Award come migliore attrice emergente, Mountain Woman · Nikkan Sports Film Award come migliore attrice non protagonista, Golden Kamuy and Faceless · Premio dell’Accademia giapponese · Nippon Rising Star Award di Nippon Connection, New Group

Nei film di Golden Kamui, gli uomini vogliono l’oro. Asirpa, il personaggio di Anna Yamada, vuole che si ricordino a chi apparteneva. È il ruolo che il cinema e la televisione giapponesi continuano ad affidarle: l’unica persona nell’inquadratura che vede le cose con chiarezza, mentre tutti intorno a lei perdono la bussola. Che si tratti di un blockbuster su detenuti tatuati, di un villaggio di montagna colpito dalla carestia o di un cortile scolastico dove gli studenti si mettono a quattro zampe e costruiscono una piramide umana che nessuno aveva chiesto. La domanda che oggi la sua carriera le pone è se l’attrice che appare come il calmo centro di una storia possa anche essere quella che la manda in frantumi.

È nata e cresciuta a Kōnosu, nella prefettura di Saitama, a nord di Tokyo, ed è entrata nel mondo dello spettacolo da una porta laterale. A dieci anni partecipò alle selezioni Ciao Girl organizzate dalla rivista manga per ragazze Ciao, a suo dire perché il primo premio era una console portatile Nintendo che desiderava. Vinse, firmò un contratto con l’agenzia Amuse e, nei primi anni dell’adolescenza, posò per le pagine della rivista.

Il suo primo ruolo televisivo arrivò nel 2013, nel poliziesco di TBS Keiji no Manazashi, quando aveva dodici anni. Per più tempo rispetto alla maggior parte degli attori bambini, però, considerò la recitazione un’attività da sbrigare dopo i compiti. Ha raccontato di aver studiato cinque o sei ore ogni sera per gli esami di ammissione alle superiori, con l’obiettivo di entrare in una selettiva scuola femminile della prefettura, e di aver deciso di fare l’attrice di professione solo al terzo anno. A quel punto si trasferì in una scuola per corrispondenza con un indirizzo dedicato allo spettacolo. Sul set di Wilderness di Yoshiyuki Kishi, una direttrice del casting le disse che un’attrice deve mostrare anche le parti brutte, non soltanto quelle belle. Yamada cita ancora quella frase, e i suoi primi film sembrano il percorso di chi l’ha presa alla lettera.

Il suo primo ruolo da protagonista al cinema fu Liverleaf, tratto dal manga di vendetta di Rensuke Oshikiri su una ragazza tormentata dai compagni in un villaggio sepolto dalla neve: il film non lesinava sul sangue. Nello stesso anno arrivò il suo primo ruolo da protagonista in televisione, in A Little Room for Hope, nei panni di una quattordicenne costretta a vivere nascosta insieme al giovane che l’aveva portata via. Prima ancora della messa in onda, la serie finì al centro di una disputa tra emittenti: TV Asahi rinunciò a trasmettere il drama di ABC nella regione del Kantō pochi giorni prima del debutto, dopo le critiche secondo cui il manga originale romanticizzava un rapimento. ABC andò invece in onda nel Kansai e il produttore insistette sul fatto che la serie non intendesse in alcun modo glorificare il sequestro.

In seguito arrivarono i ruoli più leggeri. Little Love Song, il film di Kojiro Hashimoto su una band liceale, con Hayato Sano e Gordon Maeda, le valse il premio come miglior esordiente al Yokohama Film Festival. Il film che cambiò il modo in cui i critici guardavano a lei fu diretto da Takeshi Fukunaga, regista di Ainu Mosir. In Mountain Woman, ispirato a The Legends of Tono di Kunio Yanagita, interpretava Rin, una giovane donna in fuga dal suo villaggio affamato, che trova rifugio nella foresta; al suo fianco c’erano Mirai Moriyama e Masatoshi Nagase. Il film partecipò al Tokyo International Film Festival, arrivò a Karlovy Vary e le fece vincere il TAMA Film Award come miglior attrice emergente. Più o meno nello stesso periodo debuttò a teatro con On Summer Sand.

Poi arrivò Asirpa. Golden Kamui di Shigeaki Kubo la affiancò a Sugimoto, interpretato da Kento Yamazaki: un veterano di guerra sulle tracce di un tesoro d’oro Ainu rubato attraverso l’Hokkaido. Yamada era la ragazza Ainu le cui conoscenze del territorio gli salvavano la vita. Il film diventò una serie per WOWOW e poi Golden Kamui – L’attacco alla prigione di Abashiri di Kenji Katagiri, uscito nelle sale giapponesi a marzo 2026 e arrivato su Netflix a luglio. Nella stessa stagione seguì il thriller Faceless di Michihito Fujii, con Ryusei Yokohama. I due film le valsero il Nikkan Sports Film Award come miglior attrice non protagonista, che accettò dicendo che in questo lavoro non esiste una risposta giusta, e il premio Newcomer of the Year ai Japan Academy Film Prize, oltre a una candidatura come miglior attrice non protagonista per Faceless.

Quest’ultimo riconoscimento mette in luce una contraddizione scomoda. Quando l’Academy la definì un’esordiente, lavorava già davanti alla macchina da presa da oltre un decennio, e l’industria da tempo tendeva a incasellarla come la ragazza seria, la vittima o la testimone, raramente come il personaggio che fa avanzare la trama. Asirpa ha reso il problema ancora più evidente. Nel manga di Satoru Noda è una ragazzina; quando uscì il primo film, Yamada aveva superato i vent’anni e ha raccontato di essersi preoccupata per le differenze di età e statura prima di decidere che quel ruolo spettava a lei. La sua interpretazione ha convinto la maggior parte degli spettatori, ma l’ha anche fissata nel ruolo che l’industria preferiva già affidarle: la ragazza dallo sguardo lucido, un po’ in disparte mentre gli uomini combattono.

I suoi lavori successivi sembrano un tentativo deliberato di disperdere quell’immagine. Ha prestato la voce alla sirena in ChaO, il film di Studio 4°C diretto da Yasuhiro Aoki che ha vinto il Premio della Giuria nel concorso dei lungometraggi di Annecy, e ha ammesso che il lavoro la rendeva nervosa. È stata protagonista della serie NHK In Lilac Bloom, The Path to a Veterinarian, nel ruolo di una studentessa di veterinaria a Hokkaido, ha condiviso il ruolo principale in No Matter What, I Love You di Ryuichi Hiroki con Kento Nagao e ha interpretato l’eroina di Synanthrope per TV Tokyo. A giugno 2026 è uscito in Giappone New Group di Yuta Shimotsu, con Yamada nei panni di Ai, una studentessa introversa in una scuola inghiottita da una piramide umana; con lei c’erano Yuzu Aoki e Pierre Taki nel ruolo del preside. Pochi giorni prima, a Francoforte, il festival Nippon Connection le aveva conferito il premio Nippon Rising Star. Dal palco, scherzando a metà, aveva chiesto al pubblico di darle, per favore, del lavoro.

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Il lavoro non è mancato. Ora è nel drama del sabato sera di Nippon TV Hakone Ekiden: Our Story, accanto a Yo Oizumi e Sairi Ito, nel ruolo di Chika Toyama, una giovane assistente alla regia che sognava i programmi di varietà e si ritrova invece a occuparsi della trasmissione della staffetta. Una nuova serie di Golden Kamui, dedicata alla caccia che prosegue fino a Sakhalin, dovrebbe debuttare a gennaio 2027. Il 19 febbraio, Prime Video distribuirà in tutto il mondo la commedia d’azione di Yugo Sakamoto Super Mob Ninja, con Yamada protagonista al fianco di Yuki Yamada. Un film di Sakamoto è l’ambiente meno limpido in cui si sia mai trovata, e forse è proprio per questo che ha accettato.

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